venerdì 24 aprile 2009

Quelli che il 25 Aprile lo festeggiano...


"Ho agito a fin di bene e per un’idea.

Per questo sono sereno e dovete esserlo anche voi."






Mi’ nòn am’ dsgiva:
“al sèèt tè, che mé
san stè in tì partisèèn?”
“nòn, mé ed politica
an capiss mja gninta”- disiva me
“ma infàt ai’n’era mja d’la politica;
a’i eren dì bosc negher
indovv ti stèvi òr e dé e setmèni
con ‘na fèm un bùr e ‘na pòra
e’d mòrìr adòss
comm’ i’ han sulament al bésti”
-am rispondeva lù.




Mio nonno mi diceva
“lo sai tu, che io
sono stato nei partigiani?”
“nonno, io di politica
non capisco niente” – dicevo io
“ma infatti non c’era della politica;
c’erano dei boschi bui
dove stavi ore e giorni e settimane
con una fame un buio e una paura
di morire addosso
come hanno soltanto le bestie”
- mi rispondeva lui.


Da “D’in nciun là”,
di

Cavaliere resistente? Contrordine: inesistente!

Il 25 Aprile 1994, all'indomani del primo mandato da Presidente del Consiglio, fece celebrare messa privata per "tutti" i caduti, nella cappella privata della villa di Arcore.
Nel 1995 annunciò la partecipazione alla manifestazione per raccogliere solo le
contestazioni e gli insulti da sinistra e dall'ex (e ora rinnovato) alleato Umberto Bossi.
Negli anni successivi trascorse la giornata nella villa in Sardegna all'insegna del relax o dell'impegno lavorativo (a seconda che fosse all'opposizione o al governo).
Dal 2003 riprese a rinnovare l'ipotesi di una partecipazione, all'insegna dello slogan "una festa da cambiare", ma poi spedì altri
esponenti di governo a raccogliere fischi nella sua Milano, spesso copiosi come
capitò al ministro Pisanu nel 2005.

Il 24 Aprile 2008 addirittura tentò la boutade revisionista:
«Domani lavoro, lavoro e lavoro, considerandomi in debito con gli italiani che hanno deciso di liberarci dalle dittature che incombono sul nostro paese».
Ora ci riprova.
Provocato dall'opposizione annuncia una possibile partecipazione, sollevando inevitabili reazioni, per ridimensionarla subito dopo. In un generico omaggio a tutti i caduti (attraverso una cerimonia al Monumento al Milite Ignoto) e successiva ennesima passerella pro terremotati forse, in quel di Onna, sede nel 1944 di uno dei numerosissimi eccidi attuati da Nazisti e bande nere in quei ventuno mesi di guerra civile che cambiarono l'Italia, tra il 25 Luglio 1943 e il 25 Aprile 1945.
"Sotto le rosse mura di Parigi era schierato l'esercito di Francia. Carlomagnodoveva passare in rivista i paladini. Già da più di tre ore erano li; faceva caldo; era un pomeriggio di prima estate, un po' coperto, nuvoloso; nelle armature si bolliva come in pentole tenute a fuoco lento. Non è detto che qualcuno in quell'immobile fila di cavalieri già non avesse perso i sensi o non si fosse assopito, ma l'armatura li reggeva impettiti in sella tutti a un modo. D'un tratto, tre squilli di tromba: le piume dei cimieri sussultarono nell'aria ferma come a uno sbuffo di vento, e tacque subito quella specie di mugghio marino che s'era sentito fin qui, ed era, si vede, un russare di guerrieri incupito dalle gole metalliche degli elmi. Finalmente ecco, lo scorsero che avanzava laggiù in fondo, Carlomagno, su un cavallo che pareva più grande del naturale, con la barba sul petto, le mani sul pomo della sella.
Regna e guerreggia, guerreggia e regna, dài e dài, pareva un po' invecchiato, dall'ultima volta che l'avevano visto quei guerrieri."
(da "Il Cavaliere inesistente" di Italo Calvino)

martedì 21 aprile 2009

Z e i colonnelli

21 Aprile 1967, una dittatura militare si instaura nell'Europa mediterranea sulla sponda opposta del Mar Jonio.

E' quella che passerà alla storia come la Dittatura dei Colonnelli.


Alla quale non saranno estranei nemmeno molti neofascisti italiani che tra il '64 e il '70 tenteranno di favorire la nascita di un analogo regime nel nostro paese.


I militari greci tra l'altro proibiranno:


"i capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoj, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trotskij, scioperare, la libertà sindacale, Lurcat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Socrate era omosessuale, l'ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l'enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostojevskij, Cechov, Gorki e tutti i russi, il "chi è?", la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti della pace, e la lettera "Ζ" che vuol dire "è vivo" in greco antico.»

Voce narrante da Z-L'orgia del potere di Costa-Gavras




IL PERCORSO

Tre passi in avanti e tre indietro

di nuovo mille volte lo stesso percorso
Seimila passi
La passeggiata di oggi mi ha stancato
Forse perché misuravo i passi
Ora sto fermo
ma domani comincerò a camminare all’inverso
(La varietà abbellisce la vita!)
E un’altra cosa penso:
se faccio i passi più corti
quattro a quattro potrò misurarli
Sì l’ho pensata bene
Il percorso diventerà più bello…








lunedì 20 aprile 2009

Il Ministro perde la faccina



Lo ammetto.


Il prof.Brunetta non mi è mai stato simpatico.


Forse per quel suo modo di interrompere in modo prepotentemente arrogante qualsiasi argomentazione altrui, nel corso dei dibattiti televisivi e non.
O forse per il modo di autoincensarsi e di ricoprirsi presuntuosamente di meriti (addirittura l'ambizione al Nobel), che la comunità dei suoi pari (gli economisti, non gli ex venditori di gondolette) gli nega.
O ancora semplicemente per quel suo modo furbesco, proprio di tanti italiani più o meno potenti, di trarre vantaggio personale dalle posizioni politiche ricoperte.



Fatto sta, che rifiuto il suo modo di cavalcare le insoddisfazioni dei cittadini utenti della Pubblica Amministrazione, con prese di posizione rozze e sostanzialmente ingiuste , e iniziative tanto demagogiche quanto non risolutive dei problemi (in parte reali) additati come pretesto.





Come il progetto (quanta pomposità per una volgare emoticon) denominato "Mettiamoci la faccia".





E allora leggere che qualcuno ne boicotta con ironia le discutibili iniziative non può non strapparmi un sorriso.

Vedi il fimato http://www.youtube.com/user/RdBCubTv?gl=IT&hl=it

Una soddisfazione piccola piccola. Come una faccina. O come la statura di un ministro.


Foto in CC da http://www.flickr.com/photos/id-iom/

giovedì 16 aprile 2009

Censura sul terremoto

Non suscita ilarità, nè potrebbe farlo, la vignetta di Vauro che è stata considerata "gravemente lesiva dei sentimenti di pietà dei defunti e in contrasto con i doveri e la missione del servizio pubblico".
Provoca solo amarezza, e agli occhi di molte "buone lingue" ha anche il "torto" di far riflettere sulle cause di quella "cronaca di una morte annunciata" che è stato il terremoto dell'Aquila.

È una Televisione ormai diventata "l'osceno del villaggio globale" che snocciola dati di audience sulla pelle dei terremotati (addio Riotta, e senza rimpianti) , che zittisce il volontario intervistato e suo malgrado distolto dai compiti di emergenza, per mandare in onda la pubblicità (vero Sposini?), che assedia i terremotati fin dentro le automobili diventate ricovero notturno di fortuna(Mediaset style), che addirittura ci delizia con servizi sulla protesi odontoiatrica che il Premier in persona avrebbe donato ad un'anziana terremotata dal sorriso "sgangherato"(Minculpop-TG2)...

Eppure in questa televisione trasformata in un rutilante Blob Non-Stop, secondo il neo-direttore Rai Mauro Masi, tra l'altro ex Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'offesa alle vittime sta dunque in quella espressione satirica e non nello sciacallaggio mediatico, non nella strumentale passerella governativa, non nelle infelici battute del premier, non nell'assenza d'inchiesta su situazioni denunciate da alcune vittime , non nel mancato approfondimento sulle reali possibilità di un'azione di prevenzione...


All'ombra

Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajaro
vedo un porco e je dico: - Addio, majale!
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro!
Forse 'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

Trilussa

Nella foto la vignetta "incriminata" tratta da http://www.vauro.net/

venerdì 10 aprile 2009

Nessuna resurrezione per i clandestini


Anche il muro di omertà e d'indifferenza inizia a mostrare le prime crepe.

Le prime e informali ammissioni sull'esistenza di morti "clandestini" nelle case del centro storico dell'Aquila iniziano a filtrare grazie alla cocciutaggine di qualche isolato blogger.

Eppure basterebbe consultare
la lista ufficiale delle vittime pubblicata dal Dipartimento Protezione Civile per farsi venire qualche dubbio: percentuale di stranieri largamente inferiore alla media di coloro che vivono ufficialmente sul territorio nazionale.

Se aggiungiamo a questo che spesso le abitazioni degli immigrati sono quelle più vecchie e fatiscenti sia nei centri storici che nelle zone rurali, il dubbio prende più consistenza.

Rimane una sola certezza: nessuna resurrezione riporterà in vita nè loro, nè le vittime ufficiali già strumentalizzate dai funerali di quello Stato incapace di proteggere dall'irresponsabilità e dal malaffare i propri cittadini.


Sepolcri 2009



Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto

Ma nel cuore
Nessuna croce manca

E’ il mio cuore
Il paese più straziato


G. Ungaretti

1916



giovedì 9 aprile 2009

Terremoto: le voci diverse

"Non ho tempo.
Dietro Miss Kappa c'è Anna Pacifica Colasacco, nata a L'Aquila il 22 luglio 1956 e residente, fino al 6 aprile 2009, in via Costa Masciarelli,8...

Non sono anonima e non lo sono mai stata. Sono disperata, ma lucida..."


Esordisce così in un suo post, per fugare ogni dubbio sulla propria attendibilità, Anna alias MissKappa, una blogger in diretta dal terremoto abruzzese, che prova a raccontare in modo diverso quanto è avvenuto e sta avvenendo a l'Aquila e nei suoi immediati dintorni.

Nei suoi post ci mette in guardia contro l'autoassoluzione dei vertici della Protezione Civile riguardo al mancato preallarme, contro il rischio dello "sciacallaggio" sugli aiuti e sulla minimizzazione di danni e morti da parte dei rapporti ufficiali.

Il coraggio e la libertà sembrano non mancarle, soprattutto in considerazione della vulnerabilità della sua condizione.

Qui il link al blog di MissKappa che garantisce da qualche giorno un contributo indipendente e meno rassicurante nel panorama dell'informazione dal capoluogo abruzzese.


Altra voce dissonante rispetto a quella dei mass-media ufficiali è quella di Byoblu il videoblog di Claudio Messora, che prova a far luce sui morti clandestini, gli stranieri a cui si sarebbero affittati in nero i seminterrati del centro storico e che ora verrebbero ignorati dalle statistiche ufficiali.

Qui il link al post dal videoBlog di ByoBlu.


AGGIORNAMENTO DEL 10.4.2009

Qui l'intervista completa ad Anna gentilmente concessa in CC da Blogosfere, dove si citano le fonti che lascerebbero dubitare del corretto conteggio ufficiale delle vittime.

Nella foto il Cretto di Burri a Gibellina (valle del Belice) concessa in CC da
http://www.flickr.com/photos/lorca/

martedì 7 aprile 2009

La sicurezza dello sciacallo

Ora è il momento del coinvolgimento emotivo, della solidarietà nel lutto e dell'aiuto fattivo.
Ma quando verrà, il momento, e spero presto, della ricostruzione fisica e morale di questa terra e di tante esistenze, dovremo far tesoro anche di queste parole:

Marsica 1915

"Quel che più mi sorprese fu di osservare con quanta naturalezza i paesani accettassero la tremenda catastrofe. In una contrada come la nostra, in cui tante ingiustizie rimanevano impunite, la frequenza dei terremoti appariva un fatto talmente plausibile da non richiedere ulteriori spiegazioni. C'era anzi da stupirsi che i terremoti non capitassero più spesso. Nel terremoto morivano infatti ricchi e poveri, istruiti e analfabeti, autorità e sudditi. Nel terremoto la natura realizzava quello che la legge a parole prometteva e nei fatti non manteneva: l'uguaglianza. Uguaglianza effimera. Passata la paura, la disgrazia collettiva si trasformava in occasione di più larghe ingiustizie.Non è dunque da stupire se quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione edilizia per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli frodi furti camorre truffe malversazioni d'ogni specie cui diede luogo, apparve alla povera gente una calamità assai più penosa del cataclisma naturale. A quel tempo risale l'origine della convinzione popolare che, se l'umanità una buona volta dovrà rimetterci la pelle, non sarà in un terremoto o in una guerra, ma in un dopo-terremoto o in un dopo-guerra."


Ignazio Silone, Uscita di sicurezza, 1949



Foto in CC da http://www.flickr.com/photos/28238241@N00/sets/72157594524918749/

L'accalappiaPOST

La confraternita dell'uva