giovedì 22 gennaio 2009

UBIK l'evasore fiscale.



« Io sono Ubik. Prima che l'universo fosse, io ero. Ho creato i soli. Ho creato i mondi. Ho creato le forme di vita e i luoghi che esse abitano; io le muovo nel luogo che più mi aggrada. Vanno dove dico io, fanno ciò che io comando. Io sono il verbo e il mio nome non è mai pronunciato, il nome che nessuno conosce. Mi chiamo Ubik, ma non è il mio nome. Io sono e sarò in eterno »
(Philip Dick, Ubik)


Chi è Ubik?

Dove sta Ubik?


Ubik dal latino ubiquitate, ‘onnipresenza’.


Ubik è anche tra noi. Alla luce del sole.

Magari sotto le mentite spoglie di un italiano furbetto qualunque, ha assunto le sembianze di un evasore ICI grazie all'abolizione dell'imposta sulle "prime" case.

Un cambio di residenza fittizio e il gioco è fatto. Vivi, lavori in un luogo e risiedi ufficialmente in un altro. Al mare, in montagna, in un bella città d'arte... L'equazione impossibile dell'ubiquità trova così soluzione nella furbilandia tricolore.

Negli ultimi mesi si è occupata del problema l’Agenzia delle Entrate, che lo considerava già un fattore d’evasione quando esisteva una semplice differenza d’aliquota, figuriamoci ora che consente l’evasione totale dell’imposta.


Poi il lamento è diventato un coro, quello dei comuni ad alta percentuale di seconde case per motivi turistici:



Infine anche i professionisti del settore demografico iniziano a valutare le conseguenze del fenomeno a cui hanno dedicato addirittura un recente Convegno Nazionale, i cui atti recitano tra l'altro:
"Il vantaggio economico che ne può trarre aggirando la norma può arrivare fino a 18mila euro. I casi elaborati di risparmio si riferiscono a: abolizione dell’Ici, utenze scontate, permessi parcheggi, esenzioni ticket sanitario, imposta di registro ridotta, tasse universitarie, tia (tariffa di igiene ambientale), rimborsi spese per particolari incarichi politici, agevolazioni creditizie per mutuo e IVA ridotta su acquisto prima casa, detrazioni per interessi passivi e oneri, detrazioni per intermediazione immobiliare, Irpef e tante altre casistiche…"


Eppure, malgrado la crisi imporrebbe il recupero della più piccola risorsa economica, per far fronte alle esigenze di chi è in grossa difficoltà, tutto questo rimane inascoltato.


Ubik dunque meschina incarnazione reale di una idea di Fantascienza rende concreto il rischio che la sorte degli onesti in questo paese sia di riflesso profetizzata da quel

« Io sono vivo, voi siete morti » del romanzo di P.K.Dick.
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martedì 20 gennaio 2009

La verità a cavallo del muro

Da QUI appuntidalpresente un brano della testimonianza di Ury Avner, fondatore di Gush Shalom sulle ragioni culturali del conflitto israeliano palestinese:

"...Ogni guerra genera paura, odio, sfiducia, pregiudizi, demonizzazioni. A maggior ragione una guerra che dura da generazioni. Ciascuno dei due popoli ha prodotto una sua versione della storia. E tra le due versioni, israeliana e palestinese, non vi è la benché minima somiglianza. Ciò che un bambino israeliano e un bambino palestinese apprendono del conflitto fin dai primi anni di vita - a casa, all’asilo, a scuola, dai mezzi di comunicazione di massa - è del tutto differente.



Com’è possibile riappacificare due popoli stretti nella morsa di due storie contraddittorie e apparentemente inconciliabili?

Sicuramente non attraverso manovre diplomatiche, che possono alleggerire la situazione solo in via temporanea, ma da sole non sono in grado di porre fine al conflitto.

La storia del trattato di Oslo dimostra che un accordo che ignora le radici del conflitto, che affondano delle menti dei due popoli, non è altro che un temporaneo cessate il fuoco.
La pace è uno stato mentale.

Il compito principale il processo di pace è mentale e consiste nel fare in in modo che i due popoli, e ogni individuo al loro interno, vedano la propria storia sotto una nuova luce e, cosa ancora più importante, comprendano la storia dell’altro.
Che interiorizzino il fatto che le due storie non sono altro che le due facce di una stessa medaglia. Si tratta fondamentalmente di una
impresa educativa che, in quanto tale, pone enormi difficoltà, perché i primi a farsene promotori devono essere gli insegnanti, che a loro volta sono imbevuti dell’una o dell’altra visione del mondo.

Lasciate che vi racconti un piccolo aneddoto.
Rachel stava spiegando alla sua classe la storia di Abramo che, a Ebron, compra un pezzo di terra da Efron, suo proprietario, per seppellirvi la moglie Sara. Dapprima Efron si offre di cedergli il terreno gratuitamente e solo dopo molte suppliche propone
un prezzo, 400 sicli d’argento, dicendo: “Che cosa è mai tra me e te?” (Genesi 23).
Rachel spiegò i suoi alunni che è così che si conducono gli affari tra i beduini nel deserto, ancora oggi. Tirare fuori il prezzo subito è considerato da villani: l’oggetto della transazione dev’essere prima offerto come un dono. Così il rapporto commerciale diviene cortese e la vita più civile. Durante l’intervallo Rachel chiese all’insegnante dell’altra sezione come aveva spiegato l’episodio ai suoi alunni.
“Semplice” fu la risposta. “Ho detto che si tratta di un tipico
esempio di ipocrisia araba. Non si può credere a una sola parola di quello che dicono. Prima ti offrono un regalo e poi ti chiedono un prezzo esorbitante!”

Perché la pace sia possibile è necessario cambiare un’intera mentalità".

mercoledì 14 gennaio 2009

Furori prossimi venturi



...Un uomo spodestato, una famiglia sul lastrico, un catenaccio rugginoso che scricchiola sullo stradone che conduce nel west. Io ho perso il mio pezzo di terra; me l'ha preso la trattrice.
Sono rovinato, solo, esterrefatto.
E la notte la famiglia s'attenda sulla proda del fosso; e un'altra famiglia rriva e rizza la tenda. I due uomini s'accoccolano sui talloni, e le donne e i bambini stanno ad ascoltare.
Il nodo è qui, o voi che avete paura del mutamento in atto, che tremate all'idea di una rivoluzione! Impedire, impedire dovete a tutti i costi, che i due spodestati s'accoccolino l'uno accanto all'altro. Instillare in ciascuno di loro l'odio reciproco, la paura, la diffidenza. Perchè allora non si tratta più di "Io ho perso il mio pezzo di terra."
La cellula si biparte e genera quel "Noi abbiamo perso il nostro pezzo di terra" che v'illividisce.
Qui è il pericolo: perchè due uomini insieme sono sempre meno perplessi di un individuo solo.
E da questo primo "noi "trae origine un altro, e maggiore, pericolo che è rappresentato dalla somma dei due termini "Ho qualcosa da mangiare" e "Non ho qualcosa da mangiare."
Se il totale dà "Abbiamo qualcosa da mangiare" la valanga s'avvia, il movimento prende una direzione.
Ora basta una piccola moltiplicazione per far sì che questa terra e questa trattrice diventino nostre...

Questo l'obiettivo che dovete bombardare: questa transizione dall'"io" al "noi".

Se voi, che possedete le cose che le masse hanno bisogno assoluto di detenere, poteste rendervi conto di questa realtà, allora sareste in grado di salvarvi...
Ma non ne siete assolutamente capaci. perchè il possesso vi congela in altrettanti "io" e vi aliena il "noi"...


(da "The Grapes of Wrath" di J. Steinbeck)

martedì 13 gennaio 2009

Satirycon 2009

Sarà che le feste son finite da poco, lasciandosi dietro la solita scia di silente depressione...

Sarà che la dose giornaliera di cacao e dolciumi assunta nelle ultime settimane è diminuita drasticamente creando un indesiderato "effetto metadone"...

Sarà che nel paese dei balocchi la Befana di Arcore regala Alitalia ai capitani di Cai...

Sarà che i "signori della guerra" hanno riscritto sulle nuove tavole "fine guerra mai"...



Sarà perchè a volte viene voglia di sorridere e non se ne trova facilmente il motivo che mi va di segnalarvi dei calendari.


No, niente veline o commesse, calciatori o starlette.

Solo inchiostro e vignette!

Quelli di:



1-Mauro Biani & Paparazzin

2-Vauro for Emergency

3-Vukic

4-Gianfalco

5-Trinacria Comics

6-Umberto Romaniello


foto in Creative Commons da http://www.flickr.com/photos/zen/

lunedì 12 gennaio 2009

A Fabrizio il poeta



Dedicato a un poeta.
A chi ha scritto e cantato anche per chi non ha voce.
Alle prostitute dalla bocca di rosa e dagli occhi color di foglia, ai fannulloni, alle "princese", ai rom in mezzo al piscio e al cemento, ai morti in guerre e faide a loro estranee, agli amanti clandestini e agli innamorati alla luce del sole, ai "bombaroli" e agli assassini incolpevoli, ai suonatori, alle passanti, ai pescatori e portatori di "buone novelle", a chiunque si muova in direzione ostinata e contraria e alle anime salve tutte...dedico questo racconto-cover ispirato al testo di Don Raffaè.

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foto concessa in Creative Commons da http://www.flickr.com/photos/nicolatbr/

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva