lunedì 3 novembre 2008

Niente di nuovo sul fronte occidentale


Quasi nove milioni di morti in divisa. Sei milioni e mezzo di civili. Più di 22 milioni di feriti e mutilati. Questa è stata la prima guerra mondiale.

Ma il mefistofelico ministro della difesa sbandiera da giorni la tricolore volontà di ripristinare come festa nazionale solenne il 4 novembre.



Con quella voce bassa e distorta, parla di vittoria, di compimento del Risorgimento, di unità nazionale.
Rispolvera tutta la retorica in naftalina per celebrare le gesta degli Italiani nella "Grande guerra". Arriva puntuale a dire "noi non celebriamo la guerra, il macello che ci fu nelle trincee, ma il ricordo di quegli uomini, uomini di tutte le regioni, che diedero la vita per difendere la propria terra, la propria famiglia, la propria Patria. Il momento delle trincee fu il momento di nascita dell'unità nazionale".

Eccolo lì il culmine, in quel "diedero la vita" degno di un sacrario d'altri tempi e della triade Dio, Patria e Famiglia.
Che tace l'obbedienza ottenuta con metodi spietati, con le condanne a morte, con le decimazioni che colpirono i soldati del regio esercito italiano più di ogni altro.

Le stesse amnesie che ancora oggi a distanza di 90 anni impediscono in Italia, a differenza di quanto è avvenuto in Francia, di giungere alla dichiarazione d'innocenza e alla riabilitazione di tutti i condannati fucilati senza processo.

Ristabilire questa verità storica potrebbe essere l'unico modo per ricordare con senso di giustizia tante perdute giovinezze.


O Gorizia

La mattina del cinque di agosto
si muovevano le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì.

Sotto l'acqua che cadeva a rovescio
grandinavano le palle nemiche;
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza

e il ritorno per molti non fu

O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana,
schernitori di noi carne umana,

questa guerra ci insegna a punir.

Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dei confini;

qui si muore gridando: assassini!
maledetti sarete un dì.

Cara moglie, che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini,
che io muoio col suo nome nel cuor.

Traditori signori ufficiali
che la guerra l'avete voluta,
scannatori di carne venduta,
e rovina della gioventù

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

Clicca qui per ascoltarla


Nessun commento:

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva