mercoledì 26 novembre 2008

Favole del nostro tempo: Beata Ignoranza e il mostro unico





Per il ministro Gelmini inizio quasi a provare pietà.

Protagonista suo malgrado, un po' come Cappuccetto Rosso nella fiaba di Perrault, è improvvisamente e anche improvvidamente esposta agli attacchi di tanti, troppi, che inevitabilmente la "sanno più lunga di lei".

Ecco qui l'incontro con il "Lupo" Stefano Benni...



Il mostro unico

di S. Benni


Cari studenti facinorosi, sono la vostra amata ministra Gelmini.

Dopo il cinque in condotta e il maestro unico, ho una nuova idea che potrà risollevare la scuola italiana.Da dove inizia l’istruzione? Dall’asilo. E proprio qui bisogna intervenire, perché i bambini diventino obbedienti e ligi al dovere.

E le favole, con la loro sovrabbondante fantasia e il loro dissennato spreco di personaggi, li allontanano dal sano realismo e dal doveroso conformismo e alimentano il pericolo del fuori tema, della deboscia, della droga e del bullismo facinoroso.

Perciò per decreto legge istituisco il Mostro Unico.

Sarà proibito leggere favole che contengano più di un mostro o di un cattivo, con relativo aggravio per la spesa pubblica, e soprattutto si dovrà, in ogni fiaba, sottolineare la natura perversa, facinorosa e vetero-comunista di questo mostro.

Secondo il DMU (decreto mostro unico) sono proibiti ad esempio Biancaneve e i sette nani, perché Grimilde e la strega sono un costoso e inutile sdoppiamento di personalità nocivo all’immaginario dei giovani alunni, per non parlare dell’ambigua convivenza tra Biancaneve e i sette piccoli operai, di cui uno, Brontolo, sicuramente della Cgil.

Cappuccetto Rosso è ammesso, ma si sottolinei come il cacciatore è evidentemente della Lega e il lupo di origine transilvana e rumena.Proibito Ali Babà e i quaranta ladroni, ne basta uno.

Abolito Peter Pan, troppi pirati che gravano sulle casse dello stato. Abolito Pinocchio, anche accorpando il gatto e la volpe in un unico animale, restano il vilipendio ai carabinieri e il chiaro riferimento a Mediaset del paese dei balocchi.

Ammesso Pollicino ma dovrà chiamarsi Allucione ed essere alto uno e settanta, per non costituire un palese sberleffo al nostro amato presidente del consiglio.Proibito Hansel e Gretel, perché i mostri sono due, la madre e la strega, e inoltre si parla troppo di crisi economica.

Proibito il brutto anatroccolo. Se uno è brutto, lo è per motivi genetici e tale resterà. Inoltre Andersen era gay.Parimenti proibito il gatto con gli stivali per la connotazione sadomaso.

Proibita, anzi proibitissima Cenerentola. Le cattive sono tre e assomigliano tutte a me.

Cioè alla vostra ministra superficiale, impreparata e ciarliera.

Ma la vostra Ministra Unica.



Foto concesse in creative commons da Steinlob e Rightintwo

lunedì 24 novembre 2008

Rete studenti e Emergency Perugia: Una "Caparezza" in concerto per solidarietà

Ricevo e pubblico

Da anni l’associazione Rete Studentesca si occupa di temi di rilevanza sociale come la promozione della legalità, nella lotta alle mafie, ma anche progetti di solidarietà, di promozione di una cultura di pace e di supporto all’azione delle associazioni che operano direttamente nei paesi colpiti dalla guerra per aiutare i civili colpiti dai conflitti armati.
Nell’ambito di questo nostro impegno, abbiamo costruito nel tempo un forte legame con l’associazione Emergency, con la quale abbiamo realizzato diverse mostre fotografiche, conferenze, assemblee – anche all’interno delle scuole e dell’Università di Perugia – concerti e altre iniziative.



Storia di Luigi delle Bicocche (guarda il video)

Piacere
Luigi delle Bicocche
Sotto il sole faccio il Muratore e mi spacco le nocche da giovane il mio mito era l’attore Dennis Hopper che in Easy Rider girava il mondo a bordo di un Chopper invece io passo la notte in un Bar Karaoke se vuoi mi trovi lì tentato dal videopoker ma il conto langue e quella macchina vuole il mio Sangue un soggetto perfetto per Bram Stoker. TU che ne sai della vita degli Operai io stringo sulle spese Goodbye Macellai non ho salvadanai da Sceicco del Dubai mi verrebbe da devolvere l’otto per mille a Snai io sono il pane per gli usurai ma li respingo non faccio l’Al Pacino non mi faccio di Pachinko non gratto non vinco non trinco nelle sale Bingo man mano mi convinco,



[RIT] che io sono un Eroe perchè lotto tutte le ore sono un Eroe perchè combatto per la pensione sono un Eroe perchè proteggo i miei cari dalle mani dei Sicari dei cravattari sono un Eroe perchè sopravvivo al mestiere sono un Eroe straordinario tutte le sere sono un Eroe E te lo faccio vedere ti mostrerò cosa so fare col mio superpotere.

Stipendio dimezzato o vengo licenziato a qualunque età io sono già fuori mercato fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato invece torno a casa distrutto la sera bocca impastata come calcestruzzo in una betoniera io sono al verde vado in bianco ed il mio conto è in Rosso quindi posso rimanere fedele alla mia bandiera ? SU vai a vedere nella galera quanti precari sono passati ai mal’affari quando t’affami i fai nemici vari se non ti chiami Savoia scorda i Domiciliari finisci nelle mani di strozzini ti cibi di ciò che trovi se ti ostini a frugare i cestini ne l’Uomo ragno ne Rocky ne Rambo ne affini farebbero ciò che faccio per i miei Bambini
[RIT]
Per far denaro ci sono più modi potrei darmi alle frodi e fottermi i soldi dei morti come un banchiere a Lodi c’è chi ha mollato il Conservatorio per
Montecitorio lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody io vado avanti e mi si offusca la mente sto per impazzire come dentro un Call Center vivo nella camera 237 ma non farò la mia famiglia a fette perchè sono un Eroe
[RIT]

martedì 18 novembre 2008

Cetto LaQualunque e il Mare Nostrum a Bagnara Calabra

immagine da wikipedia.it


Il suo programma poggia sugli unici due elementi per lui indispensabili a un vero progresso : u' cemento e u' pilu... per tutti!
Cacciatore indefesso di delfini ed altri esseri viventi in via d'estinzione, nepotista al punto di collocare sua figlia come cardiochirurga nel locale ospedale per il merito non trascurabile di saper sfilettare i delfini come nessun'altra.
Insomma un uomo spregevole, ma "politico di razza" in sintonia con la gente della strada in questa Italia subnormale.

Uno insofferente a qualsiasi oppositore politico di turno al quale "non sputa per non profumarlo".

Ecco, credevo un po' ingenuamente che Cetto LaQualunque fosse il protagonista un po' bastasu (per dirla con lui) di una parodia ironica e dissacrante sulla realtà calabrese.

Poi ho visto la puntata di Report del 16 novembre scorso, dedicata alla bracconaggio e alla pesca indiscriminata, che saccheggia la residua fauna ittica dei nostri mari e soprattutto ho osservato l'atteggiamento para-mafioso di alcune famiglie di pescatori illegali di Bagnara Calabra e non solo.
Allora ho pensato che Cetto, come Licio Gelli, ha ottime possibilità di realizzare a breve il suo surreale programma elettorale...

In fondo il progetto di cementificazione totale (Ponte) c'è già, la caccia a qualsiasi animale marino anche...e 'u pilu, quello in tempi di crisi si trova sempre.



Cetto LaQualunque è un personaggio di quel geniaccio d'attore che è Antonio Albanese.


La foto è concessa in creative Commons da doda.it

venerdì 14 novembre 2008

Espresso - Brunetta : storia di lumache, scorciatoie, case di lusso e di un furbetto


In circa sei mesi ha fatto di tutto per porre sé stesso al centro di qualsiasi attenzione mediatica.

Slogan offensivi nei confronti dei lavoratori pubblici, rutilante presenza televisiva, annunci ad effetto e presunzione a gogò hanno finora contraddistinto l'operato del Ministro all'Innovazione e alla Funzione Pubblica Prof. Renato Brunetta.

Ma, dopo aver fatto notizia su giornali, TV e sui blog di mezza Italia, grazie alla presunta riduzione dell'assenteismo e alla repressione dei comportamenti scorretti di alcuni dipendenti pubblici, ora tocca alla sua vita privata e a qualche comportamento che l'inchiesta dell' Espresso sembrerebbe dimostrare non proprio moralmente ineccepibile...


Leggete l'inchiesta di Emiliano Fittipaldi e Marco Lillo al seguente link

Qui troverete anche la replica del Ministro...

... e qui la controreplica della Direzione del settimanale L'espresso

Aggiornamento del 14.11.2008
Qui trovate le osservazioni e i documenti pubblicati sul sito personale del Ministro.

Ognuno tragga le conclusioni del caso.
Una domanda è comunque lecita: Chi moralizza i moralizzatori?

foto concessa in Creative Commons da Stefano Corso

mercoledì 12 novembre 2008

Opinioni di un clown



Dopo le ultime infelici battute sono nate diverse iniziative tra i blogger per prendere ufficialmente le distanze dalle dichiarazioni del "Cavaliere con la Bandana".

Siti che senza alcun "orientamento politico" vogliono dare voce ai tanti italiani che si sentono indignati dall'essere rappresentati in tal modo dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, come ad esempio www.notspeakinginmyname.com (guarda).


Qui l'appello tra l'altro recita così:

"Noi crediamo che la rappresentanza politica sia una cosa seria. E' necessario che venga fatto con rigore e serietà.
Signor Berlusconi, quando parla rappresenta l'
intera popolazione italiana...
... se non sei italiano e ti senti offeso da una delle inappropriate e ignoranti battute del PM Silvio Berlusconi, ti preghiamo di accettare le nostre scuse".

Per questo, suggerisce infine l'appello, se siete italiani e non vi sentite rappresentati dalle parole di Silvio Berlusconi, scrivetelo su un pezzo di carta, fatevi una foto e mandatela al seguente indirizzo mail con nome, cognome e località: sendto@notspeakinginmyname.com






Iniziativa analoga a quella del gruppo yeswearedifferentit che si propone lo scopo di comperare uno spazio pubblicitario su di un grande quotidiano internazionale per pubblicare il seguente appello:

Siamo milioni di italiani e siamo invisibili.
Siamo milioni e non siamo volgari.
Siamo milioni e non siamo razzisti.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato la nostra storia.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato di essere un popolo di emigranti.
Siamo milioni e non abbiamo dimenticato che eravamo dalla parte sbagliata nella seconda guerra mondiale.
Siamo milioni e siamo onesti e civili. .
Siamo milioni e NON CI riconosciamo nelle parole del signor Berlusconi.


IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO NON PARLA PER NOI
SI' NOI SIAMO DIFFERENTI

Qualcuno le ha definite goliardate. Io le considero atti politici, ovviamente insufficienti, ma necessari.
Voi?

lunedì 10 novembre 2008

La settimana tra cronaca e letteratura


Berlusconi a Mosca: Obama è giovane bello e "abbronzato"!

"Opinioni di un clown" di H. Boll


Addio a Mama Africa. Miriam Makeba muore al termine del concerto dedicato a Saviano.

"Vivere stanca" di J.C. Izzo


Gerusalemme: rissa tra monaci di opposte fazioni religiose nel Santo Sepolcro

"Tante piccole infamie" di P. Karnezis

Mondi al limite. Scrittori per Medici senza Frontiere

Testimoni, non testimonials!

"Il testimone è qualcuno che parla sempre in prima persona, che mette in gioco la propria sensibilità e le proprie emozioni, il testimonial al contrario propone una lezione altrui."

Così, Konstantinos Moschochoritis Direttore generale di MSF Italia, illustra il senso dell'iniziativa che vede diversi progetti dell'associazione, in Italia e all'estero, protagonisti dei racconti di nove scrittori italiani di fama.

Dalla Cambogia alla Repubblica Democratica del Congo, dalla Colombia all'Italia, i nove scrittori italiani attraverso quattro continenti offrono un affresco fatto di ritratti, storie dure e realtà drammatiche dipinto dalla variegata sensibilità degli scrittori, per la prima volta a contatto con situazioni al limite.
L'opera, edita da Feltrinelli, è corredata dai disegni di Emilio Giannelli.

I racconti:

Alessandro Baricco
La normale vita di Naing Nay
Stefano Benni
C'era una volta l'AIDS
Gianrico Carofiglio
Sommarie informazioni a Bogotà
Mauro Covacich
Bungee jumping a Takeo
Sandrone Dazieri

Una persona alla volta
Silvia Di Natale
Il risveglio di Roxana
Paolo Giordano
Mundele
Antonio Pascale
Medici di se stessi
Domenico Starnone

Condom Butterfly





lunedì 3 novembre 2008

Niente di nuovo sul fronte occidentale


Quasi nove milioni di morti in divisa. Sei milioni e mezzo di civili. Più di 22 milioni di feriti e mutilati. Questa è stata la prima guerra mondiale.

Ma il mefistofelico ministro della difesa sbandiera da giorni la tricolore volontà di ripristinare come festa nazionale solenne il 4 novembre.



Con quella voce bassa e distorta, parla di vittoria, di compimento del Risorgimento, di unità nazionale.
Rispolvera tutta la retorica in naftalina per celebrare le gesta degli Italiani nella "Grande guerra". Arriva puntuale a dire "noi non celebriamo la guerra, il macello che ci fu nelle trincee, ma il ricordo di quegli uomini, uomini di tutte le regioni, che diedero la vita per difendere la propria terra, la propria famiglia, la propria Patria. Il momento delle trincee fu il momento di nascita dell'unità nazionale".

Eccolo lì il culmine, in quel "diedero la vita" degno di un sacrario d'altri tempi e della triade Dio, Patria e Famiglia.
Che tace l'obbedienza ottenuta con metodi spietati, con le condanne a morte, con le decimazioni che colpirono i soldati del regio esercito italiano più di ogni altro.

Le stesse amnesie che ancora oggi a distanza di 90 anni impediscono in Italia, a differenza di quanto è avvenuto in Francia, di giungere alla dichiarazione d'innocenza e alla riabilitazione di tutti i condannati fucilati senza processo.

Ristabilire questa verità storica potrebbe essere l'unico modo per ricordare con senso di giustizia tante perdute giovinezze.


O Gorizia

La mattina del cinque di agosto
si muovevano le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì.

Sotto l'acqua che cadeva a rovescio
grandinavano le palle nemiche;
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza

e il ritorno per molti non fu

O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana,
schernitori di noi carne umana,

questa guerra ci insegna a punir.

Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dei confini;

qui si muore gridando: assassini!
maledetti sarete un dì.

Cara moglie, che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini,
che io muoio col suo nome nel cuor.

Traditori signori ufficiali
che la guerra l'avete voluta,
scannatori di carne venduta,
e rovina della gioventù

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

Clicca qui per ascoltarla


domenica 2 novembre 2008

In memoria di un intellettuale corsaro

da "In morte di Pasolini"".
di Rossana Rossanda
dal "manifesto" del 4 novembre 1975

...la stampa italiana piange Pier Paolo Pasolini, l'intellettuale più scomodo che abbiamo avuto in questi anni. Diventato, anzi, scomodissimo. Non piaceva a nessuno, quel che negli ultimi tempi andava scrivendo. Non a noi, la sinistra, perché battagliava contro il 1968, le femministe, l'aborto e la disobbedienza. Non piaceva alla destra perché queste sue sortite si accompagnavano a un'argomentazione sconcertante, per la destra inutilizzabile, sospetta. Non piaceva soprattutto agli intellettuali; perché erano il contrario di quel che in genere essi sono, cauti distillatori di parole e di posizioni, pacifici fruitori della separazione fra "letteratura" e "vita", anche quelli cui il 1968 aveva dato cattiva coscienza.
... Questa pressoché totale unanimità è certo la seconda pesante macchina che passa sul corpo di Pasolini. Come della prima, chi ha la coscienza a posto può dire: "se l'è cercata". Per chi non ha queste certezze è invece l'ultimo segno di contraddizione, di questa contraddittoria creatura: una contraddizione vera, non ricomponibile
in qualche artificio dialettico.

Non diceva che i giovani sono, ormai, come una schiuma lasciata da una mareggiata che ha distrutto i vecchi valori? che una collettività deve darsi un ordine, un sistema di convivenza, un modello? Su questo sono d'accordo tutti, salvo dare ciascuno, a questo ordine e a questa denuncia, il segno che più gli conviene. Pasolini, l'intellettuale
più outsider della nostra società culturale, fornisce con la sua indecorosa morte la prova ferrea che così non si può andare avanti. Così comoda, che tutto il resto è perdonato.

Penso che su questo fervore e i suoi corollari, Pasolini avrebbe – se è lecito immaginare questo gesto in un uomo così dimessamente gentile – sputato sopra. Che, se ne fosse uscito vivo, oggi sarebbe dalla parte del diciassettenne che lo ha ammazzato di botte. Maledicendole, ma con lui. E così fino all'inevitabile, forse prevista e temuta, altra occasione di morte. Ma con lui perché era il mondo, queste le creature della sua vita più vera ("io li conosco questi giovani, davvero, sono parte di me, della mia vita diretta, privata") in cui cercava, ostinatamente, una luce. In loro, non nel mondo d'ordine, che non sono solo i commissariati di polizia...

Qui tornava perché nella sua visione del mondo altre strade non c'erano. La sua denuncia dello "sviluppo", dei valori del consumismo, del profitto, dell'appiattimento da essi indotto in una società preindustriale dove ancora potevano prevalere i rapporti personali, non alienati, non passivamente accolti era – come in genere è in questo filone, che ha esponenti illustri, cattolici e laici – unidimensionale come la società che criticava; era vissuta come fine della storia...

...a questo tipo di "sviluppo" – e chi può opporvisi se non il margine, o un terzo mondo non ancora arrivato a questa soglia? – non avrebbe offerto un'ancora di salvezza. Altrove, salvezze non vedeva, per questo Pasolini tornava, ostinatamente, in borgata e più gli sfuggiva, più vi tornava tormentosamente.
...
Morte accidentale nell'inseguimento di un fantasma, si potrebbe dire. Con soddisfazione per i più, con amarezza per chi di Pasolini aveva stima e rispetto...

È vero che la conformizzazione al suo modello è mostruosa. È vero che essa è così potente, da riflettersi persino in chi la nega; nel 1968, quando scrisse la famosa poesia sugli scontri di Valle Giulia, Pasolini vedeva nello studente il prodotto d'un ceto che può perfino "provare" la rivoluzione, cosa che al poliziotto, figlio di bracciante meridionale, non è permessa; e coglieva una parte di verità. È vero che oggi, e non ieri, si può parlare di aborto, e non solo perché è maturato il movimento femminista, ma la società maschile pensa a "economizzarsi". È vero che scuola dell'obbligo e Tv sono organismi del consenso. È vero che il fascista non è così diverso dal democratico, nei suoi modelli culturali, come era nel 1922.

Vero tutto, e tutto parziale: perché ogni volta che Pasolini toccava con mano queste scomode verità, l'ambiguità del presente, faceva seguire un salto indietro, verso l'umanità non ambigua di "prima", invece che cogliere nello studente, nel femminismo, nella scolarizzazione, nella stessa conformizzazione, il principio d'una sicuramente spuria, ma vitale via d'uscita in avanti.
E questo oggi viene sfruttato, questa è la seconda macchina che passa sul suo corpo. Giacché del valore dirompente, violento, di questa sua "reazione" nulla resta, nella elegia delle prime, seconde e terze pagine che gli sono dedicate. Avrà un funerale borghese, e fra qualche tempo il comune di Roma gli dedicherà una strada.
Lo ammazzeranno meglio, i suoi veri nemici, che non il ragazzo dell'altra sera...

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva