giovedì 25 settembre 2008

Non si uccidono così anche i cavalli?


Prendo in prestito il titolo del romanzo di Horace McCoy da cui fu tratto il bel film di Sidney Pollack per raccontare una storia di questi giorni.
Quella è una storia di recessione economica, gare estenuanti e un premio ad allettare chi, massacrando sè stesso e il proprio compagno, resisterà più a lungo. Finchè in uno stato di semi-incoscienza vedrà compiersi il proprio destino.

Ora provate ad ambientarla nell'italietta del 2008 invece che nell'America della grande depressione. Sostituite alla pista da ballo il tavolo di trattativa, ai ballerini i lavoratori, alla giuria il governo, al comitato di premiazione una dozzina di padroni.
Tramutate infine nella "carotina" di un lavoro a tempo indeterminato l'agognato premio per cui tutti ballano forsennatamente, magari dissennatamente. A volte per rassegnazione: "tengono famiglia".
In altre, animati da dignitosa necessità.

Poi immaginate uno scatto d'orgoglio: una sola coppia smette di ballare, esce all'aperto. I due respirano finalmente dopo l'apnea. Stanno quasi sorridendo... Ma un rumore li costringe a volgere lo sguardo ancora offuscato dal sudore verso l'alto.
Nel cielo romba il volo di un aereo Aliqualcosa e il biglietto nelle loro mani ormai è solo carta straccia.

Foto da http://www.terre.it/gruppo/articoli/800.html

Basquiat: i fantasmi, l'Italia e SAMO




















"Graffiti da asporto" quelli di Basquiat, genio ingenuo che un giorno trovò la notorietà provando a vendere cartoline illustrate a Andy Warhol, che tornano a Roma per la nuova mostra "Fantasmi da cacciare".


Il graffitaro rap costituisce con Jim Morrison, Jimi Hendrix e Janis Joplin un maledetto poker di J dalle vite bruciate a 27 anni.


Il legame tra l'artista newyorkese, con sangue haitiano nelle vene, e l'Italia è storicamente forte.

Il suo esordio avviene, per dirla con Guccini, "tra la via Emilia e il West"con la prima mostra personale allestita nel 1982 a Modena, in contemporanea a quella della Grande Mela.

Ma forse c'è un legame più occulto, una connessione di senso tra l'attuale realtà italiana ed un acronimo.

Quello con il quale l
'inquieto ragazzo di Brooklyn, con sangue haitiano nelle vene, firmava i graffiti disegnati a quattro mani con l'inseparabile amico Al Diaz: SAMO. Ovvero Same Old Shit !

La solita vecchia merda!


Foto da www.flickr.com

domenica 21 settembre 2008

La settimana tra cronaca e letteratura


Strage camorrista a Castel Volturno. Uccisi sei immigrati africani.

"L'assommoir (lo scannatoio)" di E. Zola


Fini prende le distanze dal fascismo: democrazia è sinonimo di antifascismo.

"Le confessioni di un italiano"
di I. Nievo


In sciopero i lavoratori dei Call-Center

"La vita agra"
di L. Bianciardi

Gulp : Fioretti in TV !



Le avevamo
lasciate vincenti sui podi olimpici pechinesi.
Sorriso e medaglie
al collo.
Ora, a distanza di un mese, le ritroviamo all'interno della magic box televisiva, subalterne a chi quella pedana la calca da decenni per affari, per professione o per speculazione politica.

E' questa la parabola delle fiorettiste Vezzali e Granbassi.
L'agognato approdo televisivo si è concretizzato per la prima nel "Porta a Porta" vespiano, caratterizzato da un siparietto smaccatamente servile e piuttosto ambiguo nei confronti del Cavalier Berlusconi.
La seconda, trasformatasi d'incanto in giornalista, secondo quanto annunciato, affiancherà Michele Santoro nella nuova serie di "
Annozero".

Le due al di fuori delle tenzoni schermistiche non avevano finora brillato. Valentina Vezzali si era distinta solo per una richiesta di detassazione dei premi olimpici seppellendo definitivamente il fantasma di De Coubertain. A Margherita Granbassi era invece venuta l'idea, subito imitata, di donare la propria attrezzatura olimpica al Dalai Lama e siamo ancora in attesa che tale decisione stravolga l'ordine internazionale sulla questione Tibetana.

Ora sembrerebbero giocarsi tutto nel passaggio dalla scherma allo schermo.
Anche se all'apparenza tutto si riduce a un semplice cambio di vocale.
Un po' come nel detto "dalle stelle alle stalle"..
.

immagine da www.afnews.info/public/afnews/arc0-2003.html

venerdì 19 settembre 2008

Il silenzio degli innocenti





"Cara redazione, sono Lorena Coletti, mio fratello è una vittima del rogo dell'oleificio Umbria Olii di Campello sul Clitunno.
A giugno 2008 abbiamo avuto una richiesta di risarcimento danni di ben 35 milioni di euro da parte del titolare della Umbria Olii, Giorgio Del Papa. Poi il 3 luglio, 8 giorni prima dell'udienza, che avrebbe deciso se assolverlo o rinviarlo a giudizio, abbiamo avuto la ricusazione del Gup. Siamo a metà settembre, e ancora non si sa, quando dovrà e dove si farà la prossima udienza.
Il 19 di luglio abbiamo organizzato una fiaccolata per non dimenticare i nostri cari morti a Campello. Ho letto una lettera, chiedendo a tutta l'Italia di non abbandonarci, e invece siamo caduti di nuovo nel silenzio. Ora chiedo a che gioco stiamo giocando? A chi è figlio e chi è figliastro?! Non capisco perché il 26 settembre c'è la terza udienza, in nove mesi, per il processo per la strage alla Thyssenkrupp di Torino, mentre dalla strage alla Umbria Olii è passato un anno e dieci mesi, ma ancora non si sa niente. E poi mi si parla di fiducia nella giustizia!
Non vorrei, ma sono sfiduciata, credo che a vincere sono sempre quelli che hanno i soldi. Aggiungo, che, sì è vero che gli operai morti alla Thyssenkrupp sono sette e quelli morti alla Umbria Olii sono quattro, ma alla fine sempre sangue è stato versato. Sangue di padri di famiglia, di mariti che si sono alzati la mattina per guadagnare il "pane quotidiano".
Non credo che sia reato dire, che vogliamo chiarezza e giustizia, e chi ha colpa deve pagare come si merita! Sono passati due anni e non sappiamo niente: quando dobbiamo ancora aspettare? Non vorrei che finisse come il processo per la morte del marito di Franca Mulas, che a gennaio 2009 va in prescrizione.
Chiedo ancora una volta verità e giustizia: mio fratello non avrebbe dovuto morire!! Ieri è stato il suo compleanno, oggi il mio. Scrivo questa lettera, perché penso che è il miglior regalo che posso fare a mio fratello, che non c'è più, e che avrebbe voluto essere fra di noi."
Lorena Coletti
(da Liberazione del 17/9/2008)

domenica 14 settembre 2008

La settimana tra cronaca e letteratura


Il criminale nazista Priebke interviene in videoconferenza al Concorso di Bellezza di Gallinaro (Fr)

"La bella e la bestia" di J. M. Leprince de Beaumont


Consiglio dei Ministri: si al D.D.L. Carfagna sulla prostituzione


"Splendori e miserie delle cortigiane" di H. de Balzac


Presidente Lega Calcio Matarrese: celle allo stadio se necessario

"Febbre a 90°" di N. Hornby


(immagine da http://www.vinton-shellsburg.k12.ia.us)

sabato 13 settembre 2008

Madame de POMPADOUR e le meretrici del terzo stato

La cortigiana si rimirò soddisfatta nello specchio. Era sempre più bella e famosa. E il suo nome, in quei giorni, correva sulla bocca di tutti e soprattutto di tutte. Il sovrano, quell'omuncolo vanitoso, insignificante e tronfio, dietro il sorriso perennemente stampato sul muso incarognito dall'età, pendeva ormai dalle sue labbra. S'era perfino abbandonato a confidenze tutt'altro che riservate sul suo conto e sui particolari della sua "arte amatoria". All'inizio s'era adirata per questo. Poi era tornata a un sano pragmatismo. D'altronde i suoi arditi "servigi amorosi" non le avevano di fatto guadagnato una splendida dimora come il Petit Trianon? Da alcuni addirittura considerata ancor più elegante dell'appartamento della Regina, la "cagnetta a cui aveva sottratto l'osso" e che aveva provato a abbaiare, inascoltata, il suo disappunto. Sapeva chiaramente che, se avesse voluto, avrebbe potuto perfino spingersi a chiedere, ottenendola, la carica di ministro. Ne era spesso tentata.
Le dispiaceva solo che le malelingue popolane accostassero la sua leggiadra bellezza all'orripilante aspetto di quelle donne di malaffare che nelle vie della città, ad ogni ora, vendevano il loro corpo sfatto per poche monete. Le rubavano un moto d'incontenibile orrore quelle carni oscenamente mostrate al desiderio dei clienti. Modesti e volgari anche questi ultimi, li vedeva soddisfare le proprie eccitazioni, con rapporti consumati frettolosamente nel buio e nella sporcizia dei vicoli.
Pensò che era arrivato il momento di rimuovere quel pattume dalle loro nobili viste. L'avrebbe proposto al Re. Lui, ne era certa, l'avrebbe ascoltata. Almeno nel chiuso dei postriboli, anche quelle popolane avrebbero potuto avere l'occasione per un incontro che avrebbe potuto cambiare la loro vita per sempre.
In fondo, non era solo una questione di pari opportunità?

mercoledì 10 settembre 2008

11 settembre: Radio Magallanes 35 anni dopo

Santiago 11 settembre 1973

ore 8.45
"...Non ho inclin
azioni al martirio, sono un combattente sociale che esegue l'incarico che il popolo gli ha affidato. Ma coloro che vogliono far regredire la storia e disconoscere la volontà maggioritaria del Cile sappiano, che pur non essendo un martire, non arretrerò di un passo..."

ore 9.03

"...Il popolo dev
e stare allerta e vigile. Non deve lasciarsi provocare, né deve lasciarsi massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio sforzo una vita degna e migliore..."

ore 9.10

"...Posto in questo frangente storico, pagherò con la vita la mia lealtà al popolo. E vi dico che ho la certezza che il seme che abbiamo affidato alla coscienza onesta di migliaia e migliaia di cileni non potrà essere definitivamente falciato. Hanno le armi, potranno sottometterci, ma i processi sociali non si fermano né con i
l delitto né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli..."



La morte


Sono rinato molte volte, dal fondo
di stelle rovinate, ricostruendo il filo
delle eternità che popolai con le mie mani,
e ora vado a morire, senza nient' altro, con la terra
sopra il mio corpo, destinato a essere terra.

Non ho comprato una porzione di cielo che vendevano
i sacerdoti e non ho accettato le tenebre
che il metafisico fabbricava
per potenti sfaccendati.

Voglio stare nella morte insieme ai poveri
che non ebbero tempo di studiarla,
mentre li bastonavano quelli che hanno
un cielo suddiviso su misura.

Ho la mia morte pronta, come un vestito
che mi aspetta, del colore che amo,
dell'estensione che cercai inutilmente,
della profondità che necessito.

Quando l' amore consumo' la sua materia evidente
e la lotta sgrana i suoi martelli
in altre mani di unita forza,
la morte viene a cancellare le tracce
che costruirono le tue frontiere.

(Pablo Neruda)

ascoltala in lingua originale

lunedì 8 settembre 2008

La settimana tra cronaca e letteratura



CERN di Ginevra: la creazione del buco nero artificiale potrebbe "risucchiare" la Terra.

"Cordiali saluti" di A. Bajani


Ministro Gelmini annuncia: da 2009 maestro unico e migliaia di esuberi tra gli insegnanti.

"Uno nessuno e centomila" di L. Pirandello


Festa Democratica. Parisi rimprovera Veltroni: l'inadeguata opposizione provoca allontanamenti dal PD.

"Fantasmi e fughe" di G. Mozzi

domenica 7 settembre 2008

Storie di ministri, di scuole e di letame

Maria Stella Gelmini è diventata avvocato grazie al praticantato (falso?) e alla residenza (falsa?) in Calabria, cioè nella regione (piuttosto meridionale) che ha il record di promozioni all'esame di procuratore, tanto che una legge dello stato è stata varata appositamente per correggere questa "anomalia"...
Foto di A.Rotoletti

Si, proprio quella Maria Stella Gelmini, Ministro dell'Istruzione, che, solo pochi giorni fa ha affermato che
"...alcune scuole del Sud abbassano la qualità della scuola italiana. In Sicilia, Puglia, Calabria e Basilicata organizzeremo corsi intensivi per gli insegnanti".

La stessa Gelmini che ha presentato nella scorsa legislatura la proposta di legge sul merito, motivandola con la necessità di "agevolare la diffusione e attuazione concreta nella società italiana" di tale valore.


Altri tempi, altre scuole:


"Barbiana, quando arrivai, non mi sembrò una scuola. Né cattedra, né lavagna, né banchi. Solo grandi tavoli intorno a cui si faceva scuola e si mangiava. D’ogni libro c’era una copia sola. I ragazzi gli si stringevano sopra. Si faceva fatica a accorgersi che uno era un po’ più grande e insegnava. Il più vecchio di quei maestri aveva sedici anni. Il più piccolo dodici e mi riempiva di ammirazione. Decisi fin dal primo giorno che avrei insegnato anch’io. La vita era dura anche lassù. Disciplina e scenate da far perdere la voglia di tornare. Però chi era senza basi, lento o svogliato si sentiva il preferito. Veniva accolto come voi accogliete il primo della classe. Sembrava che la scuola fosse tutta solo per lui. Finchè non aveva capito, gli altri non andavano avanti. Non c’era ricreazione. Non era vacanza nemmeno la domenica. Nessuno di noi se ne dava gran pensiero perché il lavoro è peggio. Ma ogni borghese che veniva a visitarci faceva una polemica su questo punto. Un professore disse: “Lei reverendo non ha studiato pedagogia. Polianski dice che lo sport è per il ragazzo una necessità fisiopsico…”.Parlava senza guardarci. Chi insegna pedagogia all’Università, i ragazzi non ha bisogno di guardarli. Li sa tutti a mente come noi si sa le tabelline.
Finalmente andò via e Lucio che aveva 36 mucche nella stalla disse: La scuola sarà sempre meglio della merda!"

(da "Lettera a una professoressa" di Don Milani e Scuola di Barbiana)



L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva