martedì 25 settembre 2007

Confini e dintorni

Confini geografici e culturali, tra lingue, forme e generi espressivi.
Tra realtà ed immaginazione.

Il confine traccia una separazione, ma allo stesso tempo invita al dialogo tra le parti vicine. Dovrebbe stimolare all’apertura, incoraggiare lo scambio e promuovere la reciproca fecondazione in una società che è addirittura arrivata a concepire il concetto di "non-luogo": uno spazio che non può definirsi né identitario, né relazionale, né storico. Territori di transito, affollati crocevia, spazi di “passaggio” dell'umanità.
Luoghi senza memoria e privi di un’identità etnica.

Oggi alle migrazioni di massa, un fatto non nuovo nella storia dell’umanità, si affianca il rapido fluire delle immagini mass-mediatiche, creando un nuovo ordine di instabilità nella produzione delle espressioni soggettive e mettendo in crisi quelle teorie che continuano a basarsi sulla rilevanza dello stato nazionale come fattore chiave dei più rilevanti mutamenti sociali.

Non resta allora che utilizzare uno dei migliori strumenti che l’uomo abbia in suo possesso: gli occhi.
E osservare i confini. Indagarli e descriverli, cercarli e definirli in quei mutamenti sociali, politico-geografici, letterari, culturali e linguistici che vivono intorno a noi.

Provare insomma a essere non solo narratori ma anche sociologi del nostro tempo.

Nessun commento:

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva