mercoledì 4 novembre 2009

Elogio della pazzia

Si era autodefinita la pazza della porta accanto. Aveva conosciuto i TSO negli ospedali psichiatrici dall'adolescenza alla maturità, da Milano a Taranto, intervallati dalle tregue di una vita che altri definirebbero normale. Marito, figli puntualmente sottratti con dolore al suo sentimento materno, compagni di strada e l'amore o gli amori che hanno contraddistinto la sua esistenza. Ma la sua più grande pazzia, quella che questo mondo prosaicamente dedito al profitto, allo sfruttamento, alla violenza dell'uomo sull'uomo, non avrebbe mai considerato espressione normale del mondo stesso, è la lettura della realtà, dei suoi dolori e delle sue ingiustizie, attraverso la lente dei suoi versi. Affidati al vento dell'oralità, e per questo resi più liberi, quei versi che altri, comprendendone lo straordinario valore, fissarono su carta perchè potessimo leggerli, restano a testimoniare la straordinaria esistenza di Alda Merini , ipersensibile poetessa o pazza, a seconda dei punti di vista...



1 commento:

Stefi ha detto...

Post sensibile, preciso, riconoscente!
Più di un semplice ricordo, più di un efficace epitaffio...un ritratto da osservare a lungo, approfonditamente con gli occhi dell'anima!
Grazie Rob!

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