mercoledì 19 agosto 2009

A Nanda che riscoprì l'America

"Ti ho trovata carina e bella e anche con una buona testa per pensare…"

Queste le parole con cui Hemingway la salutò per lettera al suo ritorno a Torino dopo il soggiorno alla Finca Vigia, la grande casa bianca posta sulla Carretera Central de Cuba, nella quale aveva avuto occasione di ospitarla.

Ma Fernanda Pivano valeva sicuramente di più di una così pur lusinghiera definizione.

La sua figura di intellettuale, la sua intelligenza vigile, colta eppure antiaccademica, ha attraversato il '900 con l'ironia e lo sguardo fermo di chi amava coniugare, anche in letteratura così come nella storia, verità e libertà.

Quella semplice verità dei sentimenti mai occultata dal linguaggio aulico, dall'artificio della ricercatezza, mai dalla ricerca del bello fine a se stesso, che le fece scoprire la grandezza di Hemingway prima, di Scott Fitzgerald, e dei poeti della Beat Generation poi. Che le permise di riconoscere il respiro letterario dell'opera di De Andrè e Dylan e di rivelarci l'esistenza di autori quali Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Jonathan Safran Foer o Chuck Palahniuk.

Una intellettuale anomala, perchè fedele al comandamento hemingweiano che "di letteratura e di letterati la gente pulita non deve parlare più di quanto non parli delle proprie feci...", ma pronta a sfidare laicamente il potere in nome della verità letteraria. Conoscerà anche l'arresto nel 1943 durante l'occupazione nazista per la traduzione clandestina di "Addio alle Armi".

Così, la Nanda riscoprì, e noi con lei, quel subcontinente chiamato America, le sue contraddizioni e i suoi ideali.

Io incontrai la sua opera di poetessa della traduzione, da adolescente curioso nel 1977, anno magnifico e terribile di scontri e di fermenti, nella piccola biblioteca scolastica. Fu con un piccolo volume di poesia dalla copertina bianca rigata di rosso: L'antologia di Spoon River di E. Lee Masters, di cui lei aveva iniziato a curare la traduzione 35 anni prima, nel bel mezzo di una guerra mondiale.
Per questo anch'io, come Chiara Valerio, sono convinto che, col suo inseparabile sorriso, dormirà anche lei serena lassù sulla collina.

Foto 1 in CC da thomashawk
Foto 2 in CC da emiliofano

2 commenti:

Stefi ha detto...

Per questa grande Donna non poteva essere riservato miglior ricordo!
L'Antologia di Spoon River la comprai e lessi proprio alla ricerca delle poesie originali che ispirarono Fabrizio De André per il suo "Non al denaro, non all'amore né al cielo"... "Il suonatore Jones" forse la preferita!

g ha detto...

Beh... io in gioventù provincialmente turbinosa scoprii Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti, Corso. Mo' mi ricordo ancora "ho visto le menti migliori della mia generazione..." e "libero il cane trotta per la strada... ed ogni cosa che vede è più grande di lui...". Poi lessi Hemingway pure (che credo sarebbe meglio se lo rilegessi... chissà che ci avevo capito allora). Mi ricordo pure Kerouac che cercai pateticamente di imitare... "on the road", "i sotterranei", "i vagabondi del dharma", etc.
Il secolo americano... nel bene.... nel male...

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