martedì 24 marzo 2009

La banda del mattone

Lo SCIPPO è definito dall'art. 624 bis del Codice Penale come l'azione di chi "si impossessa della cosa altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, strappandola di mano o di dosso alla persona".

SCIP è invece l'acronimo di Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici.

Tra i due termini c'è solo un PO (senza apostrofo) di differenza.

Il decreto mille proroghe infatti riassegna all’INPS e agli altri Enti pubblici non economici, gli immobili che gli Enti Previdenziali avevano gratuitamente ceduto a Scip 2 e che la stessa non è riuscita a vendere. Ma l'operazione sarà economicamente a loro ESCLUSIVO carico!
Infatti, gli enti previdenziali, che si vedono ritornare indietro gli immobili che erano stati obbligati a cedere, ora rimasti invenduti, dovranno versare alla Scip 1.7 miliardi di euro (entro il 15 aprile 2009). Soldi che serviranno a rimborsare titoli emessi, costi e finanziamenti.
Con questa scelta il governo decide ad esempio che l’INPS debba sborsare alla Scip circa il 50% di questi 1.7 miliardi (il 48% del valore degli immobili invenduti fa capo all’ex INPDAI e quindi ora all’INPS).

Si conclude così una operazione emblematica di quella "finanza creativa" voluta da Vobin Hood Tvemonti, e non osteggiata dagli avversari(?) politici, che ha ottenuto i poco lusinghieri risultati di sfrattare inquilini trentennali, di regalare a prezzi stracciati immobili di pregio agli amici degli amici, di far innalzare il costo degli affitti nelle grandi città e da ultimo, anche di sottrarre danaro alle casse degli enti previdenziali costretti all'acquisto forzoso di quanto prima ceduto gratuitamente!

Se questo è Robin Hood, figuriamoci lo Sceriffo di Nottingham...

Foto in CC da http://www.flickr.com/photos/loungerie/

mercoledì 18 marzo 2009

Fausto e Iaio: due ragazzi



"Sai, Iaio, quando mi sei tornato davanti agli occhi, fisicamente? Sentendo un pezzo dei Rolling Stones. Ti ho rivisto ballare una sera al Leoncavallo. Si erano riaccese le luci, ma tu continuavi, scuotendo la testa, i capelli, con la camicia marrone fuori dai pantaloni, sulla maglietta. Poi eri venuto in radio, al di là del vetro, col naso schiacciato. Ridevi. Sorridevi. E sceglievamo la musica in silenzio, frugando per trovare quella "giusta". È buffo, no, con i Rolling Stones? È l'imperialismo, musica decadente. Un po' di confusione.


Quando c'è stato il convegno sull'arte di arrangiarsi, eri un po' scazzato, ma non l'avevi presa male. Il Leoncavallo ti piaceva di più. Un po' più disadorno, ma si ballava, e poi c'era del bel blues. Altra musica. Ma non abbiamo mai cantato l'Internazionale insieme. Non mi sembra ci sia mai stato bisogno, o l'occasione. Non era una musica che ti stava bene addosso.


Avevi ancora una crosta sul naso stamane, sai? T'hanno messo proprio in un brutto posto, freddo, c'era troppo raso bianco. Neppure il raso ti andava bene. I fiori, si. La crosta sul naso, una crosticina, e i capelli tirati indietro sulla fronte.La fronte non l'avevo mai vista. Un indio. Un bellissimo indio con le labbra grosse, proteso in avanti, con gli occhi gentili".



Da "Fausto e Iaio. La speranza muore a diciotto anni" di Daniele Biacchessi

mercoledì 11 marzo 2009

La borsa o la vita


E' una domenica di marzo dal cielo limpido. Il giallo squillante delle mimose è un gioioso colpo di pennello agli angoli della città eterna.
Il primo pomeriggio tiepido e il pasto abbondante invitano al chiacchiericcio peripatetico.
Uno slargo, qualche panchina. C'è chi legge, chi gode della pace festiva orfana del traffico e chi, senza fissa dimora, benedice quel cielo asciutto come tetto.

All'improvviso un corpo scivola a terra come un sacco vuoto. La signora è anziana come l'uomo preoccupato, ma inutilmente chino su di lei. Si accorre in aiuto dell'uno e dell'altro e del loro smarrimento.

Ben presto la donna è stesa sulla panchina, tra chi le alza premurosamente le gambe e chi le mette il proprio cappotto piegato a mo' di cuscino sotto la testa...

Solo sulla panchina accanto, una signora di mezz'età appare del tutto indifferente a tutto quel trambusto distante solo un metro.

L'anziana donna fatica ancora a riprendere lucidità. Formo il 118 sulla tastiera del cellulare. Un rapido scambio di battute e l'operatore mi conferma l'uscita dell'autoambulanza.

Allora la signora della panchina accanto sollecita un paio di volte l'attenzione dei presenti sulla borsa della vittima del malore. Tutti la ignorano.

Gli sguardi cercano in fondo al viale il lampeggiante del 118 del quale s'inizia a udire la sirena sincopata. Meno di cinque minuti di attesa. Un piccolo miracolo.

C'è chi si preoccupa di ragguagliare i sanitari sui motivi della chiamata e chi si sofferma semplicemente incuriosito. All'improvviso la signora della panchina accanto lancia un urlo:

"la borsa, la borsa dov'è?" E cerca convulsamente qualcosa accanto all'anziana che intanto prova a fatica a rispondere alle domande del medico. Qualcuno le fa notare che l'obiettivo della sua ricerca è tra le mani della legittima proprietaria. Altri le rimproverano lo spasmodico interesse per la borsa a differenza di quello per le sorti della malcapitata.

Saluto i sanitari del 118 augurando loro buon lavoro, e mi allontano riprendendo la passeggiata interrotta.

Il pensiero va ai telegiornali traboccanti cronaca nera a reti unificate, all'operato del ministero della paura.

Il sole è ancora alto.
Eppure mi sembra di sentire un brivido correre lungo la schiena.


sabato 7 marzo 2009

Una donna


"Povera vita, meschina e buia, alla cui conservazione tutti tenevan tanto!
Tutti s'accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti, le vergini come le meretrici: ognuno portava la sua menzogna rassegnatamente.
Le rivolte individuali erano sterili o dannose, quelle collettive troppo deboli ancora, ridicole quasi, di fronte alla grandezza del mostro da atterrare."


da "Una donna"
Sibilla Aleramo

foto by pizzodisevo from flickrcc

mercoledì 4 marzo 2009

Un saggio in sei parole


Nel recente passato i lettori dei principali gruppi editoriali italiani Espresso-Repubblica e ancor prima RCS sono stati invitati a cimentarsi con la forma romanzo condensata in sei parole.



Mutuata dalla celebre "For sale: baby shoes, never worn" (Vendonsi scarpe di bambino, mai usate) di E. Hemingway, la passione per le creazioni letterarie condensate ha letteralmente conquistato schiere di lettori col gusto del gioco.



Perfino artisti del calibro di Stefano Benni: "Scrittore, si, uccide, ossessionato, dalle, virgole," e Alessandro Bergonzoni, attore-autore: "Albero nato immobile morendo diventa mobile" si sono cimentati recentemente nella singolare disciplina.



Un fenomeno non nuovo, quello dei giochi letterari, a giudicare anche dal successo tributato al

FINCIPIT, un singolare cortocircuito comico-grottesco tra Fine e Incipt di un’opera famosa, sia essa un romanzo, una poesia o una canzone. L'idea del cuneese Alessandro Bonino è diventata infatti perfino un bestseller di Mondadori.



E allora perchè non provare a giocare ancora, ma con uno sguardo sulla realtà che viviamo?

Vi propongo perciò una sfida ben più impegnativa:

" Un saggio in sei parole".



Un'opera in prosa condotta in modo oggettivo e razionale su un argomento scientifico, politico, filosofico, storico, artistico, letterario o di costume, affrontato in modo totalmente libero e senza rinunciare ad un pizzico di sana ironia...



Ovviamente mi tocca il compito di "rompere il ghiaccio" e per non sottrarmi alla tenzone, ispirato dalle recenti cronache provenienti dai palazzi della politica , vi lascio qui la prima "opera":



Il melodramma italiano



Casta diva: è Norma in politica.





Attendo i vostri. Su, cosa aspettate?





AGGIORNAMENTO DEL 19.3.2009
Su gentile richiesta della redazione, da oggi il gioco continua sulle pagine del periodico online GIRODIVITE

martedì 3 marzo 2009

Prezzo politico


Un piatto di pasta al ragù € 1,50, un piatto di roastbeef tenerissimo € 2,00, un tramezzino a 0,96 € e il caffè a 0,42 €...

In tempi di feroce crisi economica globale, qualsiasi iniziativa tesa ad offrire pasti sotto costo è sicuramente meritoria.

Ma se invece che alla schiera dei nuovi indigenti, che giorno dopo giorno viene ingrossata da disoccupati, pensionati e sottopagati vari, i prezzi in questione fossero praticati a chi ha anche 20000 euro di reddito mensile?


No, non si tratta della distrazione del volontario Caritas di turno, magari ingannato da un Paperone qualsiasi, nè di uno stupido scherzo televisivo.

Si tratta dei prezzi reali che la Compass Group in qualità di nuova concessionaria, praticherà da oggi nel servizio di ristorazione della buvette del Senato della Repubblica.


Roba da far andare il pranzo di traverso!


Foto da VivereAncona.com

Lavori in corso

Lavori di restyling conclusi...
A voi il giudizio sulla leggibilità.

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva