mercoledì 26 settembre 2007

Verso nuove frontiere umanitarie

Da www.nessunotocchicaino.it

Al Segretario Generale delle Nazioni Unite

Noi, sottoscritti, pensiamo che l'umanità deve andare avanti e che l'abolizione della pena di morte non è solo una necessità dell'individuo, il rafforzamento ulteriore della sua sfera di inviolabilità, ma sempre più una necessità storica e universale, il punto di approdo della nostra epoca, il punto di incontro di civiltà diverse.
Dopo l'abolizione della schiavitù e l'interdizione della tortura, il diritto a non essere uccisi a seguito di una misura giudiziaria dev'essere un altro comune denominatore, una nuova e irriducibile dimensione dell'essere umano che fa di tutti noi un'unica comunità.
Noi, sottoscritti, chiediamo alle Nazioni Unite di liberare la Comunità internazionale da questo anacronismo e di stabilire una moratoria universale delle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte.

"Si può vivere,

si può morire,

ma nessuno

dovrebbe vivere

aspettando di morire"

Fernando Eros Caro, condannato a morte da 20 anni San Quentin California USA
da "POETI DA MORIRE" a cura di Marco Cinque
Giulio Perrone Editore

martedì 25 settembre 2007

Confini e dintorni

Confini geografici e culturali, tra lingue, forme e generi espressivi.
Tra realtà ed immaginazione.

Il confine traccia una separazione, ma allo stesso tempo invita al dialogo tra le parti vicine. Dovrebbe stimolare all’apertura, incoraggiare lo scambio e promuovere la reciproca fecondazione in una società che è addirittura arrivata a concepire il concetto di "non-luogo": uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico. Territori di transito, affollati crocevia, spazi di “passaggio” dell'umanità.
Luoghi senza memoria e privi di un’identità etnica.

Oggi alle migrazioni di massa, un fatto non nuovo nella storia dell’umanità, si affianca il rapido fluire delle immagini mass-mediatiche, creando un nuovo ordine di instabilità nella produzione delle espressioni soggettive e mettendo in crisi quelle teorie che continuano a basarsi sulla rilevanza dello stato nazionale come fattore chiave dei più rilevanti mutamenti sociali.

Non resta allora che utilizzare uno dei migliori strumenti che l’uomo abbia in suo possesso: gli occhi.
E osservare i confini. Indagarli e descriverli, cercarli e definirli in quei mutamenti sociali, politico-geografici, letterari, culturali e linguistici che vivono intorno a noi.

Provare insomma a essere non solo narratori ma anche sociologi del nostro tempo.

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva