sabato 29 dicembre 2007

aspettando il nuovo che avanza (-2)

Il primo giorno dell'anno

di Pablo Neruda


Poesie di Natale, Poesie di Capodanno, Poesie della Befana, Storia di Babbo Natale


Lo distinguiamo dagli altri

come

se fosse

un cavallino

diverso da tutti

i cavalli.

Gli adorniamo

la fronte

con un nastro,

gli posiamo sul collo sonagli colorati,

e a mezzanotte

lo andiamo a ricevere

come se fosse

un esploratore

che scende da una stella.

La terra accoglierà questo giorno

dorato, grigio, celeste,

lo bagnerà con frecce

di trasparente pioggia

e poi lo avvolgerà

nell'ombra.

Eppure

piccola porta della speranza,

nuovo giorno dell'anno,

sebbene tu sia uguale agli altri

come i pani

a ogni altro pane,

ci prepariamo a viverti in altro modo.

venerdì 28 dicembre 2007

aspettando il nuovo che avanza (-3)

L'Anno Nuovo

di G.Rodari

Poesie di Natale, Storia dell'albero di Natale, Poesie della Befana



Indovinami, indovino,

tu che leggi nel destino:

l’anno nuovo come sarà?

Bello, brutto o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni

che avrà di certo quattro stagioni,

dodici mesi, ciascuno al suo posto,

un carnevale e un ferragosto,

e il giorno dopo il lunedì

sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo

nel destino dell’anno nuovo:

per il resto anche quest’anno

sarà come gli uomini lo faranno.

mercoledì 12 dicembre 2007

Inferni quotidiani


Monongah 1907 - Torino 2007: il secolo bruciato

E' trascorso un secolo, 100 anni, 36525 giorni, 876600 ore dalla tragedia dei minatori italiani e non solo di Monongah.



Tempo volato via come i tetti della miniera nell'esplosione. Tempo trascorso a parlare di nuove condizioni di lavoro. Tempo buttato.

In miniera si muore ancora. In cantiere si muore ancora. In fabbrica si muore ancora.


Nel 2007 come un secolo fa. Nel Piemonte del 2007 come nella Virginia di inizio Novecento.


Mostriamo le bare di Torino ai pennivendoli di regime, ai celebranti le "magnifiche sorti e progressive del capitale" ed anche a chi ha troppo spesso dimenticato le proprie origini affermando che gli operai non esistevano più.




Di fronte a quei morti, ai quali realisticamente seguiranno altri e altri ancora, tutto il lessico della politica perde significato.
Non applaudite quelle bare, volevano vivere e sono morti senza sceglierlo. Non gridate slogan. Non parlate di riforme e progresso. E non biasimate l'odio generato nelle famiglie.

Tributiamo ai morti almeno il pudore silenzioso della vergogna.

lunedì 10 dicembre 2007

Maschi Italici: Vizi privati, pubbliche virtù.

ANSA 10.12.2007

Non più del 10% degli stupri commessi in Italia sono attribuibili a stranieri. Lo stima, sfatando così un luogo comune al centro delle cronache soprattutto nelle ultime settimane, l'Istat che oggi ha aperto nella sua sede centrale il Global Forum sulle statistiche di genere. Il 69% degli stupri nel nostro paese - ha sottolineato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'istituto di statistica - sono opera di partner, mariti o fidanzati; solo il 6% da estranei. Se anche considerassimo che di questi autori estranei il 50% sono immigrati, si arriverebbe al 3% degli stupri. Ma non solo. Se ci aggiungessimo il 50% di dei conoscenti al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri ad opera di stranieri. "Ed invece - ha spiegato la ricercatrice - l' immagine è di stupri per le strade ad opera di immigrati.

Non fare i conti con le statistiche esistenti nel paese può portare ad orientare in modo errato le priorità e il tipo di politiche". Inoltre, la maggioranza delle violenze più gravi subite dalle donne è domestica, "eppure l'immagine che esce dai media è molto diversa".



Ecco la necessità di condurre indagini con metodologie adeguate sulla violenza contro le donne. Il presidente dell'istituto, Luigi Biggeri, ha ricordato che l'Istat ha avviato, ed intende continuare, il processo di riforma delle statistiche ufficiali che tiene conto dei temi che riguardano il genere."Ma il nostro lavoro non si ferma qui: dovremo porre l'attenzione anche su altre tematiche come la discriminazione, terreno difficilissimo ma che ormai necessita di essere misurato in tutte le sue manifestazioni".

(illustrazione di
Eleonora Albanese)

lunedì 3 dicembre 2007

Piccolo è bello, ma...

L'organizzazione della fiera romana che ha comunque degli indubbi meriti nel costituire una grande vetrina per le case medio piccole potrebbe fare scelte ancora più libere...

Ecco cosa ne pensa una piccolissima casa editrice:

"...una Fiera strapagata da Comune, Provincia, Regione, Sponsor, che chiede pure un biglietto d'ingresso di sei euro,e chiede ai piccoli editori 1500 euro per una stia per polli sotto neon di tre metri di spazio. E che chiama tutto ciò una bella cosa culturale, approfittando del fatto che tutti hanno bisogno di un coriandolo di visibilità visto che i mille piccoli editori italiani sono marginalizzati e asfissiati dalla grande distribuzione, e praticamente invisibili in libreria" ...


Piovono pietre...

News letter di Emergency n. 45 - Anno 2007

Sabato 24 novembre, attentato suicida a Pagman, a 20 chilometri da
Kabul. Obiettivo della bomba le truppe italiane impegnate nell'inaugurazione di un ponte: un soldato e' morto, altri tre sono rimasti feriti.


All'ospedale di Emergency ci prepariamo ad accogliere gli altri
feriti: al momento dell'esplosione, Mazhab e Farad, 12 anni, stavano camminando verso la scuola; Mustafa', 25 anni, sorretto dalle sue stampelle, guardava i soldati al lavoro; Nazir osservava la scena dal tetto della sua casa.
In pronto soccorso si stabiliscono le urgenze, in sala operatoria il chirurgo arresta le emorragie e rimuove le schegge.
Mustafa' e' gia' nel suo letto, immobile e muto: l'esplosione gli ha bruciato il volto, le schegge gli hanno procurato ferite al dorso e alle braccia.

Quando l'infermiera alza il lenzuolo per la medicazione, si vede che Mustafa' e' gia' stato «vittima di guerra».
Ha subito quella che tecnicamente si chiama «disarticolazione di anca»:
un'amputazione radicale a cui si ricorre in caso di devastazione
completa degli arti inferiori.

Dieci anni fa, a 15 anni, Mustafa' e'saltato su una mina.


giovedì 15 novembre 2007

Badia al Pino, Nassiriya: stessa ora canali diversi.


Settimana strana, settimana di commemorazioni e nuovi lutti, di fiaccolate e di barricate.

Di parole che santificano i caduti sul lavoro di Nassiriya. E di altre parole che odiano, e rendono nemico da eliminare carabinieri e polizia.
Teste rasate, parole clonate.


E se le parole dell'intolleranza sono spesso contraddittorie, con la benedizione religiosa in diretta televisiva tutto può accadere. Anche che nessuno noti la nota stridente.

E' la moderna dimensione della morte in diretta, la catarsi collettiva che annulla qualsiasi capacità critica e razionale.

E fa scomparire le responsabilità e lo stato di diritto.

Allora il funerale di un giovane si trasforma in una curva di ultras deliranti inni calcistici in memoria del solo tifoso.

Uno zapping televisivo, e la morte prevedibile di alcuni soldati, vittime di un'azione di guerriglia in uno scenario di guerra, diventa "martirio" e giustifica fiaccolate in onore degli "eroi".

E a coprire bare e a fare da cornice ovunque i colori delle bandiere, gli inni e l'abusata parola onore.
Parole, parole, parole. Fiumi di parole che lavano coscienze.

Che ne richiamano altre in una sorta di omeopatia culturale.
Quelle di un poeta : “Recita bene la tua parte, in questo consiste l'onore”.

Fiaccolate, cortei e richieste di giustizia che non ci sono state e non ci sono per i quotidiani morti sul lavoro.

O per le vittime della repressione al G8 di Genova, per l'uccisione di ragazzi come Federico Aldrovandi o di uomini come Aldo Bianzino.
E nemmeno per un onesto funzionario di stato come Nicola Calipari.

Quando sostituiremo i gratuiti applausi ad una bara con il silenzioso e puntuale ascolto di una giusta sentenza?



martedì 6 novembre 2007

UMBRIA libri 2007

Dal 7 all'11 Novembre il centro storico di Perugia ospiterà l'edizione 2007 di
Umbrialibri.


Tra gli eventi in programma
Birra
Bagarre Internazionale Riviste Alternative

lunedì 5 novembre 2007

In difesa dell'untore

Monta il veleno dell'odio insieme alla peste dell'intolleranza.
E le cause complesse della realtà diventano improvvisamente semplici alle menti analfabete della storia. Eccoli che braccano già il capro da sacrificare.
Tutto è già visto, eppure ad un giorno della
memoria se ne contrappongono altri trecentosessantaquattro di oblio.

Riusciremo a fermare la corsa a nuovi stermini?

domenica 4 novembre 2007

Passano gli inverni ma il sergente rimane nella neve

Marco Paolini ne "Il sergente" dal romanzo di Mario Rigoni Stern


Invito a cena col nemico.


I gerarchi sono al caldo, e tu sergente congeli nella neve.


Della temperatura ti risultano familiari solo le cifre, peccato ci sia un segno meno di troppo. Con quel freddo anche i pensieri sono bloccati, gelati ancora prima di formularli.
Ma la fame si, quella la senti. Viva, che si torce come un animale selvatico dentro di te.


E allora quando barcolli nella neve bolscevica da un numero imprecisato di ore, con quella bestia che ti morde lo stomaco e ti amputa le gambe, nessuna abitazione ti sembra nemica.


Non temi canne puntate, ma solo un camino spento o la morta desolazione dentro.


Sembra la mano di un altro da te quella che bussa alla porta graffiata dal vento.


Ti aprono due occhi chiari annegati nelle rughe, sotto un fazzoletto legato.


Non chiede, sa quello che vede.


Ti fa segno di entrare.


Batti i piedi fasciati sulle assi del pavimento senza alzare gli occhi, cullato come un bambino dall'odore della minestra.


Qualcuno ti fa spazio sulla panca scorrendo e stringendosi.
Senti gli occhi su di te, ma tuffi fame cucchiaio e bocca nel piatto di brodaglia densa e dolciastra, nel quale galleggiano solo pezzi di rapa.


Pochi secondi, nemmeno un minuto e vedi il fondo del piatto. Troppo bianco, come l'inferno che ti sei lasciato alle spalle.


Prendi fiato, lo sterno s'innalza e così le spalle e lo sguardo.


Accanto a te altri volti di militari. Solo la divisa è di un altro colore.

(Roberto Celani)

lunedì 29 ottobre 2007

In nome dei senza nome


In nome dell'esercito degli "invisibili".

Esseri umani che nascono spesso ammalati, vivono male, e muoiono ancora bambini senza che vi sia traccia della loro esistenza, senza essere stati mai registrati: invisibili.
È una realtà nei paesi dove non esistono o sono carenti i servizi anagrafici e demografici per certificare nascita, decesso e cause di morte.
Un fenomeno che riguarda oltre 48 milioni di bimbi. Addirittura nei paesi più poveri 3 nascite su 4 non vengono mai registrate. Il 40% nel mondo.


Ma c'è anche chi un'identità anagrafica l'aveva e l'ha perduta nel volgere di un minuto.
Per trovarli il viaggio è breve. Dovete varcare il nostro confine orientale.
Troverete gli «Izbrisani»: i cancellati della Slovenia.



Così oltre i due terzi della popolazione mondiale, il cui 'anonimato' spalanca le porte a povertà, abbandono e sfruttamento, potrebbero entro pochi anni essere nascosti.

Come immondizia sotto il tappeto, nel salotto buono dell'umanità.

martedì 16 ottobre 2007

Sperimentazioni farmaci: cinismo o ipocrisia?

Candidi topolini da laboratorio con maggiori tutele rispetto a neri bambini dell'Africa sub-sahariana?
Per qualcuno nell'industria farmaceutica multinazionale sembrerebbe possibile rispondere proprio di si.

E' iniziato da qualche giorno in Nigeria il processo che vede lo stato nigeriano e la provincia di Kano citare in giudizio la casa farmaceutica statunitense Pfizer. L'accusa?
Aver sperimentato nel 1996, usando come cavie 200 bambini ammalati di meningite, il Torvan. Il farmaco secondo la Usa Food& Drugs Administration è dal 1999 lesivo del sistema epatico.

Risultato: 11 bambini deceduti. L'azienda si difende sostenendo di aver avuto consenso verbale dai genitori e che i bambini sarebbero comunque morti di meningite, per l'epidemia che nel giro di sei mesi uccise più di 12000 bambini
Rimane solo da aggiungere che l'intervento "umanitario" si svolse a seguito di un appello su scala mondiale che il governo nigeriano diffuse per far fronte all'emergenza sanitaria.


Più fortunati dei piccoli nigeriani saranno le cavie da laboratorio sanmarinesi. Nella Repubblica del Monte Titano è infatti stata approvata da qualche giorno una legge d'iniziativa popolare che qualifica secondo alcune associazioni animaliste il piccolo Stato come "Nazione cruelty-free" ossia come il primo Paese al mondo che non accetta l'impiego degli animali nella ricerca...
Rimane solo un piccolo dubbio. Quanto Viagra (Pfizer) viene consumato e soprattutto venduto entro i confini della prima nazione "cruelty -free" ?

sabato 6 ottobre 2007

1967/2007 : la memoria ha quarant'anni.

Muri caduti e rivoluzioni tradite. Poco altro è cambiato.
Ora il Vietnam si chiama Iraq e al napalm si preferiscono l'uranio impoverito e le cluster bombs. Le guerre non sono più imperialistiche ma
preventive e umanitarie.
E le parole si asciugano in bocca a chi osserva un mondo che insieme alle ideologie sta cancellando anche gli ultimi ideali.

Quindi non ricorderò il mito, nè l'abusata icona.
Ma solo un uomo con una grande coerenza morale.
Il volto umano del socialismo.

"Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo"

Ernesto de la Serna Guevara Lynch

lunedì 1 ottobre 2007

Sicurezza da salotto

Dal vocabolario della lingua italiana col termine sicurezza si indica:
l’insieme delle condizioni esteriori che consentono di vivere o di esistere e durare al riparo da pericoli, in uno stato di tranquillità e di operoso esercizio delle proprie funzioni e attività.


Realtà deformate e piegate ad uso della politica e non viceversa.
Pensieri già omologati o omologabili a breve: basterà un paio di TG al giorno prima del pasto e chi è ancora “malato” di razionalità sarà curato dalla Cupola del Pensiero Unico.

E così nel dimenticatoio andranno i petrolchimici assassini , le fabbrichette di borse per gli stilisti del “meidinitali”, le acque avvelenate, i tetti pericolanti, i cantieri della TAV, gli alto-forni affamati di uomini come mitologici draghi …
Sono i luoghi della guerra quotidiana del lavoro che fa più morti della guerra combattuta sui fronti.
Il traguardo dei 100000 morti nel dopoguerra tagliato già nel lontano 1996 e a milioni gli incidenti che massacravano e massacrano braccia e gambe, polmoni ed occhi, schiene e teste nel mattatoio quotidiano della produttività.
Anche oggi 4 fonditori o muratori, forgiatori o agricoltori che siano, non torneranno a casa.
I loro familiari potranno riconoscerli nella sala asettica di un obitorio.


Ma se la sorte ci assistesse, non dovremmo perdere le speranze!
Potremo sempre morire sul viadotto di una tangenziale, o nel traffico cittadino, sotto un camion sulla Salerno-Reggio Calabria o in qualche voragine aperta da una semplice pioggia insistente.
Non vi serviranno “bande slave” o il diverso violento di turno da additare per assurgere agli onori delle cronache.
Basterà un semplice incidente stradale. La banalità della morte quotidiana.
Come quella che ogni anno uccide oltre 5mila cittadini e ne ferisce più di 300mila.

Sappiate però che non avrete diritto a passaggi televisivi nei salotti importanti.
Non ci saranno talk- show nei quali dissertare sulle responsabilità, nè veline-opinioniste. Nessun sindaco-sceriffo e nemmeno uno straccio di sociologo edonista a parlare di voi.
Nessun nano, neanche una ballerina.
Siate indulgenti però!
Saranno tutti troppo impegnati a comprendere fino in fondo "l’estrema e sottovalutata pericolosità sociale di senzatetto e lavavetri".


mercoledì 26 settembre 2007

Verso nuove frontiere umanitarie

Da www.nessunotocchicaino.it

Al Segretario Generale delle Nazioni Unite

Noi, sottoscritti, pensiamo che l'umanità deve andare avanti e che l'abolizione della pena di morte non è solo una necessità dell'individuo, il rafforzamento ulteriore della sua sfera di inviolabilità, ma sempre più una necessità storica e universale, il punto di approdo della nostra epoca, il punto di incontro di civiltà diverse.
Dopo l'abolizione della schiavitù e l'interdizione della tortura, il diritto a non essere uccisi a seguito di una misura giudiziaria dev'essere un altro comune denominatore, una nuova e irriducibile dimensione dell'essere umano che fa di tutti noi un'unica comunità.
Noi, sottoscritti, chiediamo alle Nazioni Unite di liberare la Comunità internazionale da questo anacronismo e di stabilire una moratoria universale delle esecuzioni, in vista della completa abolizione della pena di morte.

"Si può vivere,

si può morire,

ma nessuno

dovrebbe vivere

aspettando di morire"

Fernando Eros Caro, condannato a morte da 20 anni San Quentin California USA
da "POETI DA MORIRE" a cura di Marco Cinque
Giulio Perrone Editore

martedì 25 settembre 2007

Confini e dintorni

Confini geografici e culturali, tra lingue, forme e generi espressivi.
Tra realtà ed immaginazione.

Il confine traccia una separazione, ma allo stesso tempo invita al dialogo tra le parti vicine. Dovrebbe stimolare all’apertura, incoraggiare lo scambio e promuovere la reciproca fecondazione in una società che è addirittura arrivata a concepire il concetto di "non-luogo": uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico. Territori di transito, affollati crocevia, spazi di “passaggio” dell'umanità.
Luoghi senza memoria e privi di un’identità etnica.

Oggi alle migrazioni di massa, un fatto non nuovo nella storia dell’umanità, si affianca il rapido fluire delle immagini mass-mediatiche, creando un nuovo ordine di instabilità nella produzione delle espressioni soggettive e mettendo in crisi quelle teorie che continuano a basarsi sulla rilevanza dello stato nazionale come fattore chiave dei più rilevanti mutamenti sociali.

Non resta allora che utilizzare uno dei migliori strumenti che l’uomo abbia in suo possesso: gli occhi.
E osservare i confini. Indagarli e descriverli, cercarli e definirli in quei mutamenti sociali, politico-geografici, letterari, culturali e linguistici che vivono intorno a noi.

Provare insomma a essere non solo narratori ma anche sociologi del nostro tempo.

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva