sabato 24 aprile 2010

25 Aprile: ora e sempre Resistenza!


"...Di che massacri immaginari non sono mai responsabili la noia e l'ozio della provincia? È come infatti se la pietra del marciapiede antistante debba essere squarciata all'improvviso dall'esplosione di una mina di cui il piede del forestiero, dell'ignaro, sia in procinto di urtare inavvertitamente il detonatore. Oppure come se una rapida sventagliata della mitragliatrice fascista che sparando appunto di lì, da sotto il portico del Caffè della Borsa, in una notte di dicembre del 1943 abbattè lungo il medesimo marciapiede undici cittadini, possa far compiere anche all'incauto passante l'identica breve, orribiledanza tutta sussulti e contorsioni che nell'attimo della morte senza dubbio compirono, prima di cadere esanimi uno sull'altro, coloro che la Storia ha da anni consacrato quali le prime vittime in ordine di tempo della guerra civile italiana."

da "Una notte del '43" in Cinque storie Ferraresi di G. Bassani
nella foto una inquadratura del film "La lunga notte del '43" di F. Vancini

Guerra civile si, una guerra alla quale la gioventù moralmente sana di questo paese si sentì chiamata nelle formazioni partigiane.Una guerra non dichiarata ma combattuta e subita anche dalle popolazioni civili attraverso gli eccidi e le rappresaglie nazifasciste. Una guerra con due parti in lotta che nessuno potrà mai storicamente mettere sullo stesso piano etico. A dispetto di qualsiasi revisionismo ingenuo o prezzolato che sia.

E a coloro che ne considerano superato il valore, e anche a quelli per cui l'antifascismo è ormai solo un esercizio retorico, ricordo le parole scritte dal gappista Giovanni Pesce nella prefazione al suo memoriale dal titolo "Senza tregua":

"Che è rimasto dell'eroismo degli uomini"? Soltanto la cara memoria dei martiri e il ricordo dei migliori? Gli uomini creano e scompaiono. E le loro opere? E l'opera più solida è l'Italia antifascista, la pace e la fratellanza dei popoli. E' l'opera dei protagonisti di "Senza Tregua". Tocca ai giovani continuare la resistenza."


Era il 1967, ma a volte sembra mille anni fa.

CLICCA QUI per il programma dei festeggiamenti nelle varie regioni italiane.

venerdì 23 aprile 2010

Il giorno dei libri e delle rose

Un giorno in cui gli uomini fanno omaggio di una rosa alle donne ricevendo in cambio un libro.

In una città che si riempie di bancarelle con libri di ogni genere e dove le librerie rimangono aperte fino a notte fonda, mentre si susseguono una serie infinita di eventi spettacoli e presentazioni di libri...


Nessun dubbio, non siamo in Italia, ma a Barcellona per la Festa di San Giorgio il 23 Aprile ovvero la Giornata Mondiale del libro. La collocazione nel calendario trae origine dal 23 Aprile del 1616, giorno in cui morirono contemporaneamente Cervantes, Shakespeare e Garcilaso De la Vega.


Quest'anno il tema dominante suggerito dall'Unesco sarà quello del libro come strumento per l'avvicinamento e il dialogo interculturale
In fotoin CC da nadia the witch le rose di Sant Jordi.

giovedì 22 aprile 2010

L'ombra di Montalbano

Una nuova notizia di biodiversità a rischio giunge dalla Sicilia.
Quelle monumentali sculture della natura che sono i secolari esemplari di olivo saraceno, sembrano sempre più in pericolo d'estinzione. Tornano in mente le righe ispirate a Camilleri da quelle magnifiche presenze arboree che hanno contrassegnato per secoli il paesaggio dell'isola...


"Pareva un àrbolo finto, di teatro, nisciùto dalla fantasia di un Gustavo Doré, una possibile illustrazione per l'Inferno dantesco. I rami più bassi strisciavano e si contorcevano terraterra, rami che, per quanto tentassero, non ce la facevano a issarsi verso il cielo e che a un certo punto del loro avanzare se la ripinsavano e decidevano di tornare narrè verso il tronco facendo una specie di curva a gomito o, in certi casi, un vero e proprio nodo. Poco doppo però cangiavano idea e tornavano indietro, come scantati alla vista del tronco potente, ma spirtusato, abbrusciato, arrugato dagli anni. E, nel tornare narrè, i rami seguivano una direzione diversa dalla precedente. Erano in tutto simili a scorsoni, pitoni, boa, anaconda di colpo metamorfosizzati in rami d'ulivo. Parevano disperarsi, addannarsi per quella magarìa che li aveva congelati, "canditi", avrebbe detto Montale, in una eternità di tragica fuga impossibile. I rami mezzani, toccata sì e no una metrata di lunghezza, di subito venivano pigliati dal dubbio se dirigersi verso l'alto o se puntare alla terra per ricongiungersi con le radici."
da "La gita a Tindari", di Andrea Camilleri, (Ed. Sellerio Editore Palermo)
Foto di Leonardo Caforio concessa in CC da Zunardu

mercoledì 21 aprile 2010

2763 primavere


Tra mito, leggenda e storia.
Più gloriosa e magnifica quella antica rispetto all'attuale.
Sempre e comunque immortale. Buon compleanno alla mia città.
Auguri Roma.



S.P.Q.R. di G.G.Belli

Quell'esse, pe, cu, erre, inarberate
Sur portone de guasi oggni palazzo,
Quelle sò quattro lettere der cazzo,
Che nun vonno dì gnente, compitate.

M'aricordo però che da ragazzo,
Quanno leggevo a fforza de fustate,
Me le trovavo, sempre appiccicate
Drent'in dell'abbeccé ttutte in un mazzo.

Un giorno arfine me te venne l'estro
De dimannanne un po' la spiegazzione
A don Furgenzio ch'era er mi' maestro.
Ecco che m'arispose don Furgenzio:

"Ste lettre vonno dì, sor zomarone,
Soli preti qui reggneno: e ssilenzio".
Foto concessa in CC di Oscar Palmer

sabato 17 aprile 2010

Pasolini e l'omofobia di Don Tarcisio


"Così il Papa, dopo aver denunciato, con drammatica e scandalosa sincerità il pericolo della fine della Chiesa, non dà alcuna soluzione o indicazione per affrontarlo.

Forse perchè non esiste possibilità di soluzione? Forse perchè la fine della Chiesa è ormai inevitabile, a causa del "tradimento" di milioni e milioni di fedeli (soprattutto contadini, convertiti al laicismo e all'edonismo consumistico) e della decisione del potere, che è ormai sicuro, appunto, di tenere in pugno quegli ex fedeli attraverso il benessere e soprattutto attraverso l'ideologia imposta loro senza nemmeno il bisogno di nominarla?

Può darsi. Ma questo è certo: che se molte e gravi sono state le colpe della Chiesa nella sua lunga storia di potere, la più grave di tutte sarebbe quella di accettare passivamente la propria liquidazione da parte di un potere che se la ride del Vangelo. In una prospettiva radicale , forse utopistica, millenaristica, è chiaro dunque ciò che la Chiesa dovrebbe fare per evitare una fine ingloriosa. Essa dovrebbe passare all'opposizione. E, per passare all'opposizione dovrebbe prima di tutto negare se stessa. Dovrebbe passare all'opposizione contro un potere che l'ha così cinicamente abbandonata, progettando senza tante storie, di ridurla a puro folclore. Dovrebbe negare sè stessa, per riconquistare i fedeli (o coloro che hanno un "nuovo" bisogno di fede) che, proprio per quello che essa è, l'hanno abbandonata. Riprendendo una lotta che è peraltro nelle sue tradizioni (la lotta del Papato contro l'Impero), ma non per la conquista del potere, la Chiesa potrebbe essere la guida, grandiosa ma non autoritaria, di tutti coloro che rifiutano (e parla un marxista proprio in quanto marxista) il nuovo potere consumistico che è completamente irreligioso; totalitario; violento; falsamente tollerante, anzi più repressivo che mai; corruttore; degradante (mai più di oggi ha avuto senso l'affermazione di Marx per cui il capitale umano trasforma la dignità umana in merce di scambio).E' questo rifiuto che potrebbe dunque simboleggiare la Chiesa: ritornando alle origini, cioè all'opposizione e alla rivolta.
O fare questo o accettare un potere che non la vuole più: ossia suicidarsi.

da "I dilemmi di un Papa,oggi" di P.P. Pasolini in "Scritti corsari".

Chissà come l'allora insegnante di teologia morale all'Ateneo salesiano di Roma, Don Tarcisio Bertone, avrà giudicato nel Settembre 1974 tale condanna senza appello. Possiamo immaginare poco favorevolmente, solo per usare un eufemismo.

Sarà stata questa attualissima e feroce critica dell'intellettuale e omosessuale simbolo Pasolini il sassolino portato nella scarpa, oppure

sarà stato l'arcigno nome di battesimo che ispira entrate un po' rudi, alla Tarcisio Burgnich per intenderci, nei confronti di un'ala intelligente e scattante com'era il giovane Pasolini, a ispirare le recenti e offensive (per la comunità GLBT e per l'intelligenza umana) dichiarazioni dell'alto gerarca vaticano?





Foto dai musei Vaticani concessa in CC da Uccio2

domenica 11 aprile 2010

I governatori padani e il corpo della ragassa

I neo-eletti Presidenti di Piemonte e Veneto, Cota e Zaia entrambi leghisti, hanno rilasciato all'indomani delle elezioni ampie dichiarazioni con le quali affermavano che avrebbero cercato d'impedire in qualunque modo l'uso del metodo farmacologico (pillola ru486) al fine di praticare l'aborto, diritto sancito e regolamentato da una legge dello stato.

Dietro questo primo scontro istituzionale, embrione di future devolution e secessioni di fatto, si nasconde un idea del corpo della donna assolutamente integralista, che sostituisce al biblico "partorirai con dolore", il padano "abortirai con maggiori rischi e sofferenza".

Sarà stata l'idea della assoluta disponibilità del corpo femminile che ne traspare, o le assonanze dialettali che tra Piemonte e Veneto passano inevitabilmente per la Lombardia e il Po, ma mi hanno riportato alla mente il Dott. Quario e la sua visita alla ragassa Tirisìn prima di accoglierla in casa in qualità di domestica, nel bel romanzo di un padano doc quale era quel GioanBrerafuCarlo...

...
E' impossibile" reagisce il professore
"Il tifo è come un brutto temporale con grandine: tu sei di campagna, saprai che sfracelli combina la grandine"
" Eppure..." tenta Tirisìn.
"Del resto" ammette l'altro, meglio così: ma voi donne siete strani animali: o sentite troppo o non sentite nulla di nulla.
Io scommetto l'onorario di un mese che qualche venetta rilevata, sulle pieghe dello sfintere, si può scoprire ad occhio nudo."
...
"Ma vediamo il retto e la crenam ani. Adesso Teresa devi metterti gattoni: a la levrette, come dicono i franciosi: posa pure la faccia sul cuscino: ecco così". Con le due mani l'aiuta a disporre meglio i gomiti in appoggio.
...
Passando una mano sulla vita di Tirisìn , arriva a tornirle i glutei, a divaricarle le gambe in modo che - come spiega- il suo esame sia più agevole.
Tirisìn è imbarazzata quanto basta: ma l'impudicizia delle vergini non è un'invenzione dei moralisti. Vista da tego, Tirisìn evoca al professore immagini così galeotte da indurlo a slacciarsi il colletto quasi con furore.
...
"Però" ammette d'un tratto il professore, che sicuramente si è accorto di esagerare: "sai, Teresa, che avevi ragione tu? Non c'è ombra di vene rilevate o scoperte. Bene: sono contento per te. E naturalmente non è nemmeno coimplicata la pipina". Indice e pollice allontanano a sospresa le grandi labbra: Tirisìn compie un balzo in avanti che induce Binìn a esclamare: "oh , pora tosa!"
"Ohè" si inalbera il professore : "e la vescica, e i reni? Dov'è che finisce l'uretra, sotto l'ascella?


Da "Il corpo della ragassa" di Gianni Brera


giovedì 1 aprile 2010

Avanzata leghista: "libera nos a malo"


Malo è un piccolo centro della provincia di Vicenza. Uno come tanti. Anche lì l'ultima tornata elettorale amministrativa ha visto la larga vittoria del candidato (sindaco uscente alla seconda conferma) sostenuto da Lega e alleati. Un esperienza amministrativa con largo consenso, l'interpretazione del sentire comune, l'ispirazione della legalità senza se e senza ma...eccetera eccetera...
Chi, come Luigi Meneghello, conosceva bene i cittadini maladensi per farne parte integrante, così descriveva il rapporto che gli abitanti di quel luogo avevano storicamente con il senso dello stato...

"....
in ciò che concerne l'intaresse, lo Stato si considerava quasi universalmente un estraneo importuno che ognuno aveva il diritto e poco meno che il dovere di defraudare. Il rubare era riprovato dai più, ma nella sfera privata, furtiva, classica dei ladronecci notturni di galline, o dei furti dal cassetto d'un negozio o d'una credenza; invece l'arrangiarsi nei confronti di qualunque ente pubblico, o anche di enti impersonali, era molto diffuso; e piuttosto frequente anche l'arrangiarsi nei confronti di gruppi familiari estranei con cui si dividessero orti, cortili, magazzini, cantine,granai. Della prima forma di arrangiamento si parlava apertamente come di cosa naturale e sottintesa emolti se ne vantavano; della seconda non solo non si parlava in pubblico, ma si negava anche l'evidenza. Mentire in caso di bisogno era regola poco meno che generale: si mentiva, se necessario, con grandi segni di croce, e facce stravolte..."

Da "Libera nos a malo" di Luigi Meneghello

Foto concessa in CC da Giopuo

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva