sabato 26 giugno 2010

La crisi, i sindacati e Pappagone

La crisi economica si acuisce e il governo colpisce. Ma ancora una volta a ricevere il fendente rimane solo il lavoro dipendente. E i sindacati, o quello che ne resta, cosa fanno?

C'è chi ha avallato sostanzialmente la manovra (la UGL e la CISL) e punta a portare piccoli correttivi in parlamento. C'è chi in preda alla schizofrenia concertativa (la UIL) afferma, per bocca del proprio segretario confederale, che la manovra è equa e poi lascia indire lo sciopero alle singole categorie per arginare la protesta. C'è chi proclama lo sciopero generale (la CGIL) che poi così generale non è, con durate e date diversificate a seconda di categorie e regioni. C'è chi (il sindacalismo autonomo) risponde con una manifestazione sotto il Parlamento e infine c'è chi come il sindacalismo di base (quasi tutto raccolto sotto la neonata sigla USB) canta vittoria per un solitario sciopero generale con il 15% di adesioni. E mille altre acronimi, sigle e siglette pronte a zappare il proprio orticello fatto di autoreferenzialità e di consensi sempre più limitati.

Sempre più somiglianti a quello sprovveduto e semianalfabeta Pappagone, personaggio televisivo degli anni '60, che durante l'irripetibile stagione sindacale che portò all'estensione dei diritti del mondo del lavoro e allo stesso statuto dei lavoratori, si poneva abitualmente la seguente domanda:
"Ma siamo vincoli o sparpagliati?"

martedì 15 giugno 2010

Pensare con i piedi

La vigilia in ritiro era stata sofferta e piena di polemiche.
Non di quelle strettamente calcistiche, tipo tormentone Cassano & Balotelli, ma sociopolitiche, settore raramente frequentato dagli dei con gli scarpini.
Aveva iniziato il neo-barbuto De Rossi sollevando legittimamente la questione della illegalità di alcuni comportamenti ingiustificati della polizia nell’ambito della repressione del tifo violento, scatenando un putiferio di reazioni censorie da parte di ministri, capi della polizia e presidenti federali, prima di fare marcia indietro.
Aveva continuato poi Borriello, che forse alla disperata ricerca di una maggiore considerazione nella squadra di club, il “diavolo” berlusconiano e milanista, imitava Emilio Fede nell’attaccare Saviano, reo secondo lui di aver diffamato con la sua opera Napoli e dintorni. Nel silenzio generale delle istituzioni.
Infine era arrivata la provocazione neo-padana di Marchisio che, nel cantare l’inno nazionale in occasione dell’ultima amichevole, correggeva il testo originale secondo i dettami della propaganda leghista in “Roma ladrona”… Anche qui nel silenzio generale, appena increspato da un pizzico di stupore dei compagni.
La breve stagione sociale dei nostrani pedatori era terminata poi con l’arrivo nell’Africa australe e con l’inizio delle gare.

Magari, ci dicevamo, dimostreranno di valere almeno sportivamente qualcosa di più, di essere quasi migliori del paese che rappresentano e del disincanto che li accompagna.
La partita di ieri col Paraguay, pareggiata a fatica e tirando col contagocce, ha detto invece che anche sul campo questa è una nazionale con tanta voglia di fare (come quella di dire) ma senza qualità.
Una nazionale fatta di soldatini azzurri incapaci anche di “pensare con i piedi”.

mercoledì 9 giugno 2010

Bhopal: se questa è giustizia

Bhopal, Madya Pradesh, Unione Indiana, 3 Dicembre 1984, ore 00,05:
27 tonnellate di isocianato di metile e imprecisate quantità di altre sostanze fuoriescono dal sito della Union Carbide India Limited appartenente alla multinazionale statunitense UCC.
500 mila persone esposte alla nube.
3800 morti ufficiali (almeno 20.000 quelli ufficiosi ma stimati da organismi internazionali come Amnesty International), 108 mila persone con danni permanenti.

Nuova Delhi 7 Giugno 2010
Sette ex dirigenti indiani della Union Carbide India Limited sono condannati a due anni di carcere per negligenza. Fra gli imputati non figura lo statunitense Warren Anderson ritenuto il principale responsabile perchè latitante.


Senza Titolo

Puntami una fiamma ossidrica negli occhi
Versa acido nella mia gola

Strappa i tessuti dei miei polmoni
Affogami nel mio sangue
Soffoca la mia bambina davanti ai miei occhi
Fammi vedere come si dibatte morendo
Mutila i miei figli
Fa che il dolore quotidiano sia il loro solo compagno di giochi
Non risparmiarmi nulla. Distruggi la mia salute
Così che non possa nutrire la mia famiglia
Guardaci crepare di fame, di’ che tu non c’entri nulla,
Non sognarti neanche di chiederci scusa
Avvelena la nostra acqua, fa’ nascere mostri
Facci maledire Dio
Blocca la crescita dei nostri figli
Ignora le nostre urla
per diciassette anni,
Insegnami che la mia rabbia è inutile,
Come le mie lacrime
Provami al di là di ogni dubbio
Che non esiste giustizia al mondo
Tu, ricca multinazionale americana
Io, vittima del gas di Bhopal

(Indra Sinha, 2002, tr. it. di Vincenzo Mingiardi)

Nella foto il murales dell'artista Janet Braun-Reinitz
(guarda il video)

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva