domenica 31 ottobre 2010

Padri senza padroni


Il pastore sardo è stato l'uomo solo per antonomasia, l'uomo che per decenni ha avuto come uniche compagnie crastos e barrasolos ( macigni e cespugli) nella desolazione alienante dell'entroterra. Ma ora dopo secoli di vite disseminate di spine, così come i terreni calpestati dalle loro greggi lo erano di cardi, ha capito. Finalmente l'esasperazione per condizioni economiche inaccettabili e soprattutto la diffusa consapevolezza dello sfruttamento da parte delle aziende del settore ha incanalato la legittima protesta verso una forma collettiva che troppo a lungo gli è stata estranea... E ora a distanza di mesi il tentativo di reprimere la protesta finalmente s'incrina di fronte alla forza del movimento che inizia ad ottenere i primi risultati. La strada sarà ancora lunga ma forse il governo regionale e anche quello centrale hanno capito di avere di fronte uomini pronti a tutto e non le loro greggi.

"Hai comandato troppo. Non ti ha messo nessuno le mani addosso. E sarebbe ora che qualcuno te le mettesse per farti riflettere e comprendere cosa significano i colpi e le percosse con cui ti sei fatto sempre temere. Hai comandato troppo e sarebbe ora che tu la finissi. Siamo cresciuti tutti come tuoi schiavi: con la paura della tua persona...

E i miei fratelli, ancora, si trasportano la tua terribile autorità... A me, ora, per fortuna non fai più paura. L'ho distrutta nel mio cervello. E tu per ora sei solo un uomo come me e come tanti altri e come tale ti rispetto...
Non me ne vado, io. Non me ne andrò. Chiama pure i carabinieri. Le tue forze non riusciranno più a mettermi in fuga. Qui sento che ci debbo restare. Ci ho lavorato tanto quando mi usavi come attrezzo. Ora ho bisogno di restarci e ci resto. Non è colpa mia se ho bisogno di questo. E ora che ti ho dimostrato che non ce la fai più a picchiarmi, se ti va ti concedo anche di sfogarti sul mio corpo. Toh! Io mi sdraio per terra. Vieni. Picchiami. Calciami. fammi quello che vuoi come facevi prima. Solo così mi potrai picchiare. Perché non lo fai?"

da Padre padrone di Gavino Ledda

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