martedì 30 dicembre 2008

Fuochi fatui su Gaza


Tra qualche ora inizierà come ogni anno il rito del fuoco nei cieli di molti pacifici paesi.
Moderni sacerdoti di Vesta rischieranno le loro mani di impiegati, operai, bottegai e commercialisti per l'effimero spettacolo di luce nel tradizionale frastuono della notte di san Silvestro. Fino al rischio stesso della vita.
Vita che in una terra che troppi considerano santa, senza donarle pace, non ha bisogno di feste chiassose e di cibo superfluo per sparire nell'istante dell'esplosione. Senza sorrisi intorno. Senza tappi saltati. Senza nemmeno l'illusoria speranza dell'avvicendarsi di un nuovo anno.

«Ero in presenza della morte, in presenza della natura, di una natura che imparavo a conoscere in modo terribile. Dal momento che arrivo ad essere un uomo che fa la guerra, non è l’idea di uccidere o di essere ucciso che mi tormenta: ero un uomo che non voleva altro per sé se non i rapporti con l’assoluto, l’assoluto che era rappresentato dalla morte. Nella mia poesia non c’è traccia d’odio per il nemico, né per nessuno; c’è la presa di coscienza della condizione umana, della fraternità degli uomini nella sofferenza, dell’estrema precarietà della loro condizione...
...Viviamo nella contraddizione. Posso essere un rivoltoso, ma non amo la guerra. Sono anzi un uomo della pace. Non l’amavo neanche allora, ma pareva che la guerra s’imponesse per eliminare la guerra. Erano bubbole, ma gli uomini a volte si illudono e si mettono dietro alle bubbole».

(Giuseppe Ungaretti in L’allegria).

Foto in Creative Commons da

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http://www.flickr.com/photos/cactusbones/

4 commenti:

marco ha detto...

la comprensione della stupidità della gente che si fa saltare le dita l'ultimo dell'anno per i "botti" è qualcosa che da sempre va oltre la mia povera capacità di capire.
Per quello che dolorosamente sta succedendo a Gaza, mi piacerebbe vedere risoluzioni ONU, pontefici che pontificano, bloggers che bloggano anche per i 12000 missili che si sono schiantati su Israele, 200 solo dalla rottura della tregua da parte di Hamas.
Ma non ci spero più.
saluti e auguri.
marco

Roberto Celani ha detto...

@ Marco
Del breve passaggio di Ungaretti citato mi piacerebbe sottolineare a tuo beneficio il "ma pareva che la guerra s’imponesse per eliminare la guerra"...

Pareva, appunto, che dietro un bombardamento deciso da Israele, ci fossero i razzi di Hamas...

A cosa servono tutti gli organismi internazionali, tutte le risoluzioni e tutte le pletore di diplomatici se poi uno Stato sovrano decide di scendere sullo stesso piano di una organizzazione ritenuta terroristica uccidendo indiscriminatamente anche civili innocenti?

marco ha detto...

Roberto, avevo letto bene il pezzo di ungaretti, e in generale lo trovo tristemente vero.
Per rispondere al tuo commento: secondo me l'ONU, per come è ora, non solo nonserve a niente, ma è ridicola e dannosa.
piango per le 70 vittime civili, ma personalmente ne dò la responsabilità più ad Hamas che di Gaza ha fatto l'Hamastan, che a Israele.
Uno stato sovrano ha come primo compito quello di difendere i propri cittadini. Ciò che ha fatto efficacemente con il muro, odioso quanto vuoi ma che ha salvato moltissime vite civili, e ciò che ha fatto con la tregua, e ciò che ha fatto con l'ultimatum, e ciò che dolorosamente sta facendo bombardando le installazioni di Hamas che colpevolmente Hamas, non Israele, ha messo in mezzo alla zona più densamente popolata del pianeta.
Che la guerra sia brutta, poi, non serve neanche dirlo. Speriamo che sia risolutiva.

Roberto Celani ha detto...

Temo purtroppo che abbiano contribuito anche e pesantemente logiche tutte interne alla situazione politica israeliana.
E purtroppo tutto ciò mina da subito il difficile percorso che Obama dovrà affrontare...

Auguri anche a te. Ma forse è meglio dire a tutti noi. Ne abbiamo bisogno.

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