mercoledì 31 dicembre 2008

L'attimo fuggente e il tempo che verrà.


Cos’è in fondo il passaggio da un anno all’altro?


Solo l'impercettibile susseguirsi di una frazione di secondo all’altra, in quella infinita ciclicità del tempo naturale all’interno della quale la breve linearità del tempo dell’uomo è cosa infinitesimale.

Eppure, con sommo disdegno di ogni raziocinio, ci ostiniamo a pensare che così come la lancetta nell’orologio ogni sessanta secondi o ogni dodici ore torna ad assumere la stessa posizione, anche per noi ogni volta si ripresenti la stessa vitale opportunità nella sua interezza.

Sappiamo bene che non è così. Che i nostri errori e le nostre esperienze si sommano e determinano la realtà che andremo a vivere, nel limite fisico del tempo che ci sarà concesso.

I veri cambiamenti si costruiscono con lenta gradualità. Sono frutti che vengono da lontano. E nulla hanno a che fare con il tappo repentinamente saltato di una bot
tiglia di spumante.













Auguro a tutti noi allora di saper costruire i cambiamenti che permetteranno un giorno alla nostra progenie di vivere pienamente, ma con rispetto e senso di giustizia, la vita.

Buon 2009, buon futuro a chi vorrà costruirlo.



foto concesse in creative commons da http://www.flickr.com/photos/gadl/
e da http://www.flickr.com/photos/stevewall/

martedì 30 dicembre 2008

Fuochi fatui su Gaza


Tra qualche ora inizierà come ogni anno il rito del fuoco nei cieli di molti pacifici paesi.
Moderni sacerdoti di Vesta rischieranno le loro mani di impiegati, operai, bottegai e commercialisti per l'effimero spettacolo di luce nel tradizionale frastuono della notte di san Silvestro. Fino al rischio stesso della vita.
Vita che in una terra che troppi considerano santa, senza donarle pace, non ha bisogno di feste chiassose e di cibo superfluo per sparire nell'istante dell'esplosione. Senza sorrisi intorno. Senza tappi saltati. Senza nemmeno l'illusoria speranza dell'avvicendarsi di un nuovo anno.

«Ero in presenza della morte, in presenza della natura, di una natura che imparavo a conoscere in modo terribile. Dal momento che arrivo ad essere un uomo che fa la guerra, non è l’idea di uccidere o di essere ucciso che mi tormenta: ero un uomo che non voleva altro per sé se non i rapporti con l’assoluto, l’assoluto che era rappresentato dalla morte. Nella mia poesia non c’è traccia d’odio per il nemico, né per nessuno; c’è la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione...
...Viviamo nella contraddizione. Posso essere un rivoltoso, ma non amo la guerra. Sono anzi un uomo della pace. Non l’amavo neanche allora, ma pareva che la guerra s’imponesse per eliminare la guerra. Erano bubbole, ma gli uomini a volte si illudono e si mettono dietro alle bubbole».

(Giuseppe Ungaretti in L’allegria).

Foto in Creative Commons da

http://www.flickr.com/photos/timtom/
http://www.flickr.com/photos/cactusbones/

martedì 23 dicembre 2008

Cronache di Arcoreis: il nuovo Re Magio (III puntata)

Dal vangelo secondo Ka(pe)zzone:

"Sul pianeta Arcoreis l'Editto del Signore delle Antenne aveva sancito il nuovo censimento.
Tutti a registrarsi anche a Betlemme 2, edificata in gran fretta allo scopo.
E per chi non poteva permettersi un tetto: una social-card e una grotta per tutti. Riscaldata dal popolo Bue a dall'Asinello a capo dell'opposizione.
La mangiatoia invece sventolava al centro del vessillo del nascente Partito dei Magi.
Finalmente s'era detto un basta con i re cattocomunisti.
Gaspare, Melchiorre e Baldassarre appartenevano ormai all'archeologia da presepe della prima repubblica.

I tre furbetti (Rom, arabo e africano), ovviamente clandestini, venivano intercettati e comunque fermati alla frontiera dai nuovi centurioni padani.
Il nuovo re unico avanzava.
Un Magio leganazionalriformistalibertario.
Portava in dono tanto sano ottimismo.

All'oro aveva sostituito un bonus-bebè, alla mirra l'odore dei soldi. I suoi.
L'incenso era stato bandito anche in modica quantità e per chi si ostinava a volerne consumare soggiorno obbligato nella comunità di San Silvio al monte Golgota.

Intanto il piccolo Erode, neo ministro dell'innovazione presepiale, aveva ordinato la strage dei fannulloni innocenti.
Nelle sue intenzioni non se ne doveva salvare proprio nessuno...





Vignetta di Mauro Biani (da http://www.maurobiani.splinder.com/)

martedì 16 dicembre 2008

Io e Raymond Carver

Eccolo lì il presuntuoso, direte voi.

Accostarsi indegnamente ad uno dei più famosi, se non il più bravo, tra gli scrittori del genere racconto, solo per aver provato a mettere in fila qualche parola di senso più o meno compiuto?
Va bene, sgombriamo subito il campo dall'equivoco.

Raymond Carver ha probabilmente in comune con me solo il monogramma RC e nient'altro.
Epoche, contesti nazionali e vissuti completamente diversi. Oltre alla qualità della sua produzione letteraria.

Eppure a leggere in questi giorni il suo breve saggio "Fuochi", raccolto insieme con altri ne "Il mesti
ere di scrivere" da Einaudi, sono rimasto folgorato.

La sua descrizione del contrasto tra il desiderio di scrivere e l'impossibilità momentanea di farlo è coincisa in modo preciso e impressionante con la sensazione da me provata in questo periodo in modo quasi lancinante.
E poi la sensazione suscitata da quel mondo che appare irragionevole, indecifrabile e quindi impossibile da bloccare in una istantanea, da raccontare compiutamente, non è la stessa che io e molti altri provano in questo momento?

E allora non rimane che leggerle queste poche righe, semplici e dirette come tutta la produzione dello scrittore americano.


"In quei giorni immaginavo che, se fossi riuscito a ritagliarmi un'ora o due al giorno per me, dopo il lavoro e la famiglia, sarebbe stato anche più che abbastanza. Il paradiso. Ed ero contento di avere quell'ora. A volte, però, per una ragione o per l'altra, non riuscivo a prendermela. E allora confidavo nel sabato, benché a volte succedessero cose che mandavano a monte anche il sabato. ma c'era ancora la domenica in cui sperare. Domenica forse.
Non riuscivo a immaginarmi al lavoro su un romanzo in quel modo, o meglio in nessun modo. Per scrivere un romanzo, mi sembrava, uno scrittore dovrebbe vivere in un mondo dotato di senso, un mondo in cui poter credere, da poter mettere a fuoco per bene e su cui poi scrivere accuratamente. Un mondo che, almeno per un certo tempo, rimanga fisso in un posto. Inoltre, dovrebbe esserci una specie di fiducia nella correttezza di quel mondo. Fiducia nel fatto che il mondo conosciuto abbia una ragion d'essere, e che valga la pena di scriverne, che non vada tutto in fumo mentre lo fai. Non era questo il caso del mondo che io conoscevo e nel quale vivevo. Il mio mondo era un mondo che pareva cambiare marcia, direzione e regole ogni giorno."

Questo è tutto. Ma mi sembrava il modo migliore di tornare su questa pagina dopo un paio di settimane d'impegnata latitanza.


foto concessa in CreativeCommons da http://www.flickr.com/photos/pinkmoose/

martedì 2 dicembre 2008

Una verità per Aldo Bianzino, una verità per la democrazia.


La mattina del 14 è stato trovato morto nella cella in cui era stato rinchiuso.
E' passato oramai un anno dalla morte "misteriosa" di Aldo Bianzino.

Un anno di solidarietà concreta, di appelli, presidi, volantinaggi,
iniziative di informazione, dibattiti , concerti di sostegno, a Perugia e nel resto d'Italia.
Ma anche un anno di inchieste, insabbiamenti, reticenze, richieste di archiviazione.
Finalmente l'indagine per accertare la
verità riparte. Per questo riprende un percorso di mobilitazione, consapevoli che ora più che mai è necessario fare sentire la propria voce, perché la morte di Aldo non passi sotto silenzio.

C'è chi vuole dimenticare e chi si ostina a reclamare la verità. Perché di carcere non si deve morire!

Il Comitato Verità per Aldo organizza un concerto benefit per mantenere alta l'attenzione sul caso Bianzino e sui numerosi altri casi simili, per sostenere le spese processuali e per dare solidarietà concreta ai familiari.

Il Concerto benefit con: Assalti Frontali e Villa Ada Posse
Venerdì 5 Dicembre
c/o Casa dei Popoli strada tiberina nord,
Casa del Diavolo (Perugia)
ore 22

mercoledì 26 novembre 2008

Favole del nostro tempo: Beata Ignoranza e il mostro unico





Per il ministro Gelmini inizio quasi a provare pietà.

Protagonista suo malgrado, un po' come Cappuccetto Rosso nella fiaba di Perrault, è improvvisamente e anche improvvidamente esposta agli attacchi di tanti, troppi, che inevitabilmente la "sanno più lunga di lei".

Ecco qui l'incontro con il "Lupo" Stefano Benni...



Il mostro unico

di S. Benni


Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini.

Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.Da dove inizia l’istruzione? Dall’asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere.

E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.

Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico.

Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.

Secondo il DMU (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all’immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell’ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil.

Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena.Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno.

Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi.

Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato presidente del consiglio.Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica.

Proibito il brutto anatroccolo. Se uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay.Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso.

Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me.

Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera.

Ma la vostra Ministra Unica.



Foto concesse in creative commons da Steinlob e Rightintwo

lunedì 24 novembre 2008

Rete studenti e Emergency Perugia: Una "Caparezza" in concerto per solidarietà

Ricevo e pubblico

Da anni l’associazione Rete Studentesca si occupa di temi di rilevanza sociale come la promozione della legalità, nella lotta alle mafie, ma anche progetti di solidarietà, di promozione di una cultura di pace e di supporto all’azione delle associazioni che operano direttamente nei paesi colpiti dalla guerra per aiutare i civili colpiti dai conflitti armati.
Nell’ambito di questo nostro impegno, abbiamo costruito nel tempo un forte legame con l’associazione Emergency, con la quale abbiamo realizzato diverse mostre fotografiche, conferenze, assemblee – anche all’interno delle scuole e dell’Università di Perugia – concerti e altre iniziative.



Storia di Luigi delle Bicocche (guarda il video)

Piacere
Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper invece io passo la notte in un Bar Karaoke se vuoi mi trovi lì tentato dal videopoker ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue un soggetto perfetto per Bram Stoker. TU che ne sai della vita degli Operai io stringo sulle spese Goodbye Macellai non ho salvadanai da Sceicco del Dubai mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai io sono il pane per gli usurai ma li respingo non faccio l’Al Pacino non mi faccio di Pachinko non gratto non vinco non trinco nelle sale Bingo man mano mi convinco,



[RIT] che io sono un Eroe perchè lotto tutte le ore sono un Eroe perchè combatto per la pensione sono un Eroe perchè proteggo i miei cari dalle mani dei Sicari dei cravattari sono un Eroe perchè sopravvivo al mestiere sono un Eroe straordinario tutte le sere sono un Eroe E te lo faccio vedere ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere.

Stipendio dimezzato o vengo licenziato a qualunque età io sono già fuori mercato fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato invece torno a casa distrutto la sera bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in Rosso quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ? SU vai a vedere nella galera quanti precari sono passati ai mal’affari quando t’affami i fai nemici vari se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari finisci nelle mani di strozzini ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini farebbero ciò che faccio per i miei Bambini
[RIT]
Per far denaro ci sono più modi potrei darmi alle frodi e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi c’è chi ha mollato il Conservatorio per
Montecitorio lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody io vado avanti e mi si offusca la mente sto per impazzire come dentro un Call Center vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perchè sono un Eroe
[RIT]

martedì 18 novembre 2008

Cetto LaQualunque e il Mare Nostrum a Bagnara Calabra

immagine da wikipedia.it


Il suo programma poggia sugli unici due elementi per lui indispensabili a un vero progresso : u' cemento e u' pilu... per tutti!
Cacciatore indefesso di delfini ed altri esseri viventi in via d'estinzione, nepotista al punto di collocare sua figlia come cardiochirurga nel locale ospedale per il merito non trascurabile di saper sfilettare i delfini come nessun'altra.
Insomma un uomo spregevole, ma "politico di razza" in sintonia con la gente della strada in questa Italia subnormale.

Uno insofferente a qualsiasi oppositore politico di turno al quale "non sputa per non profumarlo".

Ecco, credevo un po' ingenuamente che Cetto LaQualunque fosse il protagonista un po' bastasu (per dirla con lui) di una parodia ironica e dissacrante sulla realtà calabrese.

Poi ho visto la puntata di Report del 16 novembre scorso, dedicata alla bracconaggio e alla pesca indiscriminata, che saccheggia la residua fauna ittica dei nostri mari e soprattutto ho osservato l'atteggiamento para-mafioso di alcune famiglie di pescatori illegali di Bagnara Calabra e non solo.
Allora ho pensato che Cetto, come Licio Gelli, ha ottime possibilità di realizzare a breve il suo surreale programma elettorale...

In fondo il progetto di cementificazione totale (Ponte) c'è già, la caccia a qualsiasi animale marino anche...e 'u pilu, quello in tempi di crisi si trova sempre.



Cetto LaQualunque è un personaggio di quel geniaccio d'attore che è Antonio Albanese.


La foto è concessa in creative Commons da doda.it

venerdì 14 novembre 2008

Espresso - Brunetta : storia di lumache, scorciatoie, case di lusso e di un furbetto


In circa sei mesi ha fatto di tutto per porre sé stesso al centro di qualsiasi attenzione mediatica.

Slogan offensivi nei confronti dei lavoratori pubblici, rutilante presenza televisiva, annunci ad effetto e presunzione a gogò hanno finora contraddistinto l'operato del Ministro all'Innovazione e alla Funzione Pubblica Prof. Renato Brunetta.

Ma, dopo aver fatto notizia su giornali, TV e sui blog di mezza Italia, grazie alla presunta riduzione dell'assenteismo e alla repressione dei comportamenti scorretti di alcuni dipendenti pubblici, ora tocca alla sua vita privata e a qualche comportamento che l'inchiesta dell' Espresso sembrerebbe dimostrare non proprio moralmente ineccepibile...


Leggete l'inchiesta di Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo al seguente link

Qui troverete anche la replica del Ministro...

... e qui la controreplica della Direzione del settimanale L'espresso

Aggiornamento del 14.11.2008
Qui trovate le osservazioni e i documenti pubblicati sul sito personale del Ministro.

Ognuno tragga le conclusioni del caso.
Una domanda è comunque lecita: Chi moralizza i moralizzatori?

foto concessa in Creative Commons da Stefano Corso

mercoledì 12 novembre 2008

Opinioni di un clown



Dopo le ultime infelici battute sono nate diverse iniziative tra i blogger per prendere ufficialmente le distanze dalle dichiarazioni del "Cavaliere con la Bandana".

Siti che senza alcun "orientamento politico" vogliono dare voce ai tanti italiani che si sentono indignati dall'essere rappresentati in tal modo dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, come ad esempio www.notspeakinginmyname.com (guarda).


Qui l'appello tra l'altro recita così:

"Noi crediamo che la rappresentanza politica sia una cosa seria. E' necessario che venga fatto con rigore e serietà.
Signor Berlusconi, quando parla rappresenta l'
intera popolazione italiana...
... se non sei italiano e ti senti offeso da una delle inappropriate e ignoranti battute del PM Silvio Berlusconi, ti preghiamo di accettare le nostre scuse".

Per questo, suggerisce infine l'appello, se siete italiani e non vi sentite rappresentati dalle parole di Silvio Berlusconi, scrivetelo su un pezzo di carta, fatevi una foto e mandatela al seguente indirizzo mail con nome, cognome e località: sendto@notspeakinginmyname.com






Iniziativa analoga a quella del gruppo yeswearedifferentit che si propone lo scopo di comperare uno spazio pubblicitario su di un grande quotidiano internazionale per pubblicare il seguente appello:

Siamo milioni di italiani e siamo invisibili.
Siamo milioni e non siamo volgari.
Siamo milioni e non siamo razzisti.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato la nostra storia.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato di essere un popolo di emigranti.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato che eravamo dalla parte sbagliata nella seconda guerra mondiale.
Siamo milioni e siamo onesti e civili. .
Siamo milioni e NON CI riconosciamo nelle parole del signor Berlusconi.


IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NON PARLA PER NOI
SI' NOI SIAMO DIFFERENTI

Qualcuno le ha definite goliardate. Io le considero atti politici, ovviamente insufficienti, ma necessari.
Voi?

lunedì 10 novembre 2008

La settimana tra cronaca e letteratura


Berlusconi a Mosca: Obama è giovane bello e "abbronzato"!

"Opinioni di un clown" di H. Boll


Addio a Mama Africa. Miriam Makeba muore al termine del concerto dedicato a Saviano.

"Vivere stanca" di J.C. Izzo


Gerusalemme: rissa tra monaci di opposte fazioni religiose nel Santo Sepolcro

"Tante piccole infamie" di P. Karnezis

Mondi al limite. Scrittori per Medici senza Frontiere

Testimoni, non testimonials!

"Il testimone è qualcuno che parla sempre in prima persona, che mette in gioco la propria sensibilità e le proprie emozioni, il testimonial al contrario propone una lezione altrui."

Così, Konstantinos Moschochoritis Direttore generale di MSF Italia, illustra il senso dell'iniziativa che vede diversi progetti dell'associazione, in Italia e all'estero, protagonisti dei racconti di nove scrittori italiani di fama.

Dalla Cambogia alla Repubblica Democratica del Congo, dalla Colombia all'Italia, i nove scrittori italiani attraverso quattro continenti offrono un affresco fatto di ritratti, storie dure e realtà drammatiche dipinto dalla variegata sensibilità degli scrittori, per la prima volta a contatto con situazioni al limite.
L'opera, edita da Feltrinelli, è corredata dai disegni di Emilio Giannelli.

I racconti:

Alessandro Baricco
La normale vita di Naing Nay
Stefano Benni
C'era una volta l'AIDS
Gianrico Carofiglio
Sommarie informazioni a Bogotà
Mauro Covacich
Bungee jumping a Takeo
Sandrone Dazieri

Una persona alla volta
Silvia Di Natale
Il risveglio di Roxana
Paolo Giordano
Mundele
Antonio Pascale
Medici di se stessi
Domenico Starnone

Condom Butterfly





lunedì 3 novembre 2008

Niente di nuovo sul fronte occidentale


Quasi nove milioni di morti in divisa. Sei milioni e mezzo di civili. Più di 22 milioni di feriti e mutilati. Questa è stata la prima guerra mondiale.

Ma il mefistofelico ministro della difesa sbandiera da giorni la tricolore volontà di ripristinare come festa nazionale solenne il 4 novembre.



Con quella voce bassa e distorta, parla di vittoria, di compimento del Risorgimento, di unità nazionale.
Rispolvera tutta la retorica in naftalina per celebrare le gesta degli Italiani nella "Grande guerra". Arriva puntuale a dire "noi non celebriamo la guerra, il macello che ci fu nelle trincee, ma il ricordo di quegli uomini, uomini di tutte le regioni, che diedero la vita per difendere la propria terra, la propria famiglia, la propria Patria. Il momento delle trincee fu il momento di nascita dell'unità nazionale".

Eccolo lì il culmine, in quel "diedero la vita" degno di un sacrario d'altri tempi e della triade Dio, Patria e Famiglia.
Che tace l'obbedienza ottenuta con metodi spietati, con le condanne a morte, con le decimazioni che colpirono i soldati del regio esercito italiano più di ogni altro.

Le stesse amnesie che ancora oggi a distanza di 90 anni impediscono in Italia, a differenza di quanto è avvenuto in Francia, di giungere alla dichiarazione d'innocenza e alla riabilitazione di tutti i condannati fucilati senza processo.

Ristabilire questa verità storica potrebbe essere l'unico modo per ricordare con senso di giustizia tante perdute giovinezze.


O Gorizia

La mattina del cinque di agosto
si muovevano le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì.

Sotto l'acqua che cadeva a rovescio
grandinavano le palle nemiche;
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza

e il ritorno per molti non fu

O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana,
schernitori di noi carne umana,

questa guerra ci insegna a punir.

Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dei confini;

qui si muore gridando: assassini!
maledetti sarete un dì.

Cara moglie, che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini,
che io muoio col suo nome nel cuor.

Traditori signori ufficiali
che la guerra l'avete voluta,
scannatori di carne venduta,
e rovina della gioventù

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

Clicca qui per ascoltarla


domenica 2 novembre 2008

In memoria di un intellettuale corsaro

da "In morte di Pasolini"".
di Rossana Rossanda
dal "manifesto" del 4 novembre 1975

...la stampa italiana piange Pier Paolo Pasolini, l'intellettuale più scomodo che abbiamo avuto in questi anni. Diventato, anzi, scomodissimo. Non piaceva a nessuno, quel che negli ultimi tempi andava scrivendo. Non a noi, la sinistra, perché battagliava contro il 1968, le femministe, l'aborto e la disobbedienza. Non piaceva alla destra perché queste sue sortite si accompagnavano a un'argomentazione sconcertante, per la destra inutilizzabile, sospetta. Non piaceva soprattutto agli intellettuali; perché erano il contrario di quel che in genere essi sono, cauti distillatori di parole e di posizioni, pacifici fruitori della separazione fra "letteratura" e "vita", anche quelli cui il 1968 aveva dato cattiva coscienza.
... Questa pressoché totale unanimità è certo la seconda pesante macchina che passa sul corpo di Pasolini. Come della prima, chi ha la coscienza a posto può dire: "se l'è cercata". Per chi non ha queste certezze è invece l'ultimo segno di contraddizione, di questa contraddittoria creatura: una contraddizione vera, non ricomponibile
in qualche artificio dialettico.

Non diceva che i giovani sono, ormai, come una schiuma lasciata da una mareggiata che ha distrutto i vecchi valori? che una collettività deve darsi un ordine, un sistema di convivenza, un modello? Su questo sono d'accordo tutti, salvo dare ciascuno, a questo ordine e a questa denuncia, il segno che più gli conviene. Pasolini, l'intellettuale
più outsider della nostra società culturale, fornisce con la sua indecorosa morte la prova ferrea che così non si può andare avanti. Così comoda, che tutto il resto è perdonato.

Penso che su questo fervore e i suoi corollari, Pasolini avrebbe – se è lecito immaginare questo gesto in un uomo così dimessamente gentile – sputato sopra. Che, se ne fosse uscito vivo, oggi sarebbe dalla parte del diciassettenne che lo ha ammazzato di botte. Maledicendole, ma con lui. E così fino all'inevitabile, forse prevista e temuta, altra occasione di morte. Ma con lui perché era il mondo, queste le creature della sua vita più vera ("io li conosco questi giovani, davvero, sono parte di me, della mia vita diretta, privata") in cui cercava, ostinatamente, una luce. In loro, non nel mondo d'ordine, che non sono solo i commissariati di polizia...

Qui tornava perché nella sua visione del mondo altre strade non c'erano. La sua denuncia dello "sviluppo", dei valori del consumismo, del profitto, dell'appiattimento da essi indotto in una società preindustriale dove ancora potevano prevalere i rapporti personali, non alienati, non passivamente accolti era – come in genere è in questo filone, che ha esponenti illustri, cattolici e laici – unidimensionale come la società che criticava; era vissuta come fine della storia...

...a questo tipo di "sviluppo" – e chi può opporvisi se non il margine, o un terzo mondo non ancora arrivato a questa soglia? – non avrebbe offerto un'ancora di salvezza. Altrove, salvezze non vedeva, per questo Pasolini tornava, ostinatamente, in borgata e più gli sfuggiva, più vi tornava tormentosamente.
...
Morte accidentale nell'inseguimento di un fantasma, si potrebbe dire. Con soddisfazione per i più, con amarezza per chi di Pasolini aveva stima e rispetto...

È vero che la conformizzazione al suo modello è mostruosa. È vero che essa è così potente, da riflettersi persino in chi la nega; nel 1968, quando scrisse la famosa poesia sugli scontri di Valle Giulia, Pasolini vedeva nello studente il prodotto d'un ceto che può perfino "provare" la rivoluzione, cosa che al poliziotto, figlio di bracciante meridionale, non è permessa; e coglieva una parte di verità. È vero che oggi, e non ieri, si può parlare di aborto, e non solo perché è maturato il movimento femminista, ma la società maschile pensa a "economizzarsi". È vero che scuola dell'obbligo e Tv sono organismi del consenso. È vero che il fascista non è così diverso dal democratico, nei suoi modelli culturali, come era nel 1922.

Vero tutto, e tutto parziale: perché ogni volta che Pasolini toccava con mano queste scomode verità, l'ambiguità del presente, faceva seguire un salto indietro, verso l'umanità non ambigua di "prima", invece che cogliere nello studente, nel femminismo, nella scolarizzazione, nella stessa conformizzazione, il principio d'una sicuramente spuria, ma vitale via d'uscita in avanti.
E questo oggi viene sfruttato, questa è la seconda macchina che passa sul suo corpo. Giacché del valore dirompente, violento, di questa sua "reazione" nulla resta, nella elegia delle prime, seconde e terze pagine che gli sono dedicate. Avrà un funerale borghese, e fra qualche tempo il comune di Roma gli dedicherà una strada.
Lo ammazzeranno meglio, i suoi veri nemici, che non il ragazzo dell'altra sera...

domenica 26 ottobre 2008

L'importanza di chiamarsi Gastone


Diciamocelo pure, Gastone è un tipo piuttosto antipatico.

Sempre elegante come un damerino, se ne va in giro bighellonando per la città, a raccogliere il frutto di una fortuna che rende, negli annali dei "beneficiati dalla dea bendata", il suo fondoschiena di papero il più monumentale fra tutti.

Un mito insomma.

E il mito, si sa, nasconde anche gli evidenti difetti di chi assurge a tanto. Non vi sfugga la sua fannullaggine totale. Finanche più grave di quella di Paperino, l'ozioso paperopolesco per antonomasia che, tra slanci momentanei e costrizioni parentali, trova saltuariamente attività lavorative più o meno serie ma, purtroppo per lui ,sempre poco remunerative...








Si, proprio l'accordo che elargirà la bellezza di 40 euro netti mensili pro capite per i rinnovi contrattuali pubblici, senza garanzie sul recupero del salario accessorio perso (circa dieci volte l'aumento ottenuto) per decine di migliaia di Paperini qualsiasi.
Una somma insufficiente a compensare perfino l'aumento delle bollette.


Aveva ragione Petrolini.
A chiamarsi Gastone si sarebbe potuto almeno optare per il diminuitivo Tone.

Almeno avremmo risparmiato il Gas!




giovedì 23 ottobre 2008

Fragole, sangue e fichi secchi.



Mi è ritornato in mente ieri.
Dopo aver visto (guarda anche tu)
il Nano Cavaliere mostrare, durante la conferenza stampa sulla scuola e la sua pseudo-riforma,
muscoli e italiano sui generis,
novello Bava Beccaris
(rima baciata).



"Fragole e sangue" di S.Hagman è' stato per anni un film-cult anomalo. La storia dell''amore che spinge un giovane, piuttosto scettico e apolitico, a impegnarsi attivamente nelle lotte studentesche alla Columbia University, fu prodotta da una "major" di Hollywood sull'onda del successo di Easy Rider. Dunque un prodotto che nacque addomesticato, ma che anche grazie alla potenza visiva della scena della carica finale della polizia, guadagnò ben presto il favore del pubblico giovane e impegnato, e premi perfino a Cannes.

Però, mi son detto,vuoi mettere le manganellate delle "forze dell'ordine" sulla colonna sonora di "Give peace a chance" cantata da J. Baez con una mattanza nostrana tipo G8 sulle note di gente come Apicella?
Il confronto non reggerebbe, il dramma virerebbe subito in commedia di serie B, all'Alvaro Vitali per intenderci.
E sfiorerebbe addirittura il grottesco d'autore, se alle note dell'ex parcheggiatore napoletano sostituissimo quelle dell'inno "meno male che Silvio c'è..."

Sarebbe comunque una "roba brutta, ma brutta brutta brutta..." come direbbe il Signor Rezzonico, personaggio ticinese di Aldo Giovanni e Giacomo.
Brutta e tragicomica, come i tagli che la Beata Ignoranza tenta di praticare sulle spese per l'istruzione pubblica e universitaria.

Si, tagli e non riforma, come pomposamente chiamano il grembiulino che gli han messo indosso. Per migliorarne l'efficacia didattica, dicono.
.
Ecco la ricetta: meno insegnanti, meno ore d'insegnamento, meno scuole pubbliche!

Un po' come voler festeggiar le nozze con i fichi secchi...


domenica 19 ottobre 2008

La settimana tra cronaca e letteratura

foto da www.ilrichiamo.org

Reazioni contrastanti all'annuncio di Roberto Saviano di voler lasciare l'Italia.
"Malinconia dei leoni"
di P.J. Gutierrez

Scuola: mozione leghista vara le classi "differenziali" per bambini stranieri.

"Pedigree"
di G. Simenon

Roma 500mila persone in piazza con i sindacati di base contro il governo.

"Libera nos a Malo"
di L. Meneghello

sabato 18 ottobre 2008

Cinema e lavoro: gli invisibili sul grande schermo


Il lavoro in tutte le sue declinazioni odierne: industriale e post-industriale, nero o sottopagato, operaio o intellettuale.
E' lui il protagonista di uno straordinario e troppo spesso ignorato festival del Cinema:
Cinema &è lavoro.


Nessuna star che sbarca al Lido tra i flashes dei fotografi, nessun "CertainRegard o Quinzaine des Realisateurs", ma "solo" uno straordinario affresco di quel variegato mondo del lavoro sempre più lontano dal piccolo, invadente schermo della TV e dalla sua persuasione occulta.
E' Terni, la città cresciuta intorno alle sue acciaierie ad ospitarlo da qualche anno...

Una rassegna che, attraverso tutte le angolazioni e i diversi sguardi possibili, ci restituisce la realtà odierna di una parte così importante della nostra vita, da costituire il principio fondante, e troppo spesso colpevolmente ignorato, della nostra Costituzione repubblicana.


" Il lavoro mi piace, mi affascina. Potrei starmene seduto per ore a guardarlo"
J. K. Jerome

"Decise di cambiar vita, di approfittare delle ore del mattino. Si levò alle sei, fece la doccia, si rasò, si vestì, gustò la colazione, fumò un paio di sigarette, si mise al tavolo di lavoro e si svegliò a mezzogiorno"
E. Flaiano

"Eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre"
G. Marx

mercoledì 15 ottobre 2008

Apartheid scolastico: il segregazionismo sotto il grembiulino



Versteckte Kinder (Bambini nascosti) è il titolo di un libro del 1986 a cura di Marina Frigerio e Simone Bugherr.

Narra le storie di migliaia di bambini italiani figli di emigranti in Svizzera.


" Bambini nascosti in casa dai genitori che non avevano il diritto, secondo le rigidissime leggi svizzere, di portare la famiglia a Berna o a Ginevra. Piccoli fatti entrare di straforo e costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi , per anni in un appartamento di periferia. Senza poter ridere, giocare, piangere. Senza poter uscire...Lucia, viveva con i genitori in una stanza di un appartamento abitato da altre famiglie. Quando il padre e la madre andavano al lavoro, la chiudevano dentro a chiave. Uscì fuori per la prima volta quando aveva tredici anni...Anna restò sepolta quattro anni:-Le rare volte che può scendere in cortile non deve parlare con nessuno: sa solo l'italiano e i vicini possono accorgersi della diversità. Non sa cos'è l'altalena. Non riesce a correre perché le manca il fiato. Quando esce dal nascondiglio e può andare a scuola, ha otto anni. La maestra la descrive assente, spesso impaurita. Disegna animali minacciosi di fronte a una piccola bambina.
Trentamila bambini nascosti verso la metà degli anni settanta. Erano così tanti che qua e là, protette in genere da qualche comunità religiosa, esistevano perfino delle scuole clandestine. Elementari. Anche medie."
(da l'Orda di Gian Antonio Stella)


Quando all'inizio degli anni '90 i primi profughi albanesi erano già sbarcati a Brindisi, avevamo ancora in Svizzera almeno un migliaio di figli clandestini.

Pensavo fosse un gran peccato che un simile libro non fosse stato mai tradotto in Italiano.
Oggi dopo l'approvazione della
mozione che introduce il segregazionismo scolastico per i bambini stranieri, sono lieto che non lo sia stato.

Persa irrimediabilmente la speranza che la storia possa loro insegnare alcunché di positivo, bisogna confidare stavolta nella straordinaria ignoranza dei verdastri padani. Perché la degenerazione xenofoba della Lega Nord non si ispiri anche a queste drammatiche storie dell'italica emigrazione per esplicitare ancor meglio un razzismo che è sempre meno paludato.
Un razzismo e una discriminazione etnica ormai sfrontatamente esibiti come principi per il modello di un nuovo ordine italiano.

domenica 12 ottobre 2008

12 Ottobre 1492

Da "La scoperta de l'America"
di C. Pascarella


XXIX -

E quelli? - Quelli? Je successe questa:
Che mentre, lì, frammezzo ar villutello[1]
Cusì arto, p'entrà’ ne la foresta
Rompeveno li rami cor cortello,

Veddero un fregno buffo, co' la testa
Dipinta come fosse un giocarello,
Vestito mezzo ignudo, co' 'na cresta
Tutta formata de penne d'ucello.

Se fermorno. Se fecero coraggio...
- A quell'omo! -- je fecero, - chi sete? –
- Eh, - fece, - chi ho da esse? Sò un servaggio.

E voi antri quaggiù chi ve ce manna? -
- Ah, - je disseero, - voi lo saperete
Quando vedremo er re che ve commanna.-
XXX

E quello, allora, je fece er piacere
De portalli dar re, ch'era un surtano,
Vestito tutto d'oro, co' 'n cimiere
De penne che pareva un musurmano.

E quelli allora, co' bone maniere,
Dice: - Sa? Noi venimo da lontano,
Per cui, - dice, - vorressimo sapere
Si lei siete o nun siete americano. –
- Che dite? - fecce lui, - de dove semo?
Semo de qui, ma come so’ chiamati
'Sti posti, - fece, - noi nu' lo sapemo. -

Ma vedi si in che modo procedeveno!
Te basta a dì che lì c'ereno nati
Ne l'America, e manco lo sapeveno.



XXXI

E figurete allora tutti quelli!
Ner védeli così senza malizia,
Je cominciorno a dì: - Famo amicizia...
Viva la libertà... Semo fratelli...

E intanto l'antri su li navicelli,
Ch'aveveno sentito la notizia,
Capirno che la cosa era propizia,
Sbarcorno tutti giù da li vascelli.


E quelli je sbatteveno le mano:
E quell'antri, lo sai come succede?,
Je daveno la guazza, e a mano a mano

Che veddero che quelli ci abboccaveno,
Che agiveno co' tutta bona fede,
Figurete si come li trattaveno!

XXXII

Li trattaveno come ragazzini;
Pijaveno du' pezzi de specchietti,
'Na manciata de puje[2], du' pezzetti
De vetro, un astuccetto de cerini...

Je diceveno: - Eh? Quanto so’ carini!
- Voler controcambiare vostri oggetti? -
E tutti quanti queli poveretti
Je daveno le spille e l'orecchini.

Figurete! Ce fecero la mozza[3]:
E lì le ceste d'oro, così arte,
Le portaveno via co' la barozza[4].


Eh, me fai ride! Come je le daveno?
Quanno me dichi che da quele parte
Lì li quatrini nu' li carcolaveno!!

XXXIII

Perché er servaggio, lui, core mio bello,
Nun ci ha quatrini; e manco je dispiace:
Ché lì er commercio è come un girarello,
Capischi si comè? Fatte capace:


Io sò 'n servaggio, e me serve un cappello:
Io ci ho 'n abito e so che a te te piace,
Io te do questo, adesso damme quello,
Sbarattamo la roba e semo pace.


E così pe’ li generi più fini,
E così pe’ la roba signorile;

Ma loro nun ce l'hanno li quatrini.
Invece noi che semo una famija
De 'na razza de gente più civile,
Ce l'avemo e er Governo se li pija.


[1] Muschio.[ 2] Gettoni che si usano nel gioco, “fiches”. [3] Vendemmia. [4] Barroccio, carro a due ruote usato per il trasporto dei barili di vino.

mercoledì 8 ottobre 2008

Brunetta fa rima con vignetta. E una risata lo seppellirà!


Dopo le polemiche sull'uso spregiudicato del sito ministeriale per pubblicare vignette nelle quali spesso i pubblici dipendenti venivano messi alla gogna, è ancora una vignetta a far parlare del Ministro dell'innovazione e della pubblica Amministrazione Prof.(nonchè pubblico dipendente) Brunetta.
Stavolta la "vittima" sembra essere proprio l'economista veneziano, ex venditore di "gondolete" e sedicente in odore di Nobel!?

A scatenare il putiferio ha provveduto Mauro Biani con una vignetta che a gran parte dell'Esecutivo proprio non è andata giù.


Il vignettista ha spiegato così la genesi della vignetta.Giudicate voi.



Vauro invece la questione l'ha risolta sul Manifesto del 30/09/2008:


Beh...
chi di vignette ferisce, di vignette perisce!

lunedì 6 ottobre 2008

Harry Potter e i doni della ricchezza


Poniamo il caso che foste disoccupati e con prole a carico. Senza speranze di trovare un nuovo lavoro, e quindi una fonte di sostentamento alternativa al sussidio di disoccupazione.
Vi rivolgereste mai ad un mago, un maghetto nella fattispecie, per cambiare vita?

Beh, memori delle VanneMarchi nostrane, pochi di noi risponderebbero affermativamente...

Ma sbaglierebbero!
J. Rowling era esattamente in quella precaria situazione quando la la Bloosmury acquistò i diritti del primo libro di Harry Potter. E il maghetto non si fece pregare.
Come un tardo e anomalo alchimista tramutò montagne di carta, mattoni di pagine, in oro puro!


Sette Euro al secondo, 240 Milioni di Euro l'anno, sentenzia l'ultima dichiarazione dei redditi della donna più ricca d'Inghilterra.
Non
vi sta venendo per caso un'improvvisa, ma irresistibile, voglia di destreggiarvi con pluffe, quidditch e babbani?

domenica 5 ottobre 2008

Valigie di cartone, razzismi quotidiani e dimenticate profezie

Scorrono le immagini della manifestazione di Caserta contro camorra e razzismi, e le parole del Poeta tornano alla mente...



Profezia di P.P.Pasolini


Era nel mondo un figlio
e un giorno andò in Calabria:
era estate, ed erano
vuote le casupole,

nuove, a pandizucchero,
da fiabe di fate color
della fame. Vuote.
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi

senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio
scuoteva paglia nera
come nei sogni profetici:
e la luna color della fame
coltivava terreni

che mai l’estate amò.
Ed era nei tempi del figlio
che questo amore poteva

cominciare, e non cominciò.
Il figlio aveva degli occhi
di paglia bruciata, occhi
senza paura, e vide tutto
ciò che era male: nulla
sapeva dell’agricoltura,
delle riforme, della lotta
sindacale, degli Enti Benefattori,
lui - ma aveva quegli occhi.

Ogni oscuro contadino
aveva abbandonato
quelle sue casupole nuove
come porcili senza porci,
su radure color della fame,
sotto montagnole rotonde
vista dello Jonio profetico.

Tre millenni passarono
non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell’aria malarica
l’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano?
Quasi come un padrone.
Ti porterebbero su

loro antica regione,
frutti e animali, i loro
feticci oscuri, a deporli
con l’orgoglio del rito
nelle tue stanzette novecento,
tra frigorifero e televisione,
attratti dalla tua divinità,
Tu, delle Commissioni Interne,
tu della CGIL, Divinità alleata,
nel sicuro sole del Nord.

Nella loro Terra di razze
diverse, la luna coltiva
una campagna che tu
gli hai procurata inutilmente.

Nella loro Terra di Bestie
Famigliari, la luna
è maestra d’anime che tu
hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa
e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. Se egli poi non sorride
è perchè la speranza per lui
non fu luce ma razionalità.

E la luce del sentimento
dell’Africa, che d’improvviso
spazza le Calabrie, sia un segno
senza significato, valevole
per i tempi futuri! Ecco:
tu smetterai di lottare
per il salario e armerai
la mano dei Calabresi
.

Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli
di figli,
da Algeri, su navi
a vela e a remi. Sar
anno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno
con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica
voleranno davanti alle willaye.

Essi sempre umili
Essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,

essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi,
essi che pregavano
alle lotte operaie…

… deponendo l’onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l’onore

della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere –
usciranno dal fondo del mare per aggredire - scenderanno
dall’alto del cielo per derubare - e prima di giungere a Parigi
per insegnare la gioia di vivere,
prima di giungere a Londra
per insegnare a essere liberi,
prima di giungere a New York,
per insegnare come si è fratelli
- distruggeranno Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno su come zingari
verso nord-ovest
con le bandiere rosse
di Trotzky al vento…


foto da (rai.it, www.cgilbrianza.it, quarta di copertina de "l'Orda" di G.A. Stella)


giovedì 25 settembre 2008

Non si uccidono così anche i cavalli?


Prendo in prestito il titolo del romanzo di Horace McCoy da cui fu tratto il bel film di Sidney Pollack per raccontare una storia di questi giorni.
Quella è una storia di recessione economica, gare estenuanti e un premio ad allettare chi, massacrando sè stesso e il proprio compagno, resisterà più a lungo. Finchè in uno stato di semi-incoscienza vedrà compiersi il proprio destino.

Ora provate ad ambientarla nell'italietta del 2008 invece che nell'America della grande depressione. Sostituite alla pista da ballo il tavolo di trattativa, ai ballerini i lavoratori, alla giuria il governo, al comitato di premiazione una dozzina di padroni.
Tramutate infine nella "carotina" di un lavoro a tempo indeterminato l'agognato premio per cui tutti ballano forsennatamente, magari dissennatamente. A volte per rassegnazione: "tengono famiglia".
In altre, animati da dignitosa necessità.

Poi immaginate uno scatto d'orgoglio: una sola coppia smette di ballare, esce all'aperto. I due respirano finalmente dopo l'apnea. Stanno quasi sorridendo... Ma un rumore li costringe a volgere lo sguardo ancora offuscato dal sudore verso l'alto.
Nel cielo romba il volo di un aereo Aliqualcosa e il biglietto nelle loro mani ormai è solo carta straccia.

Foto da http://www.terre.it/gruppo/articoli/800.html

Basquiat: i fantasmi, l'Italia e SAMO




















"Graffiti da asporto" quelli di Basquiat, genio ingenuo che un giorno trovò la notorietà provando a vendere cartoline illustrate a Andy Warhol, che tornano a Roma per la nuova mostra "Fantasmi da cacciare".


Il graffitaro rap costituisce con Jim Morrison, Jimi Hendrix e Janis Joplin un maledetto poker di J dalle vite bruciate a 27 anni.


Il legame tra l'artista newyorkese, con sangue haitiano nelle vene, e l'Italia è storicamente forte.

Il suo esordio avviene, per dirla con Guccini, "tra la via Emilia e il West"con la prima mostra personale allestita nel 1982 a Modena, in contemporanea a quella della Grande Mela.

Ma forse c'è un legame più occulto, una connessione di senso tra l'attuale realtà italiana ed un acronimo.

Quello con il quale l
'inquieto ragazzo di Brooklyn, con sangue haitiano nelle vene, firmava i graffiti disegnati a quattro mani con l'inseparabile amico Al Diaz: SAMO. Ovvero Same Old Shit !

La solita vecchia merda!


Foto da www.flickr.com

domenica 21 settembre 2008

La settimana tra cronaca e letteratura


Strage camorrista a Castel Volturno. Uccisi sei immigrati africani.

"L'assommoir (lo scannatoio)" di E. Zola


Fini prende le distanze dal fascismo: democrazia è sinonimo di antifascismo.

"Le confessioni di un italiano"
di I. Nievo


In sciopero i lavoratori dei Call-Center

"La vita agra"
di L. Bianciardi

Gulp : Fioretti in TV !



Le avevamo
lasciate vincenti sui podi olimpici pechinesi.
Sorriso e medaglie
al collo.
Ora, a distanza di un mese, le ritroviamo all'interno della magic box televisiva, subalterne a chi quella pedana la calca da decenni per affari, per professione o per speculazione politica.

E' questa la parabola delle fiorettiste Vezzali e Granbassi.
L'agognato approdo televisivo si è concretizzato per la prima nel "Porta a Porta" vespiano, caratterizzato da un siparietto smaccatamente servile e piuttosto ambiguo nei confronti del Cavalier Berlusconi.
La seconda, trasformatasi d'incanto in giornalista, secondo quanto annunciato, affiancherà Michele Santoro nella nuova serie di "
Annozero".

Le due al di fuori delle tenzoni schermistiche non avevano finora brillato. Valentina Vezzali si era distinta solo per una richiesta di detassazione dei premi olimpici seppellendo definitivamente il fantasma di De Coubertain. A Margherita Granbassi era invece venuta l'idea, subito imitata, di donare la propria attrezzatura olimpica al Dalai Lama e siamo ancora in attesa che tale decisione stravolga l'ordine internazionale sulla questione Tibetana.

Ora sembrerebbero giocarsi tutto nel passaggio dalla scherma allo schermo.
Anche se all'apparenza tutto si riduce a un semplice cambio di vocale.
Un po' come nel detto "dalle stelle alle stalle"..
.

immagine da www.afnews.info/public/afnews/arc0-2003.html

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva