martedì 20 gennaio 2009

La verità a cavallo del muro

Da QUI appuntidalpresente un brano della testimonianza di Ury Avner, fondatore di Gush Shalom sulle ragioni culturali del conflitto israeliano palestinese:

"...Ogni guerra genera paura, odio, sfiducia, pregiudizi, demonizzazioni. A maggior ragione una guerra che dura da generazioni. Ciascuno dei due popoli ha prodotto una sua versione della storia. E tra le due versioni, israeliana e palestinese, non vi è la benché minima somiglianza. Ciò che un bambino israeliano e un bambino palestinese apprendono del conflitto fin dai primi anni di vita - a casa, all’asilo, a scuola, dai mezzi di comunicazione di massa - è del tutto differente.



Com’è possibile riappacificare due popoli stretti nella morsa di due storie contraddittorie e apparentemente inconciliabili?

Sicuramente non attraverso manovre diplomatiche, che possono alleggerire la situazione solo in via temporanea, ma da sole non sono in grado di porre fine al conflitto.

La storia del trattato di Oslo dimostra che un accordo che ignora le radici del conflitto, che affondano delle menti dei due popoli, non è altro che un temporaneo cessate il fuoco.
La pace è uno stato mentale.

Il compito principale il processo di pace è mentale e consiste nel fare in in modo che i due popoli, e ogni individuo al loro interno, vedano la propria storia sotto una nuova luce e, cosa ancora più importante, comprendano la storia dell’altro.
Che interiorizzino il fatto che le due storie non sono altro che le due facce di una stessa medaglia. Si tratta fondamentalmente di una
impresa educativa che, in quanto tale, pone enormi difficoltà, perché i primi a farsene promotori devono essere gli insegnanti, che a loro volta sono imbevuti dell’una o dell’altra visione del mondo.

Lasciate che vi racconti un piccolo aneddoto.
Rachel stava spiegando alla sua classe la storia di Abramo che, a Ebron, compra un pezzo di terra da Efron, suo proprietario, per seppellirvi la moglie Sara. Dapprima Efron si offre di cedergli il terreno gratuitamente e solo dopo molte suppliche propone
un prezzo, 400 sicli d’argento, dicendo: “Che cosa è mai tra me e te?” (Genesi 23).
Rachel spiegò i suoi alunni che è così che si conducono gli affari tra i beduini nel deserto, ancora oggi. Tirare fuori il prezzo subito è considerato da villani: l’oggetto della transazione dev’essere prima offerto come un dono. Così il rapporto commerciale diviene cortese e la vita più civile. Durante l’intervallo Rachel chiese all’insegnante dell’altra sezione come aveva spiegato l’episodio ai suoi alunni.
“Semplice” fu la risposta. “Ho detto che si tratta di un tipico
esempio di ipocrisia araba. Non si può credere a una sola parola di quello che dicono. Prima ti offrono un regalo e poi ti chiedono un prezzo esorbitante!”

Perché la pace sia possibile è necessario cambiare un’intera mentalità".

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