lunedì 27 dicembre 2010

FIAT: le magnifiche sorti e regressive...

Dalla caccia alle streghe di Valletta al dirigismo antisindacale di Marchionne, la parabola di un'azienda di stato con dividendi privati:
nell'immagine l'opera "quarto stato" secondo Veronica Gambula


" La più forte e tradizionale organizzazione sindacale è esposta all'estinzione nel più importante gruppo industriale del paese. La procedura per le nomine degli scrutatori, comitato elettorale e candidati prevede una dichiarazione personale firmata.
In situazioni normali era scontata, ora è la sottoscrizione di un rischio, contempla la perdita del posto di lavoro.
Anno per anno, fino al 1962, i mesi precedenti le elezioni della Commissione Interna sono dedicati, da quel che resta di uomini e mezzi dentro e fuori le fabbriche, alla ricerca affannosa delle adesioni minime necessarie per essere presenti, tenere aperta la possibilità di denuncia e critica, sottoporre valutazioni e programmi all'attenzione degli operai, nonostante tutto. Una rincorsa all'ultima firma raccolta nello spogliatoio da chi non ci si aspetta dopo tanti rifiuti, o a casa di militanti che esitano sotto lo sguardo dei familiari preoccupati, recuperando ritrattazioni, sostituendo trasferiti e licenziati.
Una delle tante lettere di minaccia, in questo caso inviata alle famiglie dei dipendenti di FIAT Avigliana, dice in bello stile mafioso del nord: 
"Il Vostro  capofamiglia ha ricevuto una lettera IMPORTANTE a lui personalmente indirizzata. Il non averla ricevuta, salvo qualche eccezione, vuol dire che per i suoi atteggiamenti politico-sindacali è considerato un elemento non fedele alla FIAT. Parlate di ciò in casa e considerate un po' se il giudizio espresso è errato. In ogni caso l'esito delle prossime elezioni della commissione interna, con l'indicazione del numero dei voti riportati dalla FIOM, dirà quanti sono i lavoratori che non hanno pensato alla propria famiglia prima di votare." 


Da "La memoria corta" di Giovanni De Stefanis Ed. EDIESSE

venerdì 17 dicembre 2010

L'importanza della museruola



Io dico: ti nasce un cane, lo chiami Ignazio Benito Maria, lo addestri fin dalla giovane età fra rifiuti d'epoca e pretendi che non ti diventi idrofobo? E poi che fai, con la bava alla bocca, lo lasci pure senza museruola?
Lo fai perfino entrare a palazzo?




Vignetta di Giadiniro

martedì 14 dicembre 2010

I disonorevoli


" B: Uno però potrebbe dire che non li si doveva lasciar parlare tutti indiscriminatamente all'assemblea, o accedere al Consiglio, ma consentire ciò solo ai più bravi e ai migliori.
A: No. Proprio perchè all'assemblea lasciano parlare anche la canaglia, si regolano nel modo migliore. Se all'assemblea parlasse la gente per bene, o partecipasse ai dibattiti del Consiglio, gioverebbe ai propri simili, non al popolo. Ora invece può levarsi a parlare qualunque ceffo e perciò persegue l'utile suo e dei suoi simili.
B: Si potrebbe obiettare: ma un tipo del genere come può capire ciò che conviene a lui o al popolo?
A: Ma loro capiscono che la stupidità, la ribalderia, la complice benevolenza di costui giova di più che la virtù, la saggezza e l'ostilità della gente per bene.
Naturalmente una città dove si vive così non è la città ideale! però è proprio questo il modo migliore di difendere la democrazia."

Da "La democrazia come violenza" Anonimo Ateniese V sec. a.C. Edizioni Sellerio

Le foto dei deputati Scilipoti,Calearo,Razzi,Catone,Moffa,Polidori Cesario e Siliquini sono tratte dal sito della Camera dei Deputati



























venerdì 10 dicembre 2010

Aspettando Sakineh

Sakineh lapidata, Sakineh impiccata, Sakineh liberata.
Continua la macabra danza delle notizie...
E a noi che non abbiamo certezze, non rimane che affidarci alla poesia...

La Conquista del Giardino

Quel corvo che volò
Sopra di noi
E s’inabissò nel pensiero agitato di una nuvola vagabonda,
Il cui grido, come una corta lancia, percorse tutto l’orizzonte,
Porterà la notizia di noi in città.

Tutti sanno,
Tutti sanno
Che tu ed io da quel pertugio freddo e tetro
Intravedemmo il giardino
E da quel ramo ameno e impervio
Spiccammo la mela.

Tutti temono,
Tutti temono ma tu ed io
Ci unimmo con la luce, l’acqua e lo specchio
E non tememmo.

Io non parlo di un fragile legame tra due nomi
Né di un vincolo nelle pagine lise di un registro.
Io parlo dei miei voluttuosi capelli
E degli ardenti papaveri dei tuoi baci,
Dell’intimità clandestina dei nostri corpi
E della nostra nudità che riluce
Come le squame dei pesci nell’acqua.
Io parlo della vitalità argentina di un canto
Che una piccola fontana intona all’alba.

Una notte, domandammo alle lepri selvatiche
In quella foresta verde e frusciante,
Alle conchiglie copiose di perle
In quel mare agitato e freddo
E alle giovani aquile
In quel monte straniero e trionfante:
Che si deve fare?

Tutti sanno,
Tutti sanno.
Noi abbiamo penetrato il freddo muto sogno dei Simorgh,
Cogliemmo la verità nel piccolo giardino
nell’espressione timida di un fiore anonimo
E l’eternità in un momento senza fine
Quando due soli si fissano l’un l’altro.

Io non parlo di sussurri timorosi nel buio,
Io parlo di luce del giorno e di finestre aperte,
Di aria fresca,
Di un forno nel quale bruciano cose inutili,
Di terra resa fertile con un’altra coltura,
Di nascita, di evoluzione, di orgoglio.

Io parlo delle nostre mani innamorate,
Che hanno gettato, al di sopra delle notti,
Un ponte foriero di profumo, di luce, di brezza.

Vieni nel prato,
Nel prato aperto
E invocami attraverso i sospiri del fiore di seta,
Come la gazzella la sua compagna.

Le tende traboccano celato odio
E le candide colombe
Dall’alto della loro torre bianca
Fissano in basso la terra.


di
Forugh Farrokhzad
traduzione dal persiano di Daniela Zini

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva