lunedì 1 ottobre 2007

Sicurezza da salotto

Dal vocabolario della lingua italiana col termine sicurezza si indica:
l’insieme delle condizioni esteriori che consentono di vivere o di esistere e durare al riparo da pericoli, in uno stato di tranquillità e di operoso esercizio delle proprie funzioni e attività.


Realtà deformate e piegate ad uso della politica e non viceversa.
Pensieri già omologati o omologabili a breve: basterà un paio di TG al giorno prima del pasto e chi è ancora “malato” di razionalità sarà curato dalla Cupola del Pensiero Unico.

E così nel dimenticatoio andranno i petrolchimici assassini , le fabbrichette di borse per gli stilisti del “meidinitali”, le acque avvelenate, i tetti pericolanti, i cantieri della TAV, gli alto-forni affamati di uomini come mitologici draghi …
Sono i luoghi della guerra quotidiana del lavoro che fa più morti della guerra combattuta sui fronti.
Il traguardo dei 100000 morti nel dopoguerra tagliato già nel lontano 1996 e a milioni gli incidenti che massacravano e massacrano braccia e gambe, polmoni ed occhi, schiene e teste nel mattatoio quotidiano della produttività.
Anche oggi 4 fonditori o muratori, forgiatori o agricoltori che siano, non torneranno a casa.
I loro familiari potranno riconoscerli nella sala asettica di un obitorio.


Ma se la sorte ci assistesse, non dovremmo perdere le speranze!
Potremo sempre morire sul viadotto di una tangenziale, o nel traffico cittadino, sotto un camion sulla Salerno-Reggio Calabria o in qualche voragine aperta da una semplice pioggia insistente.
Non vi serviranno “bande slave” o il diverso violento di turno da additare per assurgere agli onori delle cronache.
Basterà un semplice incidente stradale. La banalità della morte quotidiana.
Come quella che ogni anno uccide oltre 5mila cittadini e ne ferisce più di 300mila.

Sappiate però che non avrete diritto a passaggi televisivi nei salotti importanti.
Non ci saranno talk- show nei quali dissertare sulle responsabilità, nè veline-opinioniste. Nessun sindaco-sceriffo e nemmeno uno straccio di sociologo edonista a parlare di voi.
Nessun nano, neanche una ballerina.
Siate indulgenti però!
Saranno tutti troppo impegnati a comprendere fino in fondo "l’estrema e sottovalutata pericolosità sociale di senzatetto e lavavetri".


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