mercoledì 26 agosto 2009

Controcorrente


Ho sopportato in silenzio i servizi giornalistici sull'emergenza caldo, le abbronzature ostentate, i racconti delle altrui vacanze, le pubblicità progresso contro l'abbandono estivo degli animali domestici, le "rivelazioni sulle performance di Papi, le nozze di Brunetta, le omelie da CastelGandolfo, il Real Madrid onnivoro sul mercato, le zero medaglie azzurre ai mondiali di atletica...

Ora le valigie sono pronte. Domani percorrerò controcorrente la via delle meritate vacanze destinazione Salentu, ...lu sule lu mare e lu ientu!
Ma tra una nuotata e un buon libro, all'ombra della pineta proverò a farmi vivo. A presto.

mercoledì 19 agosto 2009

A Nanda che riscoprì l'America

"Ti ho trovata carina e bella e anche con una buona testa per pensare…"

Queste le parole con cui Hemingway la salutò per lettera al suo ritorno a Torino dopo il soggiorno alla Finca Vigia, la grande casa bianca posta sulla Carretera Central de Cuba, nella quale aveva avuto occasione di ospitarla.

Ma Fernanda Pivano valeva sicuramente di più di una così pur lusinghiera definizione.

La sua figura di intellettuale, la sua intelligenza vigile, colta eppure antiaccademica, ha attraversato il '900 con l'ironia e lo sguardo fermo di chi amava coniugare, anche in letteratura così come nella storia, verità e libertà.

Quella semplice verità dei sentimenti mai occultata dal linguaggio aulico, dall'artificio della ricercatezza, mai dalla ricerca del bello fine a se stesso, che le fece scoprire la grandezza di Hemingway prima, di Scott Fitzgerald, e dei poeti della Beat Generation poi. Che le permise di riconoscere il respiro letterario dell'opera di De Andrè e Dylan e di rivelarci l'esistenza di autori quali Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Jonathan Safran Foer o Chuck Palahniuk.

Una intellettuale anomala, perchè fedele al comandamento hemingweiano che "di letteratura e di letterati la gente pulita non deve parlare più di quanto non parli delle proprie feci...", ma pronta a sfidare laicamente il potere in nome della verità letteraria. Conoscerà anche l'arresto nel 1943 durante l'occupazione nazista per la traduzione clandestina di "Addio alle Armi".

Così, la Nanda riscoprì, e noi con lei, quel subcontinente chiamato America, le sue contraddizioni e i suoi ideali.

Io incontrai la sua opera di poetessa della traduzione, da adolescente curioso nel 1977, anno magnifico e terribile di scontri e di fermenti, nella piccola biblioteca scolastica. Fu con un piccolo volume di poesia dalla copertina bianca rigata di rosso: L'antologia di Spoon River di E. Lee Masters, di cui lei aveva iniziato a curare la traduzione 35 anni prima, nel bel mezzo di una guerra mondiale.
Per questo anch'io, come Chiara Valerio, sono convinto che, col suo inseparabile sorriso, dormirà anche lei serena lassù sulla collina.

Foto 1 in CC da thomashawk
Foto 2 in CC da emiliofano

lunedì 10 agosto 2009

Omìni e ominicchi

Filastrocca di sotto in su
per l'omino della gru
Sotto terra va il minatore,
dov'è buio a tutte l'ore;
lo spazzino va nel tombino,
sulla terra sta il contadino,
in cima ai pali l'elettricista
gode già una bella vista,
il muratore va sui tetti
e vede tutti piccoletti...
ma più in alto, lassù lassù,
c'è l'omino della gru:
cielo a sinistra, cielo a destra,
e non gli gira mai la testa.




Sembrano piccoli gli operai INSSE in lotta, tute blu e caschetto giallo, lassù sul carroponte alto come una palazzina.
Ma ad uno sguardo più attento non vi sembrano ancor più piccoli gli ominicchi che nel chiuso del "palazzo" decidono di far chiudere una fabbrica con il mercato e la storia della INSSE solo per l'ennesima speculazione edilizia fatta in nome dell' Expo di Milano 2015?

giovedì 6 agosto 2009

Una mattina d'agosto


...
Dove sono i tuoi bambini, Hiroshima?
Forse nell’oceano
d’argento indifferente.
Forse nel mausoleo infinito
del cielo.

O forse,
proprio su questa terra che io calpesto.
Ogni passo io lo traccio con timore.
Ogni pezzo di terra
nasconde una bara...


da "Perdono, Hiroshima"
in "Il sorriso di Hiroshima e altre poesie"
Foto concessa in CC da Eqqman

mercoledì 5 agosto 2009

Pulpiti e pecorelle

Dal pulpito, Don Peppino l'aveva detto chiaro alle sue pecorelle. L'aveva perfino scritto: lui "per amore del suo popolo" non avrebbe taciuto.

I potenti della zona lo sapevano bene, per questo avevano armato la mano di due pecore qualsiasi.

E alla transustanziazione del vino si sostituì così il sangue di un uomo, sparso nella sagrestia violata della chiesa di San Nicola.

Gli anni trascorsi hanno fatto lenta giustizia, malgrado tutto.

Ma accade ora che una nuova pecorella con la P maiuscola, rovesciando ruoli, salga sul pulpito a rimestare presunte altre verità processuali, per poi pentirsene (?) e chiederne pubblicamente scusa solo dopo le inevitabili reazioni.

Non si affanni l'avvocato del boss Nunzio De Falco detto 'o lupo.


Chi conosce la storia recente di questo paese, sa anche distinguere l'autorevolezza del pulpito da cui viene la predica.

Rovesciare la verità sarà per chiunque una insostenibile impresa.

Foto in CC da Smeerch

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva