mercoledì 14 gennaio 2009

Furori prossimi venturi



...Un uomo spodestato, una famiglia sul lastrico, un catenaccio rugginoso che scricchiola sullo stradone che conduce nel west. Io ho perso il mio pezzo di terra; me l'ha preso la trattrice.
Sono rovinato, solo, esterrefatto.
E la notte la famiglia s'attenda sulla proda del fosso; e un'altra famiglia rriva e rizza la tenda. I due uomini s'accoccolano sui talloni, e le donne e i bambini stanno ad ascoltare.
Il nodo è qui, o voi che avete paura del mutamento in atto, che tremate all'idea di una rivoluzione! Impedire, impedire dovete a tutti i costi, che i due spodestati s'accoccolino l'uno accanto all'altro. Instillare in ciascuno di loro l'odio reciproco, la paura, la diffidenza. Perchè allora non si tratta più di "Io ho perso il mio pezzo di terra."
La cellula si biparte e genera quel "Noi abbiamo perso il nostro pezzo di terra" che v'illividisce.
Qui è il pericolo: perchè due uomini insieme sono sempre meno perplessi di un individuo solo.
E da questo primo "noi "trae origine un altro, e maggiore, pericolo che è rappresentato dalla somma dei due termini "Ho qualcosa da mangiare" e "Non ho qualcosa da mangiare."
Se il totale dà "Abbiamo qualcosa da mangiare" la valanga s'avvia, il movimento prende una direzione.
Ora basta una piccola moltiplicazione per far sì che questa terra e questa trattrice diventino nostre...

Questo l'obiettivo che dovete bombardare: questa transizione dall'"io" al "noi".

Se voi, che possedete le cose che le masse hanno bisogno assoluto di detenere, poteste rendervi conto di questa realtà, allora sareste in grado di salvarvi...
Ma non ne siete assolutamente capaci. perchè il possesso vi congela in altrettanti "io" e vi aliena il "noi"...


(da "The Grapes of Wrath" di J. Steinbeck)

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