mercoledì 30 gennaio 2008

Mastella e la letteratura


ACROSTICO POLITICO

Mediatore

Aziende

Sanitarie

Trentennale

Esperienza

Liquida

Legislatura

All'incanto

( Roberto Celani) da http://www.broderie.it/

P. S.
Non è di Pablo Neruda la poesia che Clemente Mastella ha letto al Senato. Stefano Passigli, presidente della Passigli editori, che pubblica in Italia le opere del Nobel cileno, ha dovuto fare un comunicato. "Chi conosce la sua poesia - spiega Passigli - si accorge all'istante che quei versi banali e vagamente new-age non possono certo essere opera di uno dei più grandi poeti del Novecento". "Meglio così: non credo che Pablo Neruda, che ha speso la vita per grandi ideali politici, sarebbe stato lusingato dal sentir citare una poesia davvero sua dalla voce di Clemente Mastella". Analoga smentita è arrivata dalla Fondazione Pablo Neruda: "Quella poesia non è sua". "Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine", diceva ieri il senatore dell'Udeur, ma non sapeva di essere caduto in una bufala che gira da anni su internet. Il testo della poesia è di Martha Medeiros, giornalista e scrittrice brasiliana nata nel 1961.
(da Repubblica.it)

lunedì 28 gennaio 2008

The show must go on!

Il corpo di un anziano appena deceduto in terra. A pochi metri altre persone gli voltano le spalle, tutte concentrate sulla celebrazione che stanno seguendo.

E' lo scenario che si presentava a chi entrava nella chiesa della Madonna Bianca di Trento poche mattine fa...
La messa non poteva essere interrotta! Questa l'assurda affermazione del sacerdote celebrante. Forse per non cadere in una sorta di quel relativismo etico che tanto fa inorridire Papa Ratzinger, l'improcastinabilità di un rito religioso prevale sull'umana pietà.

The Show Must Go On...con la benedizione dell'impresario!

domenica 27 gennaio 2008

Io non dimentico

Aaron era ebreo, Ismet era rom , Libero era anarchico, Rudolph era omosessuale...
Tutti passati sotto l'insegna "Arbeit macht frei" e poi come polvere in un camino.
Non accontentiamoci di un giorno della memoria per giustificarne altri trecentosessantaquattro di oblio.
Imprimiamo il ricordo di quello che è stato e il rifiuto di qualsiasi discriminazione, senza alcuna amnesia, nella nostra carne come i numeri sugli avambracci dei deportati.


sabato 26 gennaio 2008

I sette vizi di Giobbe


Due schermi che mostrano le fiamme dell'inferno e un diavolo bonario e panciutello, un sedicente diavolo di terza categoria, un povero diavolo.
E' uno dei momenti iniziali della performance di Giobbe Covatta nel suo nuovo spettacolo: SEVEN. Sette come i vizi capitali, che l'attore campano ha portato in scena al Teatro Comunale di Todi nel suo nuovo Tour.
Un diavolo molto più tollerante e ragionevole dell' iroso Creatore di cui Adamo ed Eva rimangono vittime, che c'introduce gradualmente nella descrizione veloce ed esilarante dei difetti tipici della nostra umana modernità. Delle sue contraddizioni e mutazioni. Così, indicibili espressioni lussuriose vengono mortificate dalla incomunicabilità tra uomo e donna. Anziani che non si rassegnano al passare del tempo, invidiosi dell'altrui gioventù spendono fortune in improbabili e costosi "restauri" del proprio corpo. La superbia tradotta nel pensiero razzista della considerazione gerarchica delle razze. L'avarizia e l'ingordigia del mondo ricco che consuma e mangia in eccesso, ammalandosi anche per questo, mentre nel resto del mondo a milioni si muore ogni anno di fame.
Tra un intermezzo musicale e una citazione dantesca, si ride molto, spesso in modo troppo facile. Eppure si ha a tratti la sensazione che sia un riso amaro.
E quando nel finale, le pagine di un elenco telefonico scorrono sotto le mani del comico napoletano veloci e leggere, a simboleggiare i circa trentamila morti per fame giornalieri, solo un leggero fruscio si può udire nel silenzio attonito del teatro, prima dell'assolutorio applauso finale.

mercoledì 23 gennaio 2008

In morte di Bulow













"Noi abbiamo combattuto per quelli che c'erano,
per quelli che non c'erano
e anche per chi era contro..."
1915-2008

sabato 19 gennaio 2008

Il Papa e le eco-balle

Reazionario e conservatore? Restauratore della Chiesa ante concilio Vaticano II? Sostenitore delle motivazioni del processo a Galileo?

E se Benedetto XVI non fosse nulla di tutto questo? Se sotto le mentite e costose spoglie del Pontefice battesse un'anima verde da provetto ambientalista?

Proviamo a riflettere: se solo avessimo dato retta a chi 375 anni fa processava con Galileo la scienza e lo costringeva all'abiura, non avremmo avuto il progresso scientifico e tecnologico, i progressi in fisica, chimica o meccanica; le scorie nucleari e l'Acna di Cengio, Bhopal o Seveso. Nessun Petrolio o derivato plastico. Nessuna ecoballa!!!!!!

Conseguenze?

Bassolino e commissari vari sarebbero ora in odore di santità al pari del Cardinal Bellarmino, e in Piazza Campo de' Fiori, al termine del mercato, non dovremmo sopportare la vista di resti ortofrutticoli imputriditi bensì saremmo allietati da un bel rogo...oops termovalorizzazione ante-litteram di eretici. A proposito quei 67 docenti della Sapienza quanta energia potrebbero produrre? Che lo calcolino! Sono o non sono dei fisici?

P.S. Ma dove finisce la spazzatura “santa” del Vaticano? In Italia? Colpa del diavolo che fa i cassonetti ma non le discariche!

giovedì 3 gennaio 2008

L'ultimo arrivato


E' infine arrivato il nuovo anno.

Tenero come il primo germoglio nella neve e indifeso come il più debole dei cuccioli lontano dal seno materno.
Come un bambino soldato o uno scugnizzo camorrista. Come le bambine dagli occhi a mandorla in attesa dei voli di piacere dei maschi nostrani.
Come i piccoli afgani con le anche vedove dei femori polverizzati dalle mine anti-uomo.
Come i neonati con l'AIDS nel cordone ombelicale.
Come i figli orfani di padri e madri bruciati, schiacciati o avvelenati nei luoghi di lavoro...
Sicuramente troppo debole per le speranze che facciamo gravare su di lui.
Aiutiamolo allora, giorno dopo giorno, a sollevarsi sotto quel peso opprimente.
Ripariamolo dai venti di guerra e da quelli della Borsa.
Dal brucare delle pecorelle smarrite da pastori di anime che calzano Prada, così come dalle fiamme di chi bestemmia la vita gridando allo specchio l'osceno ossimoro della guerra santa o della guerra preventiva.

E forse un solo chicco di grano basterà allora per sfamarci.

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva