giovedì 19 agosto 2010

Lucciole per lanterne in morte di un reazionario.


Spiacente, non mi omologherò al coro ipocrita della beatificazione. Al santino del picconatore costantemente sull'orlo di una crisi di nervi mi basterà sostituire il ricordo.

Quello di un ex ministro degli interni di stampo sudamericano, poi Presidente della Repubblica e delle vittime della sua cinica e mai sopita spregiudicatezza politica al servizio del potere, in totale spregio della Costituzione e delle libertà in essa sancite.


"(...)Nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulminante e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più.
(...) Prima della scomparsa delle lucciole.
La continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano è completa e assoluta.
(...) Dopo la scomparsa delle lucciole.
I "valori", nazionalizzati e quindi falsificati, nel vecchio universo agricolo e paleocapitalistico, di colpo non contano più. E non servono neanche più in quanto falsi.
(...) Gli uomini di potere democristiani sono passati dalla "fase delle lucciole" alla "fase della scomparsa delle lucciole" senza accorgersene.
(...)Per quanto ciò possa sembrare prossimo alla criminalità la loro inconsapevolezza su questo punto è stata assoluta; non hanno sospettato minimamente che il potere, che essi detenevano e gestivano, non stava semplicemente subendo una "normale" evoluzione, ma stava cambiando radicalmente natura."

da L'articolo delle lucciole
di Pier Paolo Pasolini
"Corriere della sera" del 1° febbraio 1975
Nella foto manifesto del P.Radicale 1977

lunedì 2 agosto 2010

Il cielo sotto Berlino

A Prenzlauer Berg le vie sono ampie e i palazzi hanno le finestre grandi. Bianche e luminose, non sembrano case del popolo. Nel cielo le nuvole si rincorrono veloci. Come le bici sulla porzione ciclabile del marciapiedi che contendono ai rari pedoni il privilegio di rimirare una sostanziale assenza di traffico. Al semaforo l'omino verde si dispone ad un'allegra deambulazione ed io faccio altrettanto. Cinquanta metri dal portone e sto già scendendo le scale della metropolitana, quella U-Bahn che insieme con la S-Bahn, ferrovia prevalentemente di superficie, costituisce un articolato e vitale sistema arterioso ferrato nel ventre dell'orso berlinese.


Nemmeno venti gradini e sono sul binario. Nessun tornello. Nessun percorso articolato su più rampe di scale. Nessun controllo. Una biglietteria automatica, la colonnina SOS con possibile contatto vocale e i display che segnalano con precisione direzioni, tempi d'attesa e possibili coincidenze dei convogli in arrivo.


E i treni arrivano colorati e puliti. Anche i più vecchi, quelli con le finiture interne in mogano e alluminio che mi ricordano l'ascensore di quando ero bambino. Sui vetri inopinatamente limpidi perfino il vezzo di una serigrafia in trasparenza con la Brandeburger Tor declinata in tutte le angolazioni possibili. Poche le persone in piedi, e così c'è spazio anche per la bici che immancabilmente una ragazza introduce nel vagone senza apparente fatica.
Una manciata di minuti e quando riemergo in superficie dall'altra parte della città provo quasi nostalgia per il bruco giallo che mi ha appena partorito in modo indolore.

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva