mercoledì 11 marzo 2009

La borsa o la vita


E' una domenica di marzo dal cielo limpido. Il giallo squillante delle mimose è un gioioso colpo di pennello agli angoli della città eterna.
Il primo pomeriggio tiepido e il pasto abbondante invitano al chiacchiericcio peripatetico.
Uno slargo, qualche panchina. C'è chi legge, chi gode della pace festiva orfana del traffico e chi, senza fissa dimora, benedice quel cielo asciutto come tetto.

All'improvviso un corpo scivola a terra come un sacco vuoto. La signora è anziana come l'uomo preoccupato, ma inutilmente chino su di lei. Si accorre in aiuto dell'uno e dell'altro e del loro smarrimento.

Ben presto la donna è stesa sulla panchina, tra chi le alza premurosamente le gambe e chi le mette il proprio cappotto piegato a mo' di cuscino sotto la testa...

Solo sulla panchina accanto, una signora di mezz'età appare del tutto indifferente a tutto quel trambusto distante solo un metro.

L'anziana donna fatica ancora a riprendere lucidità. Formo il 118 sulla tastiera del cellulare. Un rapido scambio di battute e l'operatore mi conferma l'uscita dell'autoambulanza.

Allora la signora della panchina accanto sollecita un paio di volte l'attenzione dei presenti sulla borsa della vittima del malore. Tutti la ignorano.

Gli sguardi cercano in fondo al viale il lampeggiante del 118 del quale s'inizia a udire la sirena sincopata. Meno di cinque minuti di attesa. Un piccolo miracolo.

C'è chi si preoccupa di ragguagliare i sanitari sui motivi della chiamata e chi si sofferma semplicemente incuriosito. All'improvviso la signora della panchina accanto lancia un urlo:

"la borsa, la borsa dov'è?" E cerca convulsamente qualcosa accanto all'anziana che intanto prova a fatica a rispondere alle domande del medico. Qualcuno le fa notare che l'obiettivo della sua ricerca è tra le mani della legittima proprietaria. Altri le rimproverano lo spasmodico interesse per la borsa a differenza di quello per le sorti della malcapitata.

Saluto i sanitari del 118 augurando loro buon lavoro, e mi allontano riprendendo la passeggiata interrotta.

Il pensiero va ai telegiornali traboccanti cronaca nera a reti unificate, all'operato del ministero della paura.

Il sole è ancora alto.
Eppure mi sembra di sentire un brivido correre lungo la schiena.


3 commenti:

marco ha detto...

ovvero, se ho capito bene, la signora indifferente alle sorti della donna svenuta ma preoccupata della sua borsa, sarebbe il prodotto del lavaggio del cervello ad opera del novello minculpop, ribattezzato ministero della paura, che le fa pensare solo alla possibilità che all'origine del malore ci sia uno scippo, sicuramente aggiungo io ad opera di un clandestino?
e da questo, visto che si parla del ministero della paura (la klein docet, suppongo) è logico concludere che siamo tutti condizionati al fine di aumentare la percezione dell'insicurezza, che appunto è solo una percezione, in realtà va tutto bene, e così via secondo le "logiche" conclusioni fino all'uomo forte al comando?
se ho inteso male, allora perdonami. se ho inteso bene, ti consiglio di guardarti un po' più intorno.
ciao

roberto c. ha detto...

I miei vecchi dicevano sempre: "accetta i consigli di tutti, ma poi sbaglia da solo".
L'attenzione spasmodica per la borsa piuttosto che per la sorte clinica della signora è un segno del tempo che viviamo. Tempo di telegiornali quasi interamente assorbiti dalla cronaca nera. Tempo di esercito nelle strade del paese col maggior numero di addetti alle forze di polizia per abitante tra i paesi sviluppati malgrado il minore tasso di delitti. Tempo di sfruttamento della paura da parte di quel potere politico che convoglia i conflitti sociali generati dalla crisi verso lo straniero, il rom ecc...
No nessun pericolo di uomo forte al comando, ma solo perchè non ci sono uomini.
Avremo il primo regime nazionalcabarettista del mondo.

Ciao

P.S.
Non scomodiamo la Klein,
la citazione del ministero della paura è da Antonio Albanese.
Malgrado tutto non perdiamo l'ironia. Una risata li seppellirà.

Anonimo ha detto...

Sicuramente un segno dei tempi, come ben dici Roberto, ma anche un atteggiamento che poggia su una cultura più radicata che ha dato sempre più importanza all'avere che all'essere, alla cosa (bene materiale)che alla persona..
una cultura in cui i valori sono invertiti.
Forse è anche per ciò che "Avremo il primo regime nazionalcabarettista del mondo".
(Questa mi è proprio piaciuta)
Ciao
Stefi

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