giovedì 17 marzo 2011

Garibaldi s'è fermato ad Eboli

"Ora il nero sprofondo della valle rigurgita per lui le facce dei cafoni che ha conosciuto, confuse e mescolate coi visi dolenti dei galantuomini, quasi appese ai lunghi fili della pioggia.Facce scarnite, gote incavate, cotte dal sole e smunte dalla fame,come quelle dei suoi cafoni all'assalto di Barile, come erano i suoi soldati a Gaeta, zappaterra in uniforme; e poi visi di donne giovani,ma già sformate dal 
lavoro pesante e dal bisogno, solcate da rughe che sono la via delle lacrime. È la sua gente , la plebe del Re, i suoi sudditi... Può essere contro di loro? È la parte sua, la parte della fame che reclama con l'arme in pugno dai galantuomini quel po' di pane che prima li sostentava e ora gli è stato portato via. È la rivoluzione delle pezze al culo, come disse Crocco a Lagopesole. Sono feroci? E chi gli ha insegnato mai la bontà? Gente stroncata , amara, disperata, che spera in Cristo ma non sa chi sia. Nessuno gliel'ha detto o se ne sono dimenticati.
Ama il prossimo tuo come te stesso. Qual'è il tuo prossimo, Andrea? Quello che è angariato e disprezzato o quello che angaria e disprezza e non gli importa di conoscere la fame del fratello? 
Il trono e l'altare, disse Andrea a bassa voce e gli venne da ridere. Finché sono parole, ideologie, non sono niente. Come libertà, unità. Quanto vale un bambino ucciso e una famiglia massacrata? Hanno un prezzo? E le anime? Che sono le anime per noi? Niente. Abbiamo fatto mai il conto delle anime perdute?"


da "L'eredità della Priora" di C. Alianello 

Quante anime perdute in questi 150 anni di storia.
A Casalduni e Pontelandolfo e poi a Fenestrelle nella cosiddetta lotta al brigantaggio, e poi nelle "imprese" coloniali, nelle trincee dell prima guerra mondiale, nelle aggressioni delle squadracce fasciste, nei bombardamenti sulle città della Spagna repubblicana difesa dai combattenti italiani per la libertà, e poi ancora negli eccidi nazi-fascisti dopo l'armistizio del '43, nella guerra partigiana... E tutte le altre volte che gli italiani hanno combattuto gli uni contro gli altri.


Solo nell'equilibrato ricordo delle tante ingiustizie, e delle vittime di questi 150 anni di storia, possiamo ritrovare oggi il vero significato di una festa che non può e non deve ridursi ad una colorata sceneggiata del potere. 


Auguri Italia, ne hai bisogno. 

venerdì 11 marzo 2011

Le ceneri della mimosa

La casuale coincidenza, nel giorno 8 Marzo scorso, della Giornata mondiale della donna e dell'ultimo giorno di Carnevale ha assunto una rilevanza quasi simbolica. Come se le due occasioni si congiungessero in una sola periodica, rituale e licenziosa violazione dell'ordine costituito.

Da una parte le donne a rivendicare un ruolo da protagoniste che in questo paese è stato loro quasi sempre negato, dall'altra il carnascialesco e beffardo caos in maschera a irridere un potere sempre più racchiuso negli interessi dei pochi "eletti" del Palazzo.
Mimose e fuochi di Carnevale, cortei femministi  e corsi mascherati. 
Ma le une e gli altri, proprio per la loro ritualità, a volte fatta solo di superficiale leggerezza , ormai trasformati in pantomime impotenti di fronte alla restaurazione del giorno dopo, al confine invalicabile e invalicato del mercoledì delle ceneri.

Una valvola di sfogo a buon mercato concessa da un potere maschilista e pubblicamente conservatore, che non ha mai ceduto, non cede e non cederà spontaneamente nessun potere reale a chi considera subalterno, per genere o per collocazione sociale.

E allora solo un rinnovato autonomo e duraturo protagonismo delle donne, ispirate da una visione alternativa e da una rivoluzione culturale in stile "Tre Ghinee" potrà fornire a questo paese, e al mondo tutto, il loro indispensabile contributo alla ricerca della comune felicità.

foto V.Woolf tratta da janeyrefan.forumfree.it

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva