domenica 26 ottobre 2008

L'importanza di chiamarsi Gastone


Diciamocelo pure, Gastone è un tipo piuttosto antipatico.

Sempre elegante come un damerino, se ne va in giro bighellonando per la città, a raccogliere il frutto di una fortuna che rende, negli annali dei "beneficiati dalla dea bendata", il suo fondoschiena di papero il più monumentale fra tutti.

Un mito insomma.

E il mito, si sa, nasconde anche gli evidenti difetti di chi assurge a tanto. Non vi sfugga la sua fannullaggine totale. Finanche più grave di quella di Paperino, l'ozioso paperopolesco per antonomasia che, tra slanci momentanei e costrizioni parentali, trova saltuariamente attività lavorative più o meno serie ma, purtroppo per lui ,sempre poco remunerative...








Si, proprio l'accordo che elargirà la bellezza di 40 euro netti mensili pro capite per i rinnovi contrattuali pubblici, senza garanzie sul recupero del salario accessorio perso (circa dieci volte l'aumento ottenuto) per decine di migliaia di Paperini qualsiasi.
Una somma insufficiente a compensare perfino l'aumento delle bollette.


Aveva ragione Petrolini.
A chiamarsi Gastone si sarebbe potuto almeno optare per il diminuitivo Tone.

Almeno avremmo risparmiato il Gas!




giovedì 23 ottobre 2008

Fragole, sangue e fichi secchi.



Mi è ritornato in mente ieri.
Dopo aver visto (guarda anche tu)
il Nano Cavaliere mostrare, durante la conferenza stampa sulla scuola e la sua pseudo-riforma,
muscoli e italiano sui generis,
novello Bava Beccaris
(rima baciata).



"Fragole e sangue" di S.Hagman è' stato per anni un film-cult anomalo. La storia dell''amore che spinge un giovane, piuttosto scettico e apolitico, a impegnarsi attivamente nelle lotte studentesche alla Columbia University, fu prodotta da una "major" di Hollywood sull'onda del successo di Easy Rider. Dunque un prodotto che nacque addomesticato, ma che anche grazie alla potenza visiva della scena della carica finale della polizia, guadagnò ben presto il favore del pubblico giovane e impegnato, e premi perfino a Cannes.

Però, mi son detto,vuoi mettere le manganellate delle "forze dell'ordine" sulla colonna sonora di "Give peace a chance" cantata da J. Baez con una mattanza nostrana tipo G8 sulle note di gente come Apicella?
Il confronto non reggerebbe, il dramma virerebbe subito in commedia di serie B, all'Alvaro Vitali per intenderci.
E sfiorerebbe addirittura il grottesco d'autore, se alle note dell'ex parcheggiatore napoletano sostituissimo quelle dell'inno "meno male che Silvio c'è..."

Sarebbe comunque una "roba brutta, ma brutta brutta brutta..." come direbbe il Signor Rezzonico, personaggio ticinese di Aldo Giovanni e Giacomo.
Brutta e tragicomica, come i tagli che la Beata Ignoranza tenta di praticare sulle spese per l'istruzione pubblica e universitaria.

Si, tagli e non riforma, come pomposamente chiamano il grembiulino che gli han messo indosso. Per migliorarne l'efficacia didattica, dicono.
.
Ecco la ricetta: meno insegnanti, meno ore d'insegnamento, meno scuole pubbliche!

Un po' come voler festeggiar le nozze con i fichi secchi...


domenica 19 ottobre 2008

La settimana tra cronaca e letteratura

foto da www.ilrichiamo.org

Reazioni contrastanti all'annuncio di Roberto Saviano di voler lasciare l'Italia.
"Malinconia dei leoni"
di P.J. Gutierrez

Scuola: mozione leghista vara le classi "differenziali" per bambini stranieri.

"Pedigree"
di G. Simenon

Roma 500mila persone in piazza con i sindacati di base contro il governo.

"Libera nos a Malo"
di L. Meneghello

sabato 18 ottobre 2008

Cinema e lavoro: gli invisibili sul grande schermo


Il lavoro in tutte le sue declinazioni odierne: industriale e post-industriale, nero o sottopagato, operaio o intellettuale.
E' lui il protagonista di uno straordinario e troppo spesso ignorato festival del Cinema:
Cinema &è lavoro.


Nessuna star che sbarca al Lido tra i flashes dei fotografi, nessun "CertainRegard o Quinzaine des Realisateurs", ma "solo" uno straordinario affresco di quel variegato mondo del lavoro sempre più lontano dal piccolo, invadente schermo della TV e dalla sua persuasione occulta.
E' Terni, la città cresciuta intorno alle sue acciaierie ad ospitarlo da qualche anno...

Una rassegna che, attraverso tutte le angolazioni e i diversi sguardi possibili, ci restituisce la realtà odierna di una parte così importante della nostra vita, da costituire il principio fondante, e troppo spesso colpevolmente ignorato, della nostra Costituzione repubblicana.


" Il lavoro mi piace, mi affascina. Potrei starmene seduto per ore a guardarlo"
J. K. Jerome

"Decise di cambiar vita, di approfittare delle ore del mattino. Si levò alle sei, fece la doccia, si rasò, si vestì, gustò la colazione, fumò un paio di sigarette, si mise al tavolo di lavoro e si svegliò a mezzogiorno"
E. Flaiano

"Eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre"
G. Marx

mercoledì 15 ottobre 2008

Apartheid scolastico: il segregazionismo sotto il grembiulino



Versteckte Kinder (Bambini nascosti) è il titolo di un libro del 1986 a cura di Marina Frigerio e Simone Bugherr.

Narra le storie di migliaia di bambini italiani figli di emigranti in Svizzera.


" Bambini nascosti in casa dai genitori che non avevano il diritto, secondo le rigidissime leggi svizzere, di portare la famiglia a Berna o a Ginevra. Piccoli fatti entrare di straforo e costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi , per anni in un appartamento di periferia. Senza poter ridere, giocare, piangere. Senza poter uscire...Lucia, viveva con i genitori in una stanza di un appartamento abitato da altre famiglie. Quando il padre e la madre andavano al lavoro, la chiudevano dentro a chiave. Uscì fuori per la prima volta quando aveva tredici anni...Anna restò sepolta quattro anni:-Le rare volte che può scendere in cortile non deve parlare con nessuno: sa solo l'italiano e i vicini possono accorgersi della diversità. Non sa cos'è l'altalena. Non riesce a correre perché le manca il fiato. Quando esce dal nascondiglio e può andare a scuola, ha otto anni. La maestra la descrive assente, spesso impaurita. Disegna animali minacciosi di fronte a una piccola bambina.
Trentamila bambini nascosti verso la metà degli anni settanta. Erano così tanti che qua e là, protette in genere da qualche comunità religiosa, esistevano perfino delle scuole clandestine. Elementari. Anche medie."
(da l'Orda di Gian Antonio Stella)


Quando all'inizio degli anni '90 i primi profughi albanesi erano già sbarcati a Brindisi, avevamo ancora in Svizzera almeno un migliaio di figli clandestini.

Pensavo fosse un gran peccato che un simile libro non fosse stato mai tradotto in Italiano.
Oggi dopo l'approvazione della
mozione che introduce il segregazionismo scolastico per i bambini stranieri, sono lieto che non lo sia stato.

Persa irrimediabilmente la speranza che la storia possa loro insegnare alcunché di positivo, bisogna confidare stavolta nella straordinaria ignoranza dei verdastri padani. Perché la degenerazione xenofoba della Lega Nord non si ispiri anche a queste drammatiche storie dell'italica emigrazione per esplicitare ancor meglio un razzismo che è sempre meno paludato.
Un razzismo e una discriminazione etnica ormai sfrontatamente esibiti come principi per il modello di un nuovo ordine italiano.

domenica 12 ottobre 2008

12 Ottobre 1492

Da "La scoperta de l'America"
di C. Pascarella


XXIX -

E quelli? - Quelli? Je successe questa:
Che mentre, lì, frammezzo ar villutello[1]
Cusì arto, p'entrà’ ne la foresta
Rompeveno li rami cor cortello,

Veddero un fregno buffo, co' la testa
Dipinta come fosse un giocarello,
Vestito mezzo ignudo, co' 'na cresta
Tutta formata de penne d'ucello.

Se fermorno. Se fecero coraggio...
- A quell'omo! -- je fecero, - chi sete? –
- Eh, - fece, - chi ho da esse? Sò un servaggio.

E voi antri quaggiù chi ve ce manna? -
- Ah, - je disseero, - voi lo saperete
Quando vedremo er re che ve commanna.-
XXX

E quello, allora, je fece er piacere
De portalli dar re, ch'era un surtano,
Vestito tutto d'oro, co' 'n cimiere
De penne che pareva un musurmano.

E quelli allora, co' bone maniere,
Dice: - Sa? Noi venimo da lontano,
Per cui, - dice, - vorressimo sapere
Si lei siete o nun siete americano. –
- Che dite? - fecce lui, - de dove semo?
Semo de qui, ma come so’ chiamati
'Sti posti, - fece, - noi nu' lo sapemo. -

Ma vedi si in che modo procedeveno!
Te basta a dì che lì c'ereno nati
Ne l'America, e manco lo sapeveno.



XXXI

E figurete allora tutti quelli!
Ner védeli così senza malizia,
Je cominciorno a dì: - Famo amicizia...
Viva la libertà... Semo fratelli...

E intanto l'antri su li navicelli,
Ch'aveveno sentito la notizia,
Capirno che la cosa era propizia,
Sbarcorno tutti giù da li vascelli.


E quelli je sbatteveno le mano:
E quell'antri, lo sai come succede?,
Je daveno la guazza, e a mano a mano

Che veddero che quelli ci abboccaveno,
Che agiveno co' tutta bona fede,
Figurete si come li trattaveno!

XXXII

Li trattaveno come ragazzini;
Pijaveno du' pezzi de specchietti,
'Na manciata de puje[2], du' pezzetti
De vetro, un astuccetto de cerini...

Je diceveno: - Eh? Quanto so’ carini!
- Voler controcambiare vostri oggetti? -
E tutti quanti queli poveretti
Je daveno le spille e l'orecchini.

Figurete! Ce fecero la mozza[3]:
E lì le ceste d'oro, così arte,
Le portaveno via co' la barozza[4].


Eh, me fai ride! Come je le daveno?
Quanno me dichi che da quele parte
Lì li quatrini nu' li carcolaveno!!

XXXIII

Perché er servaggio, lui, core mio bello,
Nun ci ha quatrini; e manco je dispiace:
Ché lì er commercio è come un girarello,
Capischi si comè? Fatte capace:


Io sò 'n servaggio, e me serve un cappello:
Io ci ho 'n abito e so che a te te piace,
Io te do questo, adesso damme quello,
Sbarattamo la roba e semo pace.


E così pe’ li generi più fini,
E così pe’ la roba signorile;

Ma loro nun ce l'hanno li quatrini.
Invece noi che semo una famija
De 'na razza de gente più civile,
Ce l'avemo e er Governo se li pija.


[1] Muschio.[ 2] Gettoni che si usano nel gioco, “fiches”. [3] Vendemmia. [4] Barroccio, carro a due ruote usato per il trasporto dei barili di vino.

mercoledì 8 ottobre 2008

Brunetta fa rima con vignetta. E una risata lo seppellirà!


Dopo le polemiche sull'uso spregiudicato del sito ministeriale per pubblicare vignette nelle quali spesso i pubblici dipendenti venivano messi alla gogna, è ancora una vignetta a far parlare del Ministro dell'innovazione e della pubblica Amministrazione Prof.(nonchè pubblico dipendente) Brunetta.
Stavolta la "vittima" sembra essere proprio l'economista veneziano, ex venditore di "gondolete" e sedicente in odore di Nobel!?

A scatenare il putiferio ha provveduto Mauro Biani con una vignetta che a gran parte dell'Esecutivo proprio non è andata giù.


Il vignettista ha spiegato così la genesi della vignetta.Giudicate voi.



Vauro invece la questione l'ha risolta sul Manifesto del 30/09/2008:


Beh...
chi di vignette ferisce, di vignette perisce!

lunedì 6 ottobre 2008

Harry Potter e i doni della ricchezza


Poniamo il caso che foste disoccupati e con prole a carico. Senza speranze di trovare un nuovo lavoro, e quindi una fonte di sostentamento alternativa al sussidio di disoccupazione.
Vi rivolgereste mai ad un mago, un maghetto nella fattispecie, per cambiare vita?

Beh, memori delle VanneMarchi nostrane, pochi di noi risponderebbero affermativamente...

Ma sbaglierebbero!
J. Rowling era esattamente in quella precaria situazione quando la la Bloosmury acquistò i diritti del primo libro di Harry Potter. E il maghetto non si fece pregare.
Come un tardo e anomalo alchimista tramutò montagne di carta, mattoni di pagine, in oro puro!


Sette Euro al secondo, 240 Milioni di Euro l'anno, sentenzia l'ultima dichiarazione dei redditi della donna più ricca d'Inghilterra.
Non
vi sta venendo per caso un'improvvisa, ma irresistibile, voglia di destreggiarvi con pluffe, quidditch e babbani?

domenica 5 ottobre 2008

Valigie di cartone, razzismi quotidiani e dimenticate profezie

Scorrono le immagini della manifestazione di Caserta contro camorra e razzismi, e le parole del Poeta tornano alla mente...



Profezia di P.P.Pasolini


Era nel mondo un figlio
e un giorno andò in Calabria:
era estate, ed erano
vuote le casupole,

nuove, a pandizucchero,
da fiabe di fate color
della fame. Vuote.
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi

senza terra, di greti senza acqua. Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio
scuoteva paglia nera
come nei sogni profetici:
e la luna color della fame
coltivava terreni

che mai l’estate amò.
Ed era nei tempi del figlio
che questo amore poteva

cominciare, e non cominciò.
Il figlio aveva degli occhi
di paglia bruciata, occhi
senza paura, e vide tutto
ciò che era male: nulla
sapeva dell’agricoltura,
delle riforme, della lotta
sindacale, degli Enti Benefattori,
lui - ma aveva quegli occhi.

Ogni oscuro contadino
aveva abbandonato
quelle sue casupole nuove
come porcili senza porci,
su radure color della fame,
sotto montagnole rotonde
vista dello Jonio profetico.

Tre millenni passarono
non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell’aria malarica
l’attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui ti venerano?
Quasi come un padrone.
Ti porterebbero su

loro antica regione,
frutti e animali, i loro
feticci oscuri, a deporli
con l’orgoglio del rito
nelle tue stanzette novecento,
tra frigorifero e televisione,
attratti dalla tua divinità,
Tu, delle Commissioni Interne,
tu della CGIL, Divinità alleata,
nel sicuro sole del Nord.

Nella loro Terra di razze
diverse, la luna coltiva
una campagna che tu
gli hai procurata inutilmente.

Nella loro Terra di Bestie
Famigliari, la luna
è maestra d’anime che tu
hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall’Africa
e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. Se egli poi non sorride
è perchè la speranza per lui
non fu luce ma razionalità.

E la luce del sentimento
dell’Africa, che d’improvviso
spazza le Calabrie, sia un segno
senza significato, valevole
per i tempi futuri! Ecco:
tu smetterai di lottare
per il salario e armerai
la mano dei Calabresi
.

Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli
di figli,
da Algeri, su navi
a vela e a remi. Sar
anno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno
con sè i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti di stracci
asiatici, e di camicie americane.
Subito i Calabresi diranno,
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!»
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe della Storia Antica
voleranno davanti alle willaye.

Essi sempre umili
Essi sempre deboli
essi sempre timidi
essi sempre infimi
essi sempre colpevoli
essi sempre sudditi
essi sempre piccoli,

essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono
leggi fuori dalla legge,
essi che si adattarono
a un mondo sotto il mondo
essi che credettero
in un Dio servo di Dio,
essi che cantavano
ai massacri dei re,
essi che ballavano
alle guerre borghesi,
essi che pregavano
alle lotte operaie…

… deponendo l’onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l’onore

della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere –
usciranno dal fondo del mare per aggredire - scenderanno
dall’alto del cielo per derubare - e prima di giungere a Parigi
per insegnare la gioia di vivere,
prima di giungere a Londra
per insegnare a essere liberi,
prima di giungere a New York,
per insegnare come si è fratelli
- distruggeranno Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno su come zingari
verso nord-ovest
con le bandiere rosse
di Trotzky al vento…


foto da (rai.it, www.cgilbrianza.it, quarta di copertina de "l'Orda" di G.A. Stella)


L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva