martedì 14 settembre 2010

L'ex-cattedra è un banco rotto

E' tornata a squillare la campanella. E a centinaia di migliaia hanno trascinato le gambe inguainate di jeans e poggiate su piedi infilati in scarpe simili anche se con marchi diversi. Lo stesso lettore mp3 nelle orecchie, lo stesso zaino sulle spalle, magari a volte solo di un altro colore. E lo stesso sguardo tra l'annoiato e il rassegnato. Che diventa febbrile solo davanti ad uno schermo: un netbook, un videogames o un telefonino di ultima generazione. Attesi da un altro smarrimento. Quello di professori cinquantenni appena scampati alla gelminiana mattanza dei precari e già in odore di pensionamento culturale. Uniti ai loro discenti dalla paura del futuro e dalla monotonia del presente.
Dedico ad entrambi due appelli scritti a distanza di 50 anni l'uno dall'altro ma ancora entrambi attualissimi. Originariamente pensati per gli studenti ben si adattano ad esortare anche chi ormai ha il sempre più difficile compito di educare da dietro le cattedre:

"Che l'infanzia sia caduta nella trappola di una scuola che ha ucciso il meraviglioso invece di esaltarlo indica abbastanza in quale urgenza si trovi l'insegnamento, se non vuole cadere in seguito nella barbarie della noia, di creare un mondo di cui sia permesso meravigliarsi.

Guardatevi tuttavia dall'attendere aiuto o panacea da qualche salvatore supremo. Sarebbe vano, sicuramente, accordare credito a un governo, a una fazione politica, accozzaglia di gente preoccupata di sostenere prima di tutto l'interesse del loro potere vacillante; e nemmeno a tribuni e maitres à penser, personaggi massmediatici che moltiplicano la loro immagine per scongiurare la nullità che riflette lo specchio della loro esistenza quotidiana. Ma sarebbe soprattutto andare contro se stessi, inginocchiarsi come un questuante, un assistito, un inferiore, mentre l'educazione deve avere per scopo l'autonomia, l'indipendenza, la creazione di sé, senza la quale non vi è vero aiuto reciproco, autentica solidarietà, collettività senza oppressione.

Una società che non ha altra risposta alla miseria che il clientelismo, la carità e l'arte di arrangiarsi è una società mafiosa. Mettere la scuola sotto il segno della competizione è incitare alla corruzione, che è la morale degli affari.

La sola assistenza degna di un essere umano è quella di cui ha bisogno per muoversi con i propri mezzi. Se la scuola non insegna a battersi per la volontà di vivere e non per la volontà di potenza, essa condannerà intere generazioni alla rassegnazione, alla servitù e alla rivolta suicida. Rovescerà in soffio di morte e di barbarie ciò che ciascuno possiede in sé di più vivo e di più umano.

Io non immagino altro progetto educativo che quello di formarsi nell'amore e nella conoscenza di ciò che è vivo. Al di fuori di una scuola della vita dove la vita si trova e si cerca senza fine - dall'arte di amare fino alle matematiche speculative - non vi è che la noia e il peso morto di un passato totalitario."





Da Avviso agli studenti (1995) di R.Vaneigem

"Una generazione di uomini ha distrutto la vostra giovinezza e la vostra Patria. Traditi dalla frode, dalle violenza, dall’ignavia, dalla servilità criminosa, voi insieme con la gioventù operaia e contadina, dovete rifare la storia dell’Italia e costruire il popolo italiano.

Non frugate nelle memorie o nei nascondigli del passato i soli responsabili di episodi delittuosi; dietro ai sicari c’è tutta una moltitudine che quei delitti ha voluto e ha coperto con il silenzio e la codarda rassegnazione; c’è tutta la classe dirigente italiana sospinta dalla inettitudine e dalla colpa verso la sua totale rovina.

Studenti, mi allontano da voi con la speranza di ritornare a voi maestro e compagno, dopo la fraternità di una lotta assieme combattuta. Per la fede che vi illumina; per lo sdegno che vi accende, non lasciate che l’oppressore disponga della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l’Italia dalla schiavitù e dall’ignoranza, aggiungete al labaro della Vostra Università la gloria di una nuova più grande decorazione in questa battaglia suprema per la giustizia e per la pace nel mondo".

Appello del Rettore UniPD: Prof. Concetto Marchesi agli studenti Dic. 1943




foto concesse in CC di Stefan e di Net Efekt

3 commenti:

St ha detto...

molto difficile allora come oggi trovare un benché minimo motivo di ottimismo!!...
ma il bisogno di non farsi schiacciare dalla cupezza e dalla depressione è forte.
Le strategie di sopravvivenza si stanno esaurendo, necessitiamo di reazione.
Un caro saluto.

roberto c. ha detto...

Si , ma bisognerà pure rinnovare i mezzi e le forme attraverso i quali reagire e per far questo temo sia necessario svecchiare tutto un ceto politico e non...
Fino a quando non ci sarà l'interesse dei più giovani per il cambiamento non ci srà prospettiva alcuna...
La novità di questa società non può essere Beppe Grillo ormai sessantene e l'ultraottantenne Dario Fo tanto per intenderci...

St ha detto...

assolutamente d'accordo, ma difficile far liberare le poltrone da un lato e trovare giovani "alternativi" dall'altro...
ma perchè non ne parliamo in un QBlogCamp?!... ;)

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