martedì 31 luglio 2012

Taranto: il sindacato cieco

Se vi chiedessero di barattare la vita dei vostri figli, e magari della progenie tutta, con un piatto caldo, un tetto sicuro e l'auto con cui recarvi il fine settimana a fare la spesa nella cattedrale del nostro tempo, accettereste?
E' proprio questa la proposta indecente che i sindacati dei lavoratori dell'ILVA di Taranto stanno facendo agli operai. Dunque, torniamo a noi, accettereste o vi ribellereste alla condanna a una bomba a orologeria posta sotto la vostra seggiola? Provereste a cercare altre soluzioni, altre prospettive? O vi dedichereste ad una miope difesa del veleno nelle verdure del vostro orto, nell'erba su cui giocano i vostri bambini, nel mare che restituisce fauna ormai irrimediabilmente malata?
Eppure una soluzione ci sarebbe. Chiudere l'ILVA e smantellarla, pezzo per pezzo, piastra per piastra, tubo per tubo...
E con essa chiudere la falsa prospettiva che lo sviluppo passi inesorabilmente per l'avvelenamento, il saccheggio e la distruzione del territorio. E poi investire in un piano di risanamento, a cui condannare almeno economicamente l'Impresa,   che ha distribuito nei decenni dividendi milionari ai propri azionisti sulla pelle di operai e cittadini.
Risanare e ricreare le condizioni per un vero sviluppo fatto di attenzione al territorio, alla sua ricchezza naturale e culturale, alla salute delle persone. Perdere apparentemente tutto per tornare a guardare il futuro con nuova e illimitata speranza.


Ho una grande barba, le spalle curve, i vestiti marroni. Non porto occhiali né ho un con me un bastone. Niente trucchi da quattro soldi. Ma capisco che la televisione accesa è in bianco e nero o a colori. E anche se sul divano c'è una ragazza con la vestaglia aperta e le gambe nude.
Sono rimasto vedovo da poco e nella vita ne ho fatte di cose. Ma abito un mondo pieno di suppellettili e di elettrodomestici che non posso vedere, e unghie smaltate, mobili usati nei giardini, secchielli pieni di ghiaccio, telefonate sbagliate e gente che se la passa male.
L'unica cosa che posso chiederti è di descrivermi una cattedrale con parole esatte, "come se ne andasse della tua vita". E di sederti con me per terra, sul tappeto,a disegnarla insieme, questa cattedrale, sopra una busta di carta del supermercato, con una penna a sfera.
A pensarci bene, non siete voi che mi insegnate a guardare. State solo imparando ad essere ciechi.


da "Cattedrale" di R. Carver

Foto di Gin Fizz concessa in CC

3 commenti:

Alligatore ha detto...

Sottoscrivo quello che hai scritto ... e grande Carver! Io in questi giorni ho ripensato a Chico Mendes.

Berica ha detto...

scrivi chiaramente quello che, confusamente, sto pensando. Grazie.

roberto c. ha detto...

Si, lo pensiamo in molti, ma come sempre in questi ultimi tempi italiani non incidiamo sulla realtà, perché non contiamo, divisi nelle nostre individualità disilluse. E' tempo ormai di rimboccare le maniche e di mettere braccia, cervello e cuore al servizio della tutela dell'individuo e del suo habitat naturale.

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