venerdì 15 aprile 2011

Restiamo umani e il seme germoglierà.

"Restiamo umani"


Era l'esortazione  con la quale Vittorio "Vik" Arrigoni concludeva ogni sua corrispondenza dalla striscia di Gaza.
Vittorio è stato ucciso stanotte in circostanze ancora troppo oscure.


Ma chiaro, immediato e perfettamente intellegibile rimane il messaggio che ci ha lasciato.




Fratelli

Sempre pronte,
di ventriloqui, pance piene,
a dichiarar guerre
che altre bocche già combatterono.

Spinte così,
a scavalcare mari
in colonne di nere formiche
al richiamo delle briciole.

Soggiogati da rinnovata schiavitù
sentirete ruvide lingue,
di sentimenti analfabete,
abbattere smemorate parole,
come cavernicole clave.

Diranno convinte: Io!
Io sono altro da te.
Ci separa il dio che non vedi,
o il bronzo di melanina
sul campo dal sole riarso.

Dubiterete allora di quelle apparenze?
Noi siamo figli della stessa rabbia,
o forse solo della stessa pace.
In fondo, fratelli.

R.Celani

foto concessa in CC di delayed gratification

3 commenti:

Gap ha detto...

Sono così amareggiato che non so quanta umanità e fratellanza potrei esprimere con alcune persone.

St ha detto...

...la cosa più difficile è proprio quella di restare umani pensando che sarà un deserto quello che, forse, vedrà inutilmente germogliare il seme.
Provo rabbia e disillusione.

roberto c. ha detto...

Arrigoni non era un incosciente. Conosceva perfettamente l'ambito in cui quotidianamente si muoveva e anche i suoi rischi. E questo lo rende un esempio di straordinaria coerenza civile.
L'unico modo per rendergli l'onore umano che merita è quello di fare chiarezza sulle circostanze e le responsabilità della sua morte, senza perdere la speranza che lui con la sua esperienza ha contribuito a costruire.

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