lunedì 16 maggio 2011

Caparezza, uno di...me!

Non siete stato voi


Non siete Stato voi che
parlate di libertà
come si parla di una notte brava dentro
i lupanari.
Non

siete Stato voi che
trascinate la nazione dentro il buio
ma vi divertite a fare i luminari.
Non

siete Stato voi che
siete uomini di
polso forse perché circondati da una
manica di idioti.
Non

siete Stato voi che
sventolate il tricolore come in
curva e tanto basta per sentirvi patrioti.
Non
siete Stato voi né il vostro parlamento
di idolatri pronti a tutto per ricevere
un'udienza.
Non siete Stato voi che
comprate voti con la propaganda ma
non ne pagate mai la conseguenza.
Non
siete Stato voi che stringete tra le
dita il rosario dei sondaggi sperando
che vi rinfranchi.
Non siete Stato
voi che risolvete il dramma dei disoccupati
andando nei salotti a fare i saltimbanchi.
Non
siete Stato voi. Non siete Stato, voi.

Non
siete Stato voi, uomini boia con la
divisa che ammazzate di percosse i
detenuti.
Non siete Stato voi con gli
anfibi sulle facce disarmate prese
a calci come sacchi di rifiuti.
Non
siete Stato voi che mandate i vostri
figli al fronte come una carogna da
una iena che la spolpa.
Non

siete Stato voi che
rimboccate le bandiere sulle
bare per addormentare ogni senso di
colpa.
Non siete Stato voi maledetti
forcaioli impreparati, sempre in cerca
di un nemico per la lotta.
Non siete
Stato voi che brucereste come streghe
gli immigrati salvo venerare quello
nella grotta.
Non siete Stato voi col
busto del duce sugli scrittoi e la
costituzione sotto i piedi.
Non 

siete Stato voi che
meritereste d'essere
estirpati come la malerba dalle vostre
sedi.
Non siete Stato voi. 

Non siete Stato, voi.

Non 

siete Stato voi che
brindate con il sangue di chi tenta
di far luce sulle vostre vite oscure.
Non
siete Stato voi che vorreste dare voce
a quotidiani di partito muti come sepolture.
Non
siete Stato voi che fate leggi su misura
come un paio di mutande a seconda dei
genitali.
Non 

siete Stato voi che trattate
chi vi critica come un randagio a cui
tagliare le corde vocali.
Non siete
Stato voi, servi, che avete noleggiato
costumi da sovrani con soldi immeritati,
siete
voi confratelli di una loggia che poggia
sul valore dei privilegiati
come voi
che i mafiosi li chiamate eroi e che
il corrotto lo chiamate pio
e ciascuno
di voi, implicato in ogni sorta di
reato fissa il magistrato e poi giura
su Dio:
"Non sono stato io". 



Foto in CC di Papisc


Nel corso del Concertone del I maggio dalla platea s'è levato il grido "Caparezza uno di noi".


Nessuna meraviglia.
C'è più lucida analisi politica in questo testo che in tutti i discorsi dei vari "leader" dell'opposizione parlamentare, sempre alle prese col bizantinismo che sembra contraddistinguere qualsiasi loro espressione.


Potrà un cantautore salvare la democrazia italiana?

6 commenti:

wendy ha detto...

...se fossimo un popolo meno anestetizzato, forse potremmo anche aiutarlo...
Al momento però sono decisamente scettica...meno male che almeno c'è qualcuno che gliele canta...

Cirano ha detto...

un cantautore non salverà il paese, ma potrà fare riflettere molti!!!

Baol ha detto...

Bellissima canzone!

Concordo con Cirano

roberto c. ha detto...

Sono scettico come Wendy e
a Cirano e Baol aggiungo solo un:
Speriamo che alla riflessione segua l'azione!

Barbara ha detto...

Caparezza uno di noi.. caparezza uno di.. me.

Il resto è uno schifo, una porcheria via l'altra.
C'è da svegliarsi.

Cmq bello qui. Tornerò

roberto c. ha detto...

@Barbara

Grazie dell'apprezzamento e della condivisione.

A presto

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva