giovedì 14 ottobre 2010

Baricco, ovvero l'uomo che riscrisse sè stesso



Prima o poi doveva accadere.
A forza di alimentare il proprio ego piuttosto smisurato e, non incidentalmente anche il proprio portafogli, con una sequenza di riscritture, Alessandro Baricco è finito a riscrivere sè stesso.
Dopo Omero, Melville, Tirso de Molina e Molière, adattamenti per la scena teatrale, collane per ragazzi e cinema, Baricco ha riscritto Baricco.
A distanza di soli quattro anni infatti, il controverso scrittore torinese, ritenuto a torto o a ragione un protagonista della cultura italiana attuale (!), smentisce sè stesso e la principale tesi del
"saggio sulla mutazione" quel "I barbari" con il quale nel 2006 contestò alla società nascente la perdita del senso di profondità, e con essa del contenuto di bellezza da ricercare nei libri, nei gesti, nei viaggi e perfino negli sguardi.
Sul
numero di settembre 2010 di Wired un Baricco molto curato nel suo look arriva infatti ad affermare:

"La superficie è tutto, e in essa è scritto il senso. Meglio: in essa siamo capaci di tracciare un senso. E da quando abbiamo maturato questa abilità, è quasi con imbarazzo che subiamo gli inevitabili sussulti del mito della profondità: oltre ogni misura patiamo le ideologie, gli integralismi, ogni arte troppo alta e seria, qualsiasi sfacciata pronuncia d'assoluto...La profondità sembra essere diventata una merce di scarto per i vecchi, i meno avveduti e i più poveri."

E quella che fin qui sembra essere una rassegnata constatazione si trasforma in piena accettazione poco dopo:

"Ma alla fine, quello che è accaduto è stato soltanto il frutto delle nostre scelte, del talento e della velocità delle nostre intelligenze. La mutazione ha generato comportamenti,
cristallizzato parole d'ordine, ridistribuito privilegi: ora so che in tutto ciò è sopravvissuta la promessa di senso che a suo modo il mito della profondità tramandava."

Per concludere ormai entusiasta che :

"Da questi barbari stiamo ricevendo un'impaginazione del mondo adatta agli occhi che abbiamo, un design mentale appropriato ai nostri cervelli, e un plot della speranza all'altezza dei nostri cuori...l'unico modo che conosciamo per consegnare in eredità, a chi verrà, non solo il passato, ma anche il futuro."

Insomma una specie di proporzione del tipo: Omero sta a Baricco come il passato sta al presente e forse al futuro.
E voi che ne pensate?
Foto concessa in cc da Tony2

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Io non l'ho presa così (e comunque ti consiglio di leggere il successivo "carteggio" Scalfari/ Baricco in cui il primo, lui sì, parla con molta arroganza dei bei tempi della cultura "alta")A me sembra che Baricco in sostanza dica, e confermi, che il mondo cambia, è sempre cambiato e non necessariamente in peggio, e che nei momenti di passaggio si rischia di considerare "barbaro" il cambiamento soltanto perchè ci fanno impressione le barbarie che inevitabilmente a questo si accompagnano. Mi sembra un atteggiamento di ascolto che considero positivo. Saluti da Vaiano :-)Gio

giam ha detto...

Ciao Robe'
Siccome tengo la febbre, mi sono messo pure io a ripensare 'sta cosa dei Barbari e Baricco e penso che mo' ci scrivo qualcosa sul blog.
L'argomento, come vedi, interessa molto anche Gio' :-)

roberto c. ha detto...

Ciao Giam (gio'), ma che bell'effetto che ti fa la febbre!
Io, quando raramente mi capita, ce l'ho di quelle tradizionali, con tanto di mal di testa feroce che m'affatica anche guardare il display del termometro, figuriamoci il PC...
Per quanto riguarda Baricco, non gli contesto assolutamente la disponibilità al cambiamento come potrebbe fare un vecchio parruccone come Scalfari, né tantomeno per difendere la cosiddetta Cultura con la C maiuscola, che ho sempre creduto espressione a difesa di un elite sociale. Piuttosto non capisco come una, peraltro corretta, constatazione dell'aumento di mancanza di profondità, da limite evidente possa ai suoi occhi trasformarsi in magnificenza prossima futuribile.
In un epoca di grandi e rapidi cambiamenti abbiamo assistito alla diffusione del mezzo (la rete), ma ci siamo limitati a pensare che bastasse la connessione con una pagina qualsiasi ad arricchirci, a trasformarci in sapienti sulle materie più disparate. Atteggiamento troppo somigliante alla visione televisiva, che trascura qualsiasi ricerca, approfondimento e rielaborazione personale. Forse quando saremo capaci di questo, solo allora avremo una vera cultura diffusa e non superficiale. E non balbetteremo più, non saremo più insomma quei Barbari che in questo momento inevitabilmente rimaniamo.

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