martedì 26 febbraio 2013

I grillini e la coscienza di Platone





"...Una volta, poi, istituite le leggi, tutto dipenderà da questo fatto: se i vincitori dimostreranno di sottomettersi alle leggi  ancor più dei vinti, allora non ci sarà angolo della città che non sia pieno di felicità e di sicurezza e ogni male verrà evitato. In caso contrario, rinunziate pure a chiamare me o qualcun altro per metterci a cooperare con gente che non sia disposta a seguire le dichiarazioni che stiamo fornendo. 

Questi infatti sono parenti stretti di quei consigli che io e Dione cercammo insieme di tradurre in pratica, per amore di 
Siracusa. Però, si tratta pur sempre di un progetto di ripiego, perché il piano originale, finalizzato all'attuazione del bene comune, era quello che la prima volta noi cercammo di realizzare con lo stesso Dionigi, ma che un destino più potente dell’umana volontà rese vano.


Ed ora tocca a voi cimentarvi in tale impresa, con miglior fortuna, con una sorte più propizia e anche col favore di qualche dio..."

Platone "Lettera VII"

Cinque stelle e il generale inverno




"Generale,queste cinque stelle,queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore di questo treno,che è mezzo vuoto e mezzo pieno?"

F. De Gregori

Foto concessa in CC da cinemich

domenica 24 febbraio 2013

La terza repubblica e il quarto stato

Sono trascorsi quasi cinque anni.

Abbiamo visto cavalieri cavalcare "a pelo", prima di essere disarcionati, professori universitari piangere come madonne democristiane, figli di "celoduristi" padani laureati disHonoris causa in Albania, comici trasformati in politici e anche politici diventati loro malgrado comici. Pinocchi e grilli parlanti. Monti, Tremonti e tramonti. La politica delle favole e delle filastrocche.
Ora tocca a noi. 
E scopro che questo tempo sembra passato invano.
E' odioso dovervelo ricordare, ma ve l'avevo detto che il destino sarebbe tornato a passare per quel che resta del quarto stato...

In foto ritratto di Giuseppe Pellizza da Volpedo

venerdì 22 febbraio 2013

Un poeta alle urne


La grande gioia
L’ombra che ho frugato ormai non mi appartiene.
lo ho la gioia duratura dell’albero,
l’eredità dei boschi, il vento del cammino
e un giorno deciso sotto la luce terrestre.
Non scrivo perché altri libri mi imprigionino
né per accaniti apprendisti di giglio,
bensì per semplici abitanti che chiedono
acqua e luna, elementi dell’ordine immutabile,
scuole, pane e vino, chitarre e arnesi.
Scrivo per il popolo per quanto non possa
leggere la mia poesia con i suoi occhi rurali.
Verrà il momento in cui una riga, l’aria
che sconvolse la mia vita, giungerà alle sue orecchie,
e allora il contadino alzerà gli occhi,
il minatore sorriderà rompendo pietre,
l’operaio si pulirà la fronte,
il pescatore vedrà meglio il bagliore
di un pesce che palpitando gli brucerà le mani,
il meccanico, pulito, appena lavato, pieno
del profumo del sapone gua!derà le mie poesie,
e queste gli diranno forse: «E’ stato un compagno».
Questo è sufficiente: questa è la corona che voglio.
Voglio che all’uscita di fabbriche e miniere
stia la mia poesia attaccata alla terra,

all’aria, alla vittoria dell’uomo maltrattato.
Voglio che un giovane trovi nella scorza
che io forgiai con lentezza e con metalli
come una cassa, aprendola, faccia a faccia, la vita,
e affondandovi l’anima tocchi le raffiche che fecero
la mia gioia, nell’altitudine tempestosa.
P.Neruda
In foto: A. Warhol : hammer & sickle

Valerio Verbano, 33 anni fa

Trentatre anni fa, un "cristo" di anni fa, Valerio veniva assassinato. Per la prima volta lo ricordiamo senza la  compagnia di Carla, sua madre, morta lo scorso anno. Stavolta voglio farlo attraverso il bel racconto di Rosella Postorino  pubblicato qualche anno fa su Repubblica (leggilo qui).

dalla sinossi del libro di Marco Capoccetti Boccia 

Accadde a Roma il 22 febbraio del 1980. Tre individui armati e con il volto coperto da passamontagna si presentano al civico 114 di via Monte Bianco, l'appartamento in cui Valerio Verbano, militante di Autonomia Operaia appena diciannovenne, vive insieme ai genitori. Valerio apre la porta di casa sua alle 13 e 40 e viene immediatamente assalito. Ne nasce una colluttazione che ha termine con dei colpi di pistola. Uno raggiunge il giovane Verbano alla schiena perforandogli l'intestino. Valerio muore ma, da quella terribile data, sarebbero passati oltre trent'anni senza che al suo nome potesse essere collegato quello degli assassini. Un mistero terribile che Marco Capoccetti Boccia ricostruisce con dovizia di particolari: Valerio, prima di morire, stava indagando sul mondo dell'estrema destra romana e raccoglieva materiali che avrebbero dimostrato i legami tra l'eversione nera, gli ambienti della Banda della Magliana e gli stessi poteri pubblici, il tutto destinato a comporre un dossier che, evidentemente, costò la vita al comunista romano. Quello stesso incartamento, a suo tempo sequestrato dagli inquirenti, risulta scomparso dagli archivi del Tribunale di Roma. Sono questi gli attori principali presenti sulla scena del delitto: terroristi neri che, insieme a istituzioni incuranti se non complici, fanno della passione e della morte di Valerio Verbano un omicidio di Stato.

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva