lunedì 21 settembre 2009

Non voglio santi, nè eroi...


Io che non amo nè santi nè eroi; io che la guerra la chiamo guerra; io che non sopporto più la melassa retorica dei funerali di stato;, io che vorrei bambini mano nella mano dei propri padri e non con un basco da parà dinanzi a una bara; io che vorrei sostituire il marziale concetto di onor di patria con il rispetto del bene comune; io che non voglio dividere i morti tra italiani e stranieri; io che non guardo la tv a reti unificate; io leggo quello che un uomo retto ha scritto oltre due secoli fa:
“Nessuno Stato può intromettersi con la violenza nella costituzione e nel governo di un altro Stato.
Infatti che cosa lo può giustificare a fare così? Forse lo scandalo che uno stato dà ai suoi sudditi di un altro Stato? Ma con l'esempio dei grandi mali che un popolo si è attirato con la sua mancanza di legge, questo Stato può servire piuttosto da monito; e, in generale, il cattivo esempio che una persona libera dà all'altra non rappresenta (in quanto scandalum acceptum) alcuna lesione nei confronti di quest'ultima. È anche vero però che non bisogna far rintrare in questa categoria il caso in cui uno Stato per discordie intestine si divida in due parti, ognuna delle quali rappresenta per sé uno Stato particolare che pretende la totalità; qui il prestare aiuto a una delle parti non potrebbe essere imputato a uno Stato come ingerenza nella costituzione di un altro (poiché qui c'è solo anarchia). Finché però questa lotta interna non sia ancora decisa, questa intromissione di potenze esterne sarebbe un'offesa dei diritti di un popolo alle prese soltanto con la sua malattia interna, e indipendente da ogni altro, darebbe essa stesso scandalo e renderebbe insicura l'autonomia di tutti gli Stati".

Immanuel Kant "Per la pace perpetua" 1795


Foto in CC di Kevin Dooley

martedì 15 settembre 2009

C.A.S.E.

Velina EIAR del 15.9.2009

Programma C.A.S.E.

(Compiacere Accondiscendentemente Sciacallo Elettorale)

Trasmettere a reti unificate RAISET

Interverrà LUI



Come in un bosco d'estate si sente
un brusio cupo, misterioso e denso,
un fondo e vasto tremolio possente,

così sentii un ronzare intenso
là sotto nella valle, ed aumentava,
e presto alle orecchie sembrò immenso,

e poi vidi laggiù, dove rombava,
una nuvola fosca e tormentosa,
che bassa e fitta sopra il suolo stava.

Forse il maestro mi disse qualcosa,
ma per il gran rumore non sentii,
e, come fa chi ha la mente curiosa,

io scesi svelto giù per i pendii,
finchè arrivai al limite vibrante
di quella nuvolaglia, e lì capii

che era fatta di vespe, e così tante
che l'aria ne era tuttafitta e piena.
E mentre, assordato ed esitante,

restavo al bordo dell'orrenda scena,
ecco una mano ne vidi spuntare:
chiedeva aiuto, e io ne ebbi pena.

La presi, e feci come s'usa fare
quando si tira fuori un annegante
dalla pesante trappola del mare.

Mi apparve allora una faccia urlante,
uscendo per poco dal vespaio,
da bugni e bozze resa ripugnante.

Ed ecco mi successe un duro guaio:
non una, ma due vespe, e dopo tre,
mi punsero la mano, sotto il saio,

e chi ne è stato punto sa perché
mollai la presa immediatamente,
mentre la nube risucchiava in sé

quel misero, e io, come chi sente
molto dolore,e altro non ne vuole,
fuggii su per la roccia sveltamente.

Lì il silenzio, come spesso suole
quando ci si allontana dal baccano,
fu sufficiente a udire le parole

del mio poeta: “Quel triste marrano
fu Vespa, ed ora è punto dal rimorso”.
Poi mi toccò, e mi guarì la mano.

Io, godendo il rapido soccorso,
altro non domandai su quel dannato,
e proseguii tacendo nel mio corso.

da "la nuova Commedia di Dante di R.Piumini

Vignetta concessa in CC da gavavenezia http://www.flickr.com/photos/gavavenezia/

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva