giovedì 15 novembre 2007

Badia al Pino, Nassiriya: stessa ora canali diversi.


Settimana strana, settimana di commemorazioni e nuovi lutti, di fiaccolate e di barricate.

Di parole che santificano i caduti sul lavoro di Nassiriya. E di altre parole che odiano, e rendono nemico da eliminare carabinieri e polizia.
Teste rasate, parole clonate.


E se le parole dell'intolleranza sono spesso contraddittorie, con la benedizione religiosa in diretta televisiva tutto può accadere. Anche che nessuno noti la nota stridente.

E' la moderna dimensione della morte in diretta, la catarsi collettiva che annulla qualsiasi capacità critica e razionale.

E fa scomparire le responsabilità e lo stato di diritto.

Allora il funerale di un giovane si trasforma in una curva di ultras deliranti inni calcistici in memoria del solo tifoso.

Uno zapping televisivo, e la morte prevedibile di alcuni soldati, vittime di un'azione di guerriglia in uno scenario di guerra, diventa "martirio" e giustifica fiaccolate in onore degli "eroi".

E a coprire bare e a fare da cornice ovunque i colori delle bandiere, gli inni e l'abusata parola onore.
Parole, parole, parole. Fiumi di parole che lavano coscienze.

Che ne richiamano altre in una sorta di omeopatia culturale.
Quelle di un poeta : “Recita bene la tua parte, in questo consiste l'onore”.

Fiaccolate, cortei e richieste di giustizia che non ci sono state e non ci sono per i quotidiani morti sul lavoro.

O per le vittime della repressione al G8 di Genova, per l'uccisione di ragazzi come Federico Aldrovandi o di uomini come Aldo Bianzino.
E nemmeno per un onesto funzionario di stato come Nicola Calipari.

Quando sostituiremo i gratuiti applausi ad una bara con il silenzioso e puntuale ascolto di una giusta sentenza?



martedì 6 novembre 2007

UMBRIA libri 2007

Dal 7 all'11 Novembre il centro storico di Perugia ospiterà l'edizione 2007 di
Umbrialibri.


Tra gli eventi in programma
Birra
Bagarre Internazionale Riviste Alternative

lunedì 5 novembre 2007

In difesa dell'untore

Monta il veleno dell'odio insieme alla peste dell'intolleranza.
E le cause complesse della realtà diventano improvvisamente semplici alle menti analfabete della storia. Eccoli che braccano già il capro da sacrificare.
Tutto è già visto, eppure ad un giorno della
memoria se ne contrappongono altri trecentosessantaquattro di oblio.

Riusciremo a fermare la corsa a nuovi stermini?

domenica 4 novembre 2007

Passano gli inverni ma il sergente rimane nella neve

Marco Paolini ne "Il sergente" dal romanzo di Mario Rigoni Stern


Invito a cena col nemico.


I gerarchi sono al caldo, e tu sergente congeli nella neve.


Della temperatura ti risultano familiari solo le cifre, peccato ci sia un segno meno di troppo. Con quel freddo anche i pensieri sono bloccati, gelati ancora prima di formularli.
Ma la fame si, quella la senti. Viva, che si torce come un animale selvatico dentro di te.


E allora quando barcolli nella neve bolscevica da un numero imprecisato di ore, con quella bestia che ti morde lo stomaco e ti amputa le gambe, nessuna abitazione ti sembra nemica.


Non temi canne puntate, ma solo un camino spento o la morta desolazione dentro.


Sembra la mano di un altro da te quella che bussa alla porta graffiata dal vento.


Ti aprono due occhi chiari annegati nelle rughe, sotto un fazzoletto legato.


Non chiede, sa quello che vede.


Ti fa segno di entrare.


Batti i piedi fasciati sulle assi del pavimento senza alzare gli occhi, cullato come un bambino dall'odore della minestra.


Qualcuno ti fa spazio sulla panca scorrendo e stringendosi.
Senti gli occhi su di te, ma tuffi fame cucchiaio e bocca nel piatto di brodaglia densa e dolciastra, nel quale galleggiano solo pezzi di rapa.


Pochi secondi, nemmeno un minuto e vedi il fondo del piatto. Troppo bianco, come l'inferno che ti sei lasciato alle spalle.


Prendi fiato, lo sterno s'innalza e così le spalle e lo sguardo.


Accanto a te altri volti di militari. Solo la divisa è di un altro colore.

(Roberto Celani)

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva