giovedì 25 settembre 2008

Non si uccidono così anche i cavalli?


Prendo in prestito il titolo del romanzo di Horace McCoy da cui fu tratto il bel film di Sidney Pollack per raccontare una storia di questi giorni.
Quella è una storia di recessione economica, gare estenuanti e un premio ad allettare chi, massacrando sè stesso e il proprio compagno, resisterà più a lungo. Finchè in uno stato di semi-incoscienza vedrà compiersi il proprio destino.

Ora provate ad ambientarla nell'italietta del 2008 invece che nell'America della grande depressione. Sostituite alla pista da ballo il tavolo di trattativa, ai ballerini i lavoratori, alla giuria il governo, al comitato di premiazione una dozzina di padroni.
Tramutate infine nella "carotina" di un lavoro a tempo indeterminato l'agognato premio per cui tutti ballano forsennatamente, magari dissennatamente. A volte per rassegnazione: "tengono famiglia".
In altre, animati da dignitosa necessità.

Poi immaginate uno scatto d'orgoglio: una sola coppia smette di ballare, esce all'aperto. I due respirano finalmente dopo l'apnea. Stanno quasi sorridendo... Ma un rumore li costringe a volgere lo sguardo ancora offuscato dal sudore verso l'alto.
Nel cielo romba il volo di un aereo Aliqualcosa e il biglietto nelle loro mani ormai è solo carta straccia.

Foto da http://www.terre.it/gruppo/articoli/800.html

1 commento:

giam ha detto...

beh, mi sembra che idee di fondo come "premiare i migliori", "meritocrazia", "concorrenza", facciamo parte del pensare comune, di tutti, proprio tutti. Non ci ci si chiede "premiare i migliori a fare cosa?" oppure "meritocrazia per arrivare dove?".
Mah... Robe', qua mi pare a me che bisogna premiare i "migliori" pure a fa' strunzate.

L'accalappiaPOST

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