mercoledì 4 novembre 2009

Elogio della pazzia

Si era autodefinita la pazza della porta accanto. Aveva conosciuto i TSO negli ospedali psichiatrici dall'adolescenza alla maturità, da Milano a Taranto, intervallati dalle tregue di una vita che altri definirebbero normale. Marito, figli puntualmente sottratti con dolore al suo sentimento materno, compagni di strada e l'amore o gli amori che hanno contraddistinto la sua esistenza. Ma la sua più grande pazzia, quella che questo mondo prosaicamente dedito al profitto, allo sfruttamento, alla violenza dell'uomo sull'uomo, non avrebbe mai considerato espressione normale del mondo stesso, è la lettura della realtà, dei suoi dolori e delle sue ingiustizie, attraverso la lente dei suoi versi. Affidati al vento dell'oralità, e per questo resi più liberi, quei versi che altri, comprendendone lo straordinario valore, fissarono su carta perchè potessimo leggerli, restano a testimoniare la straordinaria esistenza di Alda Merini , ipersensibile poetessa o pazza, a seconda dei punti di vista...



domenica 11 ottobre 2009

Chi si loda, si sbroda!

La saggezza popolare a cavallo dei confini tra Abruzzo e Marche delega al vecchio adagio"Chi si loda si sbroda" l'insegnamento, spesso rivolto ai bambini, teso a criticare e a ridimensionare tutti quei comportamenti improntati a presunzione e protervia. Ma si sa, i bambini crescono, sostituiscono ai calzoncini corti i doppiopetti blu, e spesso smettono di sognar di costruire Legolandia e finiscono per diventar palazzinari alla periferia della capitale IMmorale d'Italia. Si proprio la città da bere, mangiata, masticata e sputata piena di verde bile padana alle soglie del ventesimo secolo... E si sa anche che il passare degli anni non rende migliori i difetti: la tracotante sfacciataggine diviene allora arroganza...di Padrone di palazzo a cui manca solo il balcone. Un dettaglio meramente architettonico nella considerazione di chi trapianta capelli così come sostituisce al cervello la prostata. Tutto al servizio di se stesso, e del suo ego smisurato, novello discrimine di una democrazia malata in un paese malato. Rullo compressore che insieme alle istituzioni prova a schiacciare le residue deboli e lacerate resistenze in questo cammino verso l'Olimpo di autoincoronato Zeus dei giorni nostri.

Poi un giorno un granello di questa democrazia, figlia di nobili padri loro malgrado senza progenie, inceppa il meccanismo e ferma tutto... E colui che sembrava lanciato sull'abbrivio delle magnifiche sorti e progressive di un potere smisurato, riappare per quello che è: un povero vecchio a cui la negazione dei trucchi tv esalta la profondità delle rughe.
Ora che le lodi di Narciso e finalmente i lodi giungono al pettine del giudizio democratico, io con fiducia attenderò il suo sbrodolarsi...come un vecchio decrepito qualsiasi!


Foto in CC da rrtaddei

lunedì 21 settembre 2009

Non voglio santi, nè eroi...


Io che non amo nè santi nè eroi; io che la guerra la chiamo guerra; io che non sopporto più la melassa retorica dei funerali di stato;, io che vorrei bambini mano nella mano dei propri padri e non con un basco da parà dinanzi a una bara; io che vorrei sostituire il marziale concetto di onor di patria con il rispetto del bene comune; io che non voglio dividere i morti tra italiani e stranieri; io che non guardo la tv a reti unificate; io leggo quello che un uomo retto ha scritto oltre due secoli fa:
“Nessuno Stato può intromettersi con la violenza nella costituzione e nel governo di un altro Stato.
Infatti che cosa lo può giustificare a fare così? Forse lo scandalo che uno stato dà ai suoi sudditi di un altro Stato? Ma con l'esempio dei grandi mali che un popolo si è attirato con la sua mancanza di legge, questo Stato può servire piuttosto da monito; e, in generale, il cattivo esempio che una persona libera dà all'altra non rappresenta (in quanto scandalum acceptum) alcuna lesione nei confronti di quest'ultima. È anche vero però che non bisogna far rintrare in questa categoria il caso in cui uno Stato per discordie intestine si divida in due parti, ognuna delle quali rappresenta per sé uno Stato particolare che pretende la totalità; qui il prestare aiuto a una delle parti non potrebbe essere imputato a uno Stato come ingerenza nella costituzione di un altro (poiché qui c'è solo anarchia). Finché però questa lotta interna non sia ancora decisa, questa intromissione di potenze esterne sarebbe un'offesa dei diritti di un popolo alle prese soltanto con la sua malattia interna, e indipendente da ogni altro, darebbe essa stesso scandalo e renderebbe insicura l'autonomia di tutti gli Stati".

Immanuel Kant "Per la pace perpetua" 1795


Foto in CC di Kevin Dooley

martedì 15 settembre 2009

C.A.S.E.

Velina EIAR del 15.9.2009

Programma C.A.S.E.

(Compiacere Accondiscendentemente Sciacallo Elettorale)

Trasmettere a reti unificate RAISET

Interverrà LUI



Come in un bosco d'estate si sente
un brusio cupo, misterioso e denso,
un fondo e vasto tremolio possente,

così sentii un ronzare intenso
là sotto nella valle, ed aumentava,
e presto alle orecchie sembrò immenso,

e poi vidi laggiù, dove rombava,
una nuvola fosca e tormentosa,
che bassa e fitta sopra il suolo stava.

Forse il maestro mi disse qualcosa,
ma per il gran rumore non sentii,
e, come fa chi ha la mente curiosa,

io scesi svelto giù per i pendii,
finchè arrivai al limite vibrante
di quella nuvolaglia, e lì capii

che era fatta di vespe, e così tante
che l'aria ne era tuttafitta e piena.
E mentre, assordato ed esitante,

restavo al bordo dell'orrenda scena,
ecco una mano ne vidi spuntare:
chiedeva aiuto, e io ne ebbi pena.

La presi, e feci come s'usa fare
quando si tira fuori un annegante
dalla pesante trappola del mare.

Mi apparve allora una faccia urlante,
uscendo per poco dal vespaio,
da bugni e bozze resa ripugnante.

Ed ecco mi successe un duro guaio:
non una, ma due vespe, e dopo tre,
mi punsero la mano, sotto il saio,

e chi ne è stato punto sa perché
mollai la presa immediatamente,
mentre la nube risucchiava in sé

quel misero, e io, come chi sente
molto dolore,e altro non ne vuole,
fuggii su per la roccia sveltamente.

Lì il silenzio, come spesso suole
quando ci si allontana dal baccano,
fu sufficiente a udire le parole

del mio poeta: “Quel triste marrano
fu Vespa, ed ora è punto dal rimorso”.
Poi mi toccò, e mi guarì la mano.

Io, godendo il rapido soccorso,
altro non domandai su quel dannato,
e proseguii tacendo nel mio corso.

da "la nuova Commedia di Dante di R.Piumini

Vignetta concessa in CC da gavavenezia http://www.flickr.com/photos/gavavenezia/

mercoledì 26 agosto 2009

Controcorrente


Ho sopportato in silenzio i servizi giornalistici sull'emergenza caldo, le abbronzature ostentate, i racconti delle altrui vacanze, le pubblicità progresso contro l'abbandono estivo degli animali domestici, le "rivelazioni sulle performance di Papi, le nozze di Brunetta, le omelie da CastelGandolfo, il Real Madrid onnivoro sul mercato, le zero medaglie azzurre ai mondiali di atletica...

Ora le valigie sono pronte. Domani percorrerò controcorrente la via delle meritate vacanze destinazione Salentu, ...lu sule lu mare e lu ientu!
Ma tra una nuotata e un buon libro, all'ombra della pineta proverò a farmi vivo. A presto.

mercoledì 19 agosto 2009

A Nanda che riscoprì l'America

"Ti ho trovata carina e bella e anche con una buona testa per pensare…"

Queste le parole con cui Hemingway la salutò per lettera al suo ritorno a Torino dopo il soggiorno alla Finca Vigia, la grande casa bianca posta sulla Carretera Central de Cuba, nella quale aveva avuto occasione di ospitarla.

Ma Fernanda Pivano valeva sicuramente di più di una così pur lusinghiera definizione.

La sua figura di intellettuale, la sua intelligenza vigile, colta eppure antiaccademica, ha attraversato il '900 con l'ironia e lo sguardo fermo di chi amava coniugare, anche in letteratura così come nella storia, verità e libertà.

Quella semplice verità dei sentimenti mai occultata dal linguaggio aulico, dall'artificio della ricercatezza, mai dalla ricerca del bello fine a se stesso, che le fece scoprire la grandezza di Hemingway prima, di Scott Fitzgerald, e dei poeti della Beat Generation poi. Che le permise di riconoscere il respiro letterario dell'opera di De Andrè e Dylan e di rivelarci l'esistenza di autori quali Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Jonathan Safran Foer o Chuck Palahniuk.

Una intellettuale anomala, perchè fedele al comandamento hemingweiano che "di letteratura e di letterati la gente pulita non deve parlare più di quanto non parli delle proprie feci...", ma pronta a sfidare laicamente il potere in nome della verità letteraria. Conoscerà anche l'arresto nel 1943 durante l'occupazione nazista per la traduzione clandestina di "Addio alle Armi".

Così, la Nanda riscoprì, e noi con lei, quel subcontinente chiamato America, le sue contraddizioni e i suoi ideali.

Io incontrai la sua opera di poetessa della traduzione, da adolescente curioso nel 1977, anno magnifico e terribile di scontri e di fermenti, nella piccola biblioteca scolastica. Fu con un piccolo volume di poesia dalla copertina bianca rigata di rosso: L'antologia di Spoon River di E. Lee Masters, di cui lei aveva iniziato a curare la traduzione 35 anni prima, nel bel mezzo di una guerra mondiale.
Per questo anch'io, come Chiara Valerio, sono convinto che, col suo inseparabile sorriso, dormirà anche lei serena lassù sulla collina.

Foto 1 in CC da thomashawk
Foto 2 in CC da emiliofano

lunedì 10 agosto 2009

Omìni e ominicchi

Filastrocca di sotto in su
per l'omino della gru
Sotto terra va il minatore,
dov'è buio a tutte l'ore;
lo spazzino va nel tombino,
sulla terra sta il contadino,
in cima ai pali l'elettricista
gode già una bella vista,
il muratore va sui tetti
e vede tutti piccoletti...
ma più in alto, lassù lassù,
c'è l'omino della gru:
cielo a sinistra, cielo a destra,
e non gli gira mai la testa.




Sembrano piccoli gli operai INSSE in lotta, tute blu e caschetto giallo, lassù sul carroponte alto come una palazzina.
Ma ad uno sguardo più attento non vi sembrano ancor più piccoli gli ominicchi che nel chiuso del "palazzo" decidono di far chiudere una fabbrica con il mercato e la storia della INSSE solo per l'ennesima speculazione edilizia fatta in nome dell' Expo di Milano 2015?

giovedì 6 agosto 2009

Una mattina d'agosto


...
Dove sono i tuoi bambini, Hiroshima?
Forse nell’oceano
d’argento indifferente.
Forse nel mausoleo infinito
del cielo.

O forse,
proprio su questa terra che io calpesto.
Ogni passo io lo traccio con timore.
Ogni pezzo di terra
nasconde una bara...


da "Perdono, Hiroshima"
in "Il sorriso di Hiroshima e altre poesie"
Foto concessa in CC da Eqqman

mercoledì 5 agosto 2009

Pulpiti e pecorelle

Dal pulpito, Don Peppino l'aveva detto chiaro alle sue pecorelle. L'aveva perfino scritto: lui "per amore del suo popolo" non avrebbe taciuto.

I potenti della zona lo sapevano bene, per questo avevano armato la mano di due pecore qualsiasi.

E alla transustanziazione del vino si sostituì così il sangue di un uomo, sparso nella sagrestia violata della chiesa di San Nicola.

Gli anni trascorsi hanno fatto lenta giustizia, malgrado tutto.

Ma accade ora che una nuova pecorella con la P maiuscola, rovesciando ruoli, salga sul pulpito a rimestare presunte altre verità processuali, per poi pentirsene (?) e chiederne pubblicamente scusa solo dopo le inevitabili reazioni.

Non si affanni l'avvocato del boss Nunzio De Falco detto 'o lupo.


Chi conosce la storia recente di questo paese, sa anche distinguere l'autorevolezza del pulpito da cui viene la predica.

Rovesciare la verità sarà per chiunque una insostenibile impresa.

Foto in CC da Smeerch

mercoledì 29 luglio 2009

Goisis, chi era costei?


Leggo il testo di una proposta di legge per introdurre nei curricoli scolastici di ogni ordine e grado l'insegnamento delle "specificità culturali, geografico-storiche e linguistiche della comunità locale, del territorio e della regione in cui le singole istituzioni scolastiche hanno sede". E ancora "attività di formazione e di aggiornamento degli insegnanti" attraverso "l'istituzione di corsi universitari di storia, geografia, lingua e cultura territoriali"...


Leggo il nome della prima firmataria: Goisis. E' un parallelo sonoro forse, ma il flash è immediato.


La scena è più o meno questa:

Antonio (Manfredi): Oh! E lei di dov'è?
Luciana (Sandrelli): Di Trasaghis.
Antonio: Bei posti. 'Ndo se trova?
Luciana: Trasaghis, no? Vicino a Peonis.
Antonio: Sardegna.
Luciana: Udine. Non si sente l'accento friulano perché ho fatto
scuola di dizione. Avevo qualche difficoltà con le doppie:
dona, mama...
Antonio: Ce dovessero andare anche i romani a 'sta scuola, che
dicono tera, guera...

A proposito, direte ora voi, ma chi è la Goisis?
È la Goisis, no? Una vicina a Cota.
N.B. Quella nella foto non è la Fiona di Shrek, ma proprio l'On.Goisis!

mercoledì 22 luglio 2009

La porti un milione a Firenze...


Firenze è torrida.
Firenze è splendida.
Firenze è patrimonio universale dell’umanità.
Un patrimonio caro in tutte le sue accezioni. Ma sfruttato economicamente in modo esaustivo da pochi soggetti pubblici e privati.
E’ possibile che la famiglia tipo, che chiameremo Bonaventura, (2 genitori e due figli under 18) con il proposito classico di visita degli Uffizi si trovi di fronte alla seguente escalation:
l’iniziale costo complessivo degli ingressi (biglietto € 6,50 per gli adulti e gratuito per i ragazzi) per un totale di € 13 che lievita subito a € 20 per effetto della presenza inevitabile della solita mostra temporanea; per poi impennarsi fino a € 36 grazie al diritto di prenotazione pari a 4 € pro-capite, anche questo inevitabile per chi vuole garantirsi la visita senza attese e file chilometriche, spesso incompatibili con un soggiorno limitato nel tempo.
Se poi la famigliola non fosse così accorta da prenotare solo ed esclusivamente tramite il gestore pubblico Firenze Musei, e finisse nelle grinfie di uno dei tanti soggetti privati che gestiscono online tali biglietti, il costo potrebbe giungere fino a 76,00 € anticipati mediante Carta di Credito.
Solo sei volte il prezzo iniziale!
Ripetendo l’operazione per l’Accademia, il Museo del Bargello, San Marco, San Lorenzo ecc., e aggiungendovi il costo delle visite a pagamento di tutte o quasi le chiese (grazie alla Curia), potrebbe finire per spendere ben di più di quanto investito per una dignitosa sistemazione.
Provare per credere.

P.S. Ah,se ancora vi dovesse rimanere nelle tasche qualche spicciolo dei centoni appena prelevati dal bancomat, state tranquilli.
Con il primo acquisto di bottiglie di acqua minerale, vedrete sublimare anche quelli, nella canicola della Signoria.

martedì 14 luglio 2009

Oggi sciopero!



Contro il disegno di legge Alfano e il suo proposito di limitare la libertà di espressione in rete, anche Scritture_di_Confine aderisce idealmente all'iniziativa organizzata da



I prodigi della libertà

Fra i denti di una trappola
La zampa di una volpe bianca
E sangue sopra la neve
Sangue della volpe bianca
Che fugge su tre zampe
Nel sole che tramonta
Con stretta tra i suoi denti
La lepre ancora viva.

J. Prevert



Foto in CC da Nicole Marti

giovedì 9 luglio 2009

Tante sponde, un solo mare. Aperto.

Dag sognava di diventare avvocato in Etiopia, poi la repressione politica l'ha indotto ad emigrare.

Ha attraversato Sudan e Libia, deserto e violenze, per approdare infine in Italia.

Qui ha imparato la nostra lingua e l'arte della regia. Con questi strumenti ha realizzato un video-documentario: "Come un uomo sulla terra", un 'opera che prova a dar voce alle sofferenze umane subite da chi segue il suo stesso doloroso "cammino della speranza".



Questa sera nel corso di DOC3 ore 23.40 RAITRE, potremo assistere alla lezione di questi 52 minuti di verità troppo spesso nascoste.







...Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

Siamo gli innumerevoli, raddoppio a ogni casa di scacchiera
lastrichiamo di scheletri il vostro mare per camminarci sopra.

Non potete contarci, se contati aumentiamo,
figli dell'orizzonte, che ci rovescia a sacco.

Siamo venuti scalzi, invece delle suole,
senza sentire spine, pietre, code di scorpioni.

Nessuna polizia può farci prepotenza
più di quanto già siamo stati offesi.

Faremo i servi, i figli che non fate,
nostre vite saranno i vostri libri d'avventura.

Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino,
l'odore che perdeste, l'uguaglianza che avete sottomesso.

Da qualunque distanza arriveremo, a milioni di passi
quelli che vanno a piedi non possono essere fermati.

Da nostri fianchi nasce il vostro nuovo mondo,
è nostra la rottura delle acque, la montata del latte.

Voi siete il collo del pianeta, la testa pettinata,
il naso delicato, siete cima di sabbia dell'umanità.

Noi siamo i piedi in marcia per raggiungervi,
vi reggeremo il corpo, fresco di forze nostre.

Spaleremo la neve, allisceremo i prati, batteremo i tappeti
noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo.

Stringetevi nei panni, noi siamo il rosso e il nero della terra,
oltremare di sandali sfondati, lo scirocco.

Da "Solo andata (righe che vanno troppo spesso a capo)"
di Erri de Luca
ed. Feltrinelli
Foto in CC da Fortresseurope

mercoledì 8 luglio 2009

Palloni gonfiati

Tra qualche giorno torneranno a volteggiare nel cielo della media valle del Tevere mongolfiere provenienti da varie parti del mondo.
E io mi sveglierò molto presto, troppo!

In tutto questo avrà un ruolo la mia cagnolina, una tremebonda bastardina dodicenne, che si scrollerà allora dall'atavica pigrizia e abbaierà all'alba col muso all'insù verso gli aerostati colorati, follemente spaventata dal rumoroso soffio della fiamma.

Ma le mongolfiere ed i loro ricchi equipaggi scivoleranno leggeri sulla sommità dell'antico borgo e passeranno oltre, ignorando quel petulante puntino peloso.


È il destino che accomuna le ambizioni dei piccoli, guardati dall'alto in basso dai grandi della terra.




Come per il G8.
Non basterà la forza di urlare la tua voglia di cambiamento, rivendicando dal basso la speranza di un mondo migliore per la vita quotidiana degli eroici "bastardini pelosi".

Imperturbabili, i "grandi" della terra passeranno alti, ignorando ancora una volta qualsiasi urlo proveniente dal basso.


Come dei palloni gonfiati.





Foto1 : mongolfiere su Todi
Foto2 in CC da Domenico/Kiuz

sabato 27 giugno 2009

Fido Fede e il digitale pedestre


Canali tradizionali scomparsi, altri da risintonizzare. Televisori perfettamente funzionanti ma messi fuori uso dalla mancanza del decoder. Anziani abbonati imbarazzati di fronte al telecomando e disorientati dall'uso di una nuova misteriosa "scatola nera"...


Scene che si ripetono in diverse regioni d'Italia al momento del passaggio forzato al "digitale terrestre".

E perchè tutto questo?

Non per accrescere il pluralismo televisivo, che per quello basta e avanza il digitale satellitare e ancor di più la banda larga della rete, ma solo per garantire al gran Signore della pubblicità televisiva (a voi indovinare il nome) nuove e più insinuanti forme di pubblicità che, dagli stessi addetti ai lavori, vengono definite più "mirate e determinate", consentendo di aprire la frontiera della vendita diretta.

Si apre l'era della pubblicità interattiva, quella che porterà soldi freschi nelle casse del Signore delle Antenne in attesa che la maggior parte delle famiglie si converta alla Pay TV (previsione 50% a tre anni).

E in tutto questo non pensate nemmeno di vedere rispettato l'oscuramento, previsto dalle sentenze giudiziarie, del segnale terrestre di Rete4.

Con buona pace di qualsiasi corte di giustizia europea, sarà infatti l'ammiraglia RAI1 a far posto sulle sue frequenze all'arrivo della tv che non c'è: Europa 7.

In fondo la storia dell'arte bellica insegna come a spianar la strada alla magnificenza dei Cavalieri e delle loro cavalcature siano storicamente i fanti. Piccoli, appiedati e sommersi dal fango e da altro lordume.

Fido Fede col suo digitale pedestre non farà eccezione.

Foto concessa in CC da Kevinsteel

venerdì 19 giugno 2009

Oh mamma: mi si è ristretta la democrazia!


La democrazia parlamentare italiana somiglia sempre più al bucato di una casalinga di Voghera piuttosto distratta.

Colori sbiaditi in fretta e spesso mutati più volte da un giro di centrifuga elettorale.

E ora anche il serio e definitivo restringimento di un tessuto che sembra lasciare oscenamente scoperti i più bassi istinti del populismo "made in Italy".
Tra le democrazie storicamente più solide esistono tre sistemi elettorali:
proporzionale (a volte con soglia di sbarramento); proporzionale con premio di maggioranza; maggioritario con collegi uninominali.

Ebbene in questo paese da operetta immorale, grazie all'opera indefessa di Mariotto il refferrendarrio e poi del padre del porcellum potremmo riuscire perversamente a sommare gli effetti di tutti e tre i sistemi: liste bloccate, elevata soglia di sbarramento proporzionale e premio di maggioranza alla lista di maggioranza relativa.

Un risultato degno della legge Acerbo. Qualche dubbio?
Prendiamo dunque il pallottoliere, e proviamo a fare due conti basati sui dati ufficiali del Ministero dell'Interno sul recente voto europeo:

Elettori 50.342153
Votanti 32.748.675
Primo partito PDL 10.807.794 voti (percentuale su elettori 21,46) Secondo partito PD 8.008.203 (...................... 15.90)
Votando in questo referendum potreste arrivare a consegnare il governo del paese a chi nella realtà ne rappresenta solo poco più di un quinto!!
E' questo quello che volete? E' questo quello di cui questa democrazia malata ha veramente bisogno?

mercoledì 17 giugno 2009

Ricostruire, ricostruire, ricostruire!


Dall'ultimo numero di

UNA LETTERA DI DON ALDO ANTONELLI, PARROCO DI ANTROSANO DI AVEZZANO



Fossa e le prigioni-tendopoli


Carissimi,
sabato scorso sono tornato nella tendopoli di Fossa. Erano con me altre dieci persone della parrocchia di S. Andrea di Livorno che ho avuto il piacere di conoscere per l’occasione, venute in rappresentanza della loro comunità a portare la loro offerta per l’iniziativa che stiamo portando avanti. [...]
Quanto prima vi farò pervenire la pianta dell’insediamento che stiamo realizzando e la localizzazione della struttura. Comunque, d’accordo con il sindaco, sarà posizionata sulla piazza centrale del nuovo insediamento, al fianco della chiesa. Del resto che dirvi?
Mano a mano che passa il tempo la situazione si va deteriorando. Lo si avverte entrando in queste tendopoli ove, con il passar del tempo, passano anche i sorrisi e la spigliatezza e la socievolezza della gente che, rinchiudendosi nel proprio particolare, sembra come frustrata e “militarizzata”. L’impressione non è solo mia.
Il Governo ladro [...] ha atteso l’esito delle votazioni, per ritirare parte delle disposizioni sulle quali aveva giocato la propria faccia. Il maestro dell’imbroglio ha così rubato anche la buonafede degli ingenui!

«Aquilani, tutti a Roma - Pronti i bus per la protesta contro il decreto», così titola un articolo del giornale locale Il Centro.
Si tratta della manifestazione di domani (ieri ndr) 16 a Roma.
«Dobbiamo essere almeno duemila a Roma, così la capitale si accorgerà che non è vero che all’Aquila va tutto bene, che stiamo bene, che si sta ricostruendo tutto come mi dicono gli amici di fuori. Si sta perpetrando una truffa che vogliono far passare sulle nostre teste. Bertolaso sul centro storico ha detto: “Campa cavallo, prima di dicembre non se ne fa niente”. E intanto i crolli continuano, la città è bloccata e inaccessibile e nulla si muove per tutelare il nostro patrimonio abitativo, gli studi professionali, i negozi, i palazzi antichi...
Parlavo di militarizzazione: pensate, c’è una disposizione che vieta qualsiasi volantinaggio nelle tendopoli, “per non allertare la gente” si dice, per cui anche questa manifestazione viene propagandata col passa-parola.
E’ stato dato lo stop alla distribuzione dei pasti a coloro che non vivono nelle tendopoli.
Si stanno ritirando le tende singole, consegnate cioè a quanti avendo lo spazio nei pressi delle loro abitazioni, hanno scelto di attendarsi nei propri tenimenti.
Ormai la maschera della dentiera ridens sta cadendo per cedere il posto al ghigno sadico del sanguisuga. Lentamente sta montando la protesta anche contro la
costruzione della “New Town”. Alla riunione tenutasi l’altro giorno a Roseto, Paolo Mannetti, del Comitato Ara, urla: «L’Aquila è finita e non verrà ricostruita. Le tende non sono una soluzione da starci mesi. Un Piano regolatore fatto in due giorni ha disegnato una nuova città. Le 3500 nuove case abbatteranno il valore delle altre. Non ci sono soldi per le seconde e terze abitazioni: chi verrà a ricostruire? Nessuno. Per questo dobbiamo reagire e ribellarci».
Ciò che fa tristezza è che di quei pochi che sono andati a votare, la stragrande maggioranza ha votato Lui!


Aldo Antonelli




foto 2 Roma manifestazione 16.6.2009

martedì 16 giugno 2009

Ciao Ivan, cantore di gente qualunque.



E' morto Ivan della Mea.


L'avevo ascoltato dal vivo in una estate di circa dieci anni fa, ironia della sorte per un anticlericale come lui, in un parco denominato dei "Sette Frati" sul Monte Peglia, in Umbria. Direttore di quel piccolo festival estivo all'ombra degli alberi secolari, si era assunto, con la solita semplicità e l'inseparabile chitarra, l'onere di sostituire gli artisti programmati che all'ultimo momento avevano disertato l'evento.


Una voce da ringhera inconfondibile e diversa da ogni altra, con quella pronuncia milanese nasale e con la zeppola in bocca, come avrebbe detto uno dei tanti "terroni" della cui immigrazione al Nord, fra l'altro, aveva cantato i sacrifici.

Io so che un giorno
Io so che un giorno verrà da me
un uomo bianco vestito di bianco
mi dirà:«Mio caro amico tu sei stanco»
e la sua mano con un sorriso mi darà.

Mi porterà tra bianche case
di bianche mura in bianchi cieli
mi vestirà di tela greggia dura e bianca
e avrò una stanza un letto bianco anche per me.

Vedrò il giorno e tanta gente anche
ragazzi di bianco vestiti mi parleranno
dei loro sogni come se fosse la realtà.

Li guarderò con occhi calmi e dirò loro di libertà;
verrà quell'uomo con tanti altri forti e bianchi
e al mio letto stretto con cinghie mi legherà.

«La libertà- dirò - è un fatto,
voi mi legate ma essa resiste».
Sorrideranno:«Mio caro amico tu sei matto,
la libertà, la libertà più non esiste».

Io riderò il mondo ha un prezzo
tutto ha un prezzo anche il cervello
«Vendilo, amico, con la tua libertà
e un posto avrai in questa società».

Viva la vita pagata a rate con la Seicento la lavatrice
viva il sistema che rende uguale e fa felice
chi ha il potere e chi invece non ce l'ha.

Ascoltala qui


Foto concessa in CC da Zanzibar

giovedì 4 giugno 2009

Una volta qui c'era tutta campagna...elettorale!


Ancora poche ore ed anche gli alieni abitanti di Arcoreis saranno chiamati al voto con suffragio planetario. Numerose le liste elettorali in lizza per un posto nel parlamento galattico.

Qui di seguito le principali:




- Pecore del Libertino
- Pusillanimi Depoliticizzati
- Movimento Padrini Autonomisti
- Inquisizione dei Venditoridifumo
- Unione Divorziati Catechisti
- Scissione & Litigiosità
- Restaurazione Conformista
- Lega NoiOdiamoRispettareDiversi
- Lista Panino-mortadella
(denominazione adottata dopo l'ultimo sciopero della fame).

Che strani nomi, direte voi, per delle liste elettorali.
Non stupitevi, è Arcoreis. Mica un posto reale. O no?



lunedì 25 maggio 2009

Libri e volpi


In un panorama editoriale mondiale in piena crisi, non è certo l'editoria italiana a poter brillare di luce propria.
L'ultimo rapporto sullo stato dell'editoria italiana 2008 è impietoso al riguardo:
solo un italiano su 8 legge abitualmente libri con la cadenza di almeno uno al mese;
un italiano su due non legge alcun libro, nemmeno un giallo, un manuale o un libro di cucina che sia;
nelle regioni del sud, tale rapporto scende largamente ad un cittadino su tre.
In una situazione da "diffuso analfabetismo di ritorno" ci si attenderebbe dal sistema editoriale nazionale, magari con l'ausilio del Ministero della Cultura e da quello dell'Istruzione, una risposta fortemente impegnata a favorire una educazione alla lettura ed ai suoi piaceri.
Invece, accanto a centinaia di editori a pagamento, oltre che al print on demand e alle pubblicazioni online, editori piccoli e grandi si limitano a operazioni di marketing di piccolo cabotaggio, mutuando linguaggi e vuote provocazioni dalla televisione.
E' il caso della Giovane Holden edizioni di Viareggio che con "Nudo" ha pubblicato un volume di ben 112 pagine difficilmente collocabile in un qualsiasi ordine bibliotecario.
Il motivo è presto detto: tutte le pagine sono inopinatamente e desolatamente bianche!
Eppure casa editrice e "autori" riescono perfino ad ottenere spazio per la sua compiacente presentazione.
Ma non stupitevi. Perfino autori pubblicati dal marchio Mondadori ricorrono a "singolari mezzi di promozione".
E' il caso di Violetta Bellocchio (pedigree di tutto rispetto: uno zio famoso regista, un altro animatore dei Quaderni Piacentini e un papà scrittore e poeta)un blog seguitissimo fino alla sua chiusura, il cui primo romanzo "Sono io che me ne vado" è oggetto di un particolarissimo ed inusuale marketing: diverse e graduate forme di "incontro e fraternizzazione" con i propri lettori basate sul numero di copie acquistate...
Qualcuno obietterà che una Moleskine ha meno pagine e costa più dei cinque euro di Nudo, o che una vacanza in Versilia con una giovane donna valga ben più dei circa duecento euro necessari per l'acquisto delle copie richieste. Giusto, ma tutto questo che c'entra con la letteratura?

giovedì 14 maggio 2009

Feticisti di tutta Italia unitevi!


Il volume «The bondage clinic». e altri prodotti dall’editore Glittering Images saranno in mostra in uno stand del Salone del libro di Torino per far conoscere il “Carpediem”, un vero e proprio sexy-shop specializzato nel genere fetish.

«Un porno-shop in Fiera? Ma scherziamo?» si saran detti gli organizzatori che, pur di scongiurare lo «scandalo», hanno lavorato su lessico e denominazioni, com’è naturale in un quello che si presume essere un "tempio della parola". Risultato: banditi «porno» e «sexy», è rimasto il tecnico «fetish», liberalizzando così immagini esplicite, manette, collari ecc...

Ma non stupitevi. Il genere è veramente di tendenza.
Più fetish di così?


Foto in CC da http://www.flickr.com/photos/batrace/



sabato 9 maggio 2009

Segregazionisti sotterranei: l'apartheid dei bauscia


Preparatevi.

Perchè il controllore non s'accontenterà della vostra pelle bianca come latte. Nè del naso caucasico o della liscia e platinata acconciatura.

Non vi salverà nemmeno sfoggiare un italiano da Accademia della Crusca. E neppure un lumbard d'accatto "ecceziunale veramente".

Chissà su cosa verterà poi l'esame di "milanesità" per poter posare liberamente le proprie natiche sopra un sedile della metropolitana meneghina senza incorrere nelle ire del ligio funzionario di turno.

La declamazione di una poesia del Porta? La ricetta originale del risotto con l'osso buco?

Per gli esponenti della Lega e il loro razzismo segregazionista anche l'apartheid è una cosa da pianeta dei "bauscia".


A cento passi da zù Tanu


9 Maggio 1978 - 2009

Un mare di gente a flutti disordinati
s'è riversato nelle piazze,
nelle strade e nei sobborghi.
E' tutto un gran vociare
che gela il sangue,
come uno scricchiolo di ossa rotte.
Non si può volere e pensare
nel frastuono assordante;
nell'odore di calca c'è aria di festa.

E venne da noi un adolescente
dagli occhi trasparenti e dalle labbra
carnose,
alla nostra giovinezza
consunta nel paese e nei bordelli.
Non disse una sola parola
nè fece gesto alcuno:
questo suo silenzio
e questa sua immobilità
hanno aperto una ferita mortale
nella nostra consunta giovinezza.

Nessuno ci vendicherà:
la nostra pena non ha testimoni.


Peppino Impastato


"Sei andato a scuola? Sai contare?""Come contare?""Come contare?1,2,3,4,sai contare?""Si,so contare""Sai camminare?""So camminare""E contare e camminare insieme lo sai fare?""Si!Penso di si!""Allora forza!Conta e cammina!dai... 1,2,3,4,5,6,7,8...""Dove stiamo andando?""Forza!Conta e cammina!9... 90,91,92,93,94,95,96,97,98,99 e 100!Lo sai chi ci abita qua?A?U zù Tanu ci abita qua!!""Cento passi ci sono da casa nostra,cento passi!"

(tratto dal film "I cento passi" di M.T.Giordana)

mercoledì 6 maggio 2009

L'attimo fuggito

***
Notte di palme benedette.
Notte fresca di vallata.
Notte di terra grassa.
Notte di monti che cullano tetti.
Notte di sonno e di sogni.
Notte di giovani progetti.

E di antiche attese
al fuoco di un camino.
Di vili guardiani, quiete
prelude la tempesta,
che un ruggito sordo
fauci spalanca al suolo.

Del respiro sospeso
prima di diventar paura.
Che cresce smisurata,
come muta preghiera,
col verso della terra
ora mutata matrigna.
Che ferma il cuore
e gela sangue alle gambe,
gettate alla rinfusa
nel ribollire cieco
di una nebbia ruvida,
come farina di case.

Del collasso di travi,
al latrare dei pastori,
e nel pianto dei figli
sui gradini nascosti,
da pietra sulle ossa
e nei pertugi di tana.

Resterà solo calcina
a raschiar nella gola,
l'invocazione di santi
sulle porte ostinate,
e alle vetrate fragili
come speranze ultime.
E i belati d'agnello,
con sacrifici d'affetti,
gli orologi arrestati,
e le colonne sfuggite,
come la stretta di mani,
forse per sempre.
Roberto Celani

martedì 5 maggio 2009

5 Maggio: ode a un presidente imperatore


Ei fu. Siccome immobile, dato il coniugal sospiro, stette il "papi" immemore orbo di tanto spiro, così percosso, attonito il tg4 al nunzio sta, muto pensando all'ultima ora dell'uom fatale; né sa quando una simile orma di pie' mortale la sua villa certosa a calpestar verrà. Lui folgorante in solio vide la velina e giacque; quando, con vece assidua, cadde, risorse, mai tacque, di mille voci al sònito mista la sua sempre ha: mai vergin di servo encomio e del codardo omaggio, sorge or commosso al sùbito sparir di qualche paggio; e scioglie per l'urna un cantico che forse pagherà. Da Arcore alla Sardegna, dalle Bahamas alla Toscana, di quel securo il fulmine tenea dietro alla bandana; scoppiò da Sicilia a Mosca, dall'uno all'altro Zar. Fu vera gloria? Ai posteri l'ardua sentenza: nui abbiam di fronte al Mangano Fattor, che volle in lui del creator suo padrino più vasta orma stampar. La porcellosa e trepida gioia senza ritegno, l'ansia d'un cor che indocile brama, pensando al regno; e il giunge, e diviene un premier ch'era follia sperar; tutto ei provò: la gloria maggior dopo l'Alfano, la fuga e la vittoria, la reggia al tristo Nano; due volte nella polvere, due volte sull'altar. Ei si nomò: due secoli, l'un contro l'altro armato, sommessi a lui si volsero, come aspettando il fato; ei fe' Kakà, e con l'arbitro s'assise vicino a Pato. E riapparve, e i dì dell'ozio chiuse in sì brava ronda, segno d'assenza d'accidia e d'avidità profonda, d'inestinguibil odio e d'indomato amor. Come sul capo al naufrago l'onda s'avvolve e pesa, la chioma su quel misero, bruna pur dinanzi e tesa, scorrea col ceron a scendere, Prodi remote invan: che su quell'alma il cumulo delle memorie scese. Oh quante volte ai posteri narrar se stesso imprese, e sulle fraterne pagine cadde la stanca man! Oh quante volte, al tacito morir d'un giorno inerte, chinati i rai fulminei, le braccia al sen conserte, stette, e nei dì che furono assalse il sol dell'avvenir! E ripensò le mobili tende, e le percosse valli, e Bertolaso co' manipoli, e l'onda dei Gasparri, e il concitato imperio e il celere ubbidir. Ahi! forse a tanto strazio cadde lo spirto anelo, e disperò; ma il G8 venne come man dal cielo, e in più spirabil aere pietoso il trasportò; e l'avvïò, pei floridi sentier della speranza, ai lazzi eterni, al premio che le corna avanzan, dove in silenzio e tenebre un cucù giammai passò. Bello Immortal! benefico Fede ai trïonfi avvezzo! Scrivi ancor questo, allegrati; ché più superba bassezza al disonor del Quirinale giammai non si chinò. Tu dalle stanche ceneri sperdi ogni ria parola: il PDL che atterra e suscita, che affanna e che consola, sulla deserta coltrice accanto a lui posò.

Testo originale : QUI

Vignetta di Vauro

venerdì 24 aprile 2009

Quelli che il 25 Aprile lo festeggiano...


"Ho agito a fin di bene e per un’idea.

Per questo sono sereno e dovete esserlo anche voi."






Mi’ nòn am’ dsgiva:
“al sèèt tè, che mé
san stè in tì partisèèn?”
“nòn, mé ed politica
an capiss mja gninta”- disiva me
“ma infàt ai’n’era mja d’la politica;
a’i eren dì bosc negher
indovv ti stèvi òr e dé e setmèni
con ‘na fèm un bùr e ‘na pòra
e’d mòrìr adòss
comm’ i’ han sulament al bésti”
-am rispondeva lù.




Mio nonno mi diceva
“lo sai tu, che io
sono stato nei partigiani?”
“nonno, io di politica
non capisco niente” – dicevo io
“ma infatti non c’era della politica;
c’erano dei boschi bui
dove stavi ore e giorni e settimane
con una fame un buio e una paura
di morire addosso
come hanno soltanto le bestie”
- mi rispondeva lui.


Da “D’in nciun là”,
di

Cavaliere resistente? Contrordine: inesistente!

Il 25 Aprile 1994, all'indomani del primo mandato da Presidente del Consiglio, fece celebrare messa privata per "tutti" i caduti, nella cappella privata della villa di Arcore.
Nel 1995 annunciò la partecipazione alla manifestazione per raccogliere solo le
contestazioni e gli insulti da sinistra e dall'ex (e ora rinnovato) alleato Umberto Bossi.
Negli anni successivi trascorse la giornata nella villa in Sardegna all'insegna del relax o dell'impegno lavorativo (a seconda che fosse all'opposizione o al governo).
Dal 2003 riprese a rinnovare l'ipotesi di una partecipazione, all'insegna dello slogan "una festa da cambiare", ma poi spedì altri
esponenti di governo a raccogliere fischi nella sua Milano, spesso copiosi come
capitò al ministro Pisanu nel 2005.

Il 24 Aprile 2008 addirittura tentò la boutade revisionista:
«Domani lavoro, lavoro e lavoro, considerandomi in debito con gli italiani che hanno deciso di liberarci dalle dittature che incombono sul nostro paese».
Ora ci riprova.
Provocato dall'opposizione annuncia una possibile partecipazione, sollevando inevitabili reazioni, per ridimensionarla subito dopo. In un generico omaggio a tutti i caduti (attraverso una cerimonia al Monumento al Milite Ignoto) e successiva ennesima passerella pro terremotati forse, in quel di Onna, sede nel 1944 di uno dei numerosissimi eccidi attuati da Nazisti e bande nere in quei ventuno mesi di guerra civile che cambiarono l'Italia, tra il 25 Luglio 1943 e il 25 Aprile 1945.
"Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l'esercito di Francia. Carlomagnodoveva passare in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano li; faceva caldo; era un pomeriggio di prima estate, un po' coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in pentole tenute a fuoco lento. Non è detto che qualcuno in quell'immobile fila di cavalieri già non avesse perso i sensi o non si fosse assopito, ma l'armatura li reggeva impettiti in sella tutti a un modo. D'un tratto, tre squilli di tromba: le piume dei cimieri sussultarono nell'aria ferma come a uno sbuffo di vento, e tacque subito quella specie di mugghio marino che s'era sentito fin qui, ed era, si vede, un russare di guerrieri incupito dalle gole metalliche degli elmi. Finalmente ecco, lo scorsero che avanzava laggiù in fondo, Carlomagno, su un cavallo che pareva più grande del naturale, con la barba sul petto, le mani sul pomo della sella.
Regna e guerreggia, guerreggia e regna, dài e dài, pareva un po' invecchiato, dall'ultima volta che l'avevano visto quei guerrieri."
(da "Il Cavaliere inesistente" di Italo Calvino)

martedì 21 aprile 2009

Z e i colonnelli

21 Aprile 1967, una dittatura militare si instaura nell'Europa mediterranea sulla sponda opposta del Mar Jonio.

E' quella che passerà alla storia come la Dittatura dei Colonnelli.


Alla quale non saranno estranei nemmeno molti neofascisti italiani che tra il '64 e il '70 tenteranno di favorire la nascita di un analogo regime nel nostro paese.


I militari greci tra l'altro proibiranno:


"i capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoj, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trotskij, scioperare, la libertà sindacale, Lurcat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Socrate era omosessuale, l'ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l'enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostojevskij, Cechov, Gorki e tutti i russi, il "chi è?", la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti della pace, e la lettera "Ζ" che vuol dire "è vivo" in greco antico.»

Voce narrante da Z-L'orgia del potere di Costa-Gavras




IL PERCORSO

Tre passi in avanti e tre indietro

di nuovo mille volte lo stesso percorso
Seimila passi
La passeggiata di oggi mi ha stancato
Forse perché misuravo i passi
Ora sto fermo
ma domani comincerò a camminare all’inverso
(La varietà abbellisce la vita!)
E un’altra cosa penso:
se faccio i passi più corti
quattro a quattro potrò misurarli
Sì l’ho pensata bene
Il percorso diventerà più bello…








L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva